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Le Domenicane di Santa Maria del Rosario festeggiano 125 anni di vita

 

L’8 settembre 2020 le Domenicane di Santa Maria del Rosario compiono 125 anni! Il fondatore, il Servo di Dio Didaco Bessi, Pievano di San Pietro a Iolo, ha lasciato un manoscritto in cui racconta, in terza persona, l’apertura dell’Istituto:

Già il Sig. Pievano da tre anni aveva preso sotto la sua direzione spirituale la giovine Iginia Puggelli di Domizio di Iolo, la quale, sentendosi per divina Ispirazione chiamata allo Stato religioso, unita al suo Direttore, si sentiva chiamata a far parte del nuovo Istituto di Carità. A Lei si unirono le giovani Lenzi Severina di Ferdinando, Boretti Giuseppa di Paris, Martini Leontina di Salvadore.

La sera del dì 8 Settembre 1895, giorno consacrato alla Natività della B.M.V., alle ore 9, il Pievano benedì solennemente l’Immagine della Beatissima Maria Vergine del SS. Rosario detta di Pompei (Immagine regalata dal P. Luigi Bogani da Iolo Missionario apostolico del Ritiro dell’Incontro), e Immagine venuta direttamente da Pompei, e che aveva toccato il Quadro della Taumaturga Immagine del Santuario di Pompei, e vestito di Cotta, Batolo, Stola, accompagnato dalle dette giovani, che avevano la Candela, processionalmente portò l’Immagine della Madonna nella stanza destinata per la Cappella, e la collocò sopra l’altare, e così successe l’apertura dell’Istituto.

Fino dalla sera del dì 8 Settembre 1895, le ricordate giovani cominciarono a condurre insieme Vita Religiosa Comune, e ad osservare il Regolamento, che loro avea tralciato il Pievano. L’Istituto fu posto sotto la validissima protezione della Beatissima Maria Vergine del SS. Rosario, professando la Regola del Terz’Ordine di S. Domenico. A Superiora del detto Istituto fu posta per le sue speciali qualità morali, Iginia Puggelli, la quale poi fu confermata Superiora a vita nel Regolamento approvato da Sua Eccellenza Rev.ma Monsignor Marcello Mazzanti Vescovo di Pistoia e Prato.

Don Didaco continua il suo racconto ricordando che subito le giovani iniziarono la scuola per le bambine povere e dopo qualche mese cominciarono ad accogliere alcune orfanelle. I primi 5 anni di vita dell’Istituto erano un tempo di prova richiesto dal vescovo, che nel 1900 approvò definitivamente sia l’Istituto che il suo regolamento, così che le prime giovani poterono iniziare il noviziato e quindi fare la professione religiosa. Con il tempo altre si aggiunsero e i parroci delle parrocchie vicine (Tavola e san Michele Agliana) chiesero a don Didaco l’aiuto di alcune di loro per la catechesi.

Da quei primi anni, sicuramente carichi di entusiasmo, ma in mezzo a grandi difficoltà sociali ed economiche, le suore di Iolo hanno fatto molta strada… Un anno di svolta fondamentale fu certamente il 1941, quando arrivarono a Iolo alcune suore domenicane provenienti dal convento della Castellina (Parma) a seguito della sua chiusura. Erano 7: 4 giunsero a Iolo e tra queste c’era anche sr. Rosa, che ancora oggi tanti a Prato ricordano come madre Rosa; .le altre 3 iniziarono una nuova comunità, legata al Fabbricone, dedicata al Cuore Immacolato di Maria. C’era la guerra e le suore organizzarono a Iolo e a Prato, in palazzo vescovile, due mense per i poveri. Solo a Iolo erano circa 300 le persone, donne e bambini, che la frequentavano. M. Rosa, finita la guerra, avviò a Iolo lo “stanzone” per il cucito e il rammendo, insegnando così un mestiere a tante giovani donne. Nel frattempo, vista la crescita dell’Istituto, il vescovo De Bernardi lo riconobbe di diritto diocesano il 21 novembre 1949.

Il 10 ottobre 1959, con decreto del Maestro generale fr. Michele Browne, l’Istituto è affiliato ufficialmente all’Ordine Domenicano. Con decreto della S. Sede datato 7 ottobre 1962, l’Istituto ottiene anche il riconoscimento “di diritto pontificio”.

L’Istituto continuò a crescere, M. Rosa, donna di grande fede e carisma, lo guidò in nuove esperienze. Il 16 marzo 1969 è un’altra data di fondamentale importanza: arrivano a Iolo le prime venti aspiranti indiane. A seguito di un incontro a Roma con un sacerdote indiano, che poi diverrà vescovo di Cochin, Joseph Kureethara, madre Rosa si accorda per accogliere dieci giovani provenienti da Cochin, per farle studiare e vagliarne la vocazione alla vita religiosa. Altrettante sarebbero venute in Italia per andare nell’Istituto delle Sorelle Apostole della Consolata, di Scandicci. All’arrivo delle venti ragazze però l’Istituto fiorentino non ha il permesso di accogliere la sua parte, così che viene chiesto a madre Rosa di accoglierle tutte e venti. Facendo appello alla generosità del popolo di Iolo, tutte vengono accolte e sistemate dignitosamente e inizia così l’apertura dell’Istituto di Iolo alla missione.

Preceduta dall’apertura di una nuova comunità a Cagliari, il 10 dicembre 1977 è il giorno dell’inaugurazione della prima casa di missione, il Rosary Convent, a Cochin, in India. La comunità ospita un dispensario, per l’aiuto ai poveri, e una scuola, la St. Dominic School, che con gli anni si sviluppa fino a ospitare, oggi, tutte le classi previste dal sistema scolastico indiano, dalla materna all’ultimo anno prima dell’università (XII classe).

Da quel primo, fondamentale, passo, l’indole missionaria dell’Istituto porta la suore a raggiungere altre mete: la Polonia nel 1989, l’Ecuador nel 1991, la Romania nel 2001, le Filippine nel 2009, l’Indonesia nel 2016, i primi passi in Vietnam nel 2020.

 

Oggi le comunità nel mondo sono 30, di cui 13 in Europa e altrettante in cinque diversi stati indiani, due in Ecuador e due nel sud-est asiatico. Ogni comunità, a partire dall’attenzione agli ultimi e dalla promozione della dignità della persona, che è impronta del carisma di fondazione, opera nel contesto locale attraverso scuole e attività diverse di accoglienza per bambini, donne, anziani, malati, poveri.

La fondazione aveva mosso i suoi primi passi in un’assoluta povertà materiale, confidando però con fermezza nella Provvidenza di Dio, che don Didaco Bessi definiva come una banca che non fallisce mai, con il caratteristico totale affidamento alla volontà di Dio, alla sua presenza di Padre buono e provvidente che mai abbandona i suoi figli che confidano in Lui. Questo atteggiamento di fiducia è particolarmente significativo nei primi decenni di vita della nuova fondazione, perché il contesto era di grande povertà e dunque era necessaria grande fede e grande speranza per confidare nell’aiuto provvidenziale. Ma si tratta di un elemento che è rimasto da sempre nel DNA dell’Istituto di Iolo, che da 125 anni continua a sorreggersi sulla generosità di una Provvidenza che davvero non viene mai a mancare.

Dovunque si trovino a operare nel mondo, le suore guardano al futuro con il desiderio di continuare a scegliere i poveri e trasmettere loro la gioia dell’appartenere a Cristo, certe che in loro incontrano il volto del Signore.

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