{"id":10960,"date":"2022-11-26T17:24:51","date_gmt":"2022-11-26T16:24:51","guid":{"rendered":"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/?p=10960"},"modified":"2023-05-28T14:52:39","modified_gmt":"2023-05-28T12:52:39","slug":"delle-tre-venute-di-gesu-cristo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/delle-tre-venute-di-gesu-cristo\/","title":{"rendered":"Delle tre venute di Ges\u00f9 Cristo"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">Dai <em>Discorsi<\/em> del Servo del Dio Didaco Bessi<\/p>\n<h3 class=\"western\" align=\"justify\"><a name=\"__RefHeading___Toc137553770\"><\/a> Delle tre venute di Ges\u00f9 Cristo<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/sup><\/h3>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lantern-3385330_1920-e1606599724254.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-8195 alignright\" src=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lantern-3385330_1920-e1606599724254-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"442\" height=\"249\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lantern-3385330_1920-e1606599724254-300x169.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lantern-3385330_1920-e1606599724254-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lantern-3385330_1920-e1606599724254-768x432.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lantern-3385330_1920-e1606599724254-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/lantern-3385330_1920-e1606599724254.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 442px) 100vw, 442px\" \/><\/a>Il grande avvento della umanit\u00e0 caduta e riparabile si stende per oltre a quattromila anni; che tanti ne corrono dalla creazione alla redenzione; dal tempo in cui l\u2019uomo fu tratto dal nulla, al tempo in cui quest\u2019uomo fu tratto da un profondo pi\u00f9 desolato del nulla, dal peccato. E questo tratto lunghissimo di tempo, la cui storia \u00e8 registrata a caratteri divini dal dito stesso di Dio, ne\u2019 libri dell\u2019antico Testamento, fu una continua espettazione un continuo sospiro verso il promesso e l\u2019aspettato riparatore. Una speranza un desiderio s\u00ec lungo sarebbe stato troppo doloroso ai padri nostri, se la divina Bont\u00e0 non gli avesse confortati con ripetute promesse, per bocca dei profeti, e con vive figure, che lasciassero vedere almeno in ombra il desiderato. Cos\u00ec Dio rianimava i cuori e gli sanava colla fede in Colui che dovea venire. Le promesse e le profezie cominciarono subito dopo il peccato di Adamo. Anzi Adamo stesso \u00e8 ravvisato da S. Paolo e dai Padri della Chiesa come una figura di Ges\u00f9 Cristo, il quale non isdegn\u00f2 di esser chiamato l\u2019Adamo secondo. Ed invero Egli \u00e8 il nuovo Adamo, non solo per contrapposto delle opere, le quali furono di morte nel primo, e di vita nel secondo, ma altres\u00ec per somiglianza di dignit\u00e0, perch\u00e9 come il primo fu capo e principio dell\u2019uman genere per la generazione carnale, cos\u00ec Cristo \u00e8 capo e principio degli uomini per la generazione spirituale. Che pi\u00f9? Eva stessa, prima fonte del male, reca nella scrittura un riguardo profetico alla Redenzione. Imperocch\u00e9 \u00e8 chiamata da Dio <u>Madre dei viventi<\/u>. Ma come dei viventi? esclama<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/sup> S. Ilario. Non dovea dirsi piuttosto <u>dei morti<\/u>, essendoche non avrebbe partorito che morti alla grazia? Ma quando Dio cos\u00ec la chiamava non mirava a Lei, ma alla seconda Eva, a Maria. Come a Maria mirava in quelle parole al serpente, Ella schiaccer\u00e0 il tuo capo; parole che ben a ragione furono dette il <u>primo Vangelo<\/u>. Oh bont\u00e0 di Dio! quasi nell\u2019atto stesso che l\u2019uomo a Lui si ribellava, prometteva il perdono, e gli faceva vedere nella lontananza de\u2019 tempi il riparatore. Da quel punto non cessarono mai pi\u00f9 le promesse fino al loro compimento. Tutti quei quattromila anni furono una continuata profezia, una serie non interrotta di figure. Ma quello che i Padri nostri aspettavano, noi lo possediamo. Ma la fede la carit\u00e0 nostra somiglia essa quella dei Padri nostri? Dovrebbe infinitamente superarla, s\u2019egli \u00e8 vero, com\u2019\u00e8 certissimo, che il possedimento del benefizio, \u00e8 felicit\u00e0 infinitamente pi\u00f9 grande della sua promessa. Su via, Revd\u0113 Madri, scotiamoci dal nostro torpore. <u>Tempus est jam nos de somno surgere<\/u>. E poich\u00e9 la Chiesa c\u2019invita a considerare tre diverse venute di Ges\u00f9 Cristo, uniformiamoci al suo spirito, e consideriamo 1\u00b0 Ges\u00f9 Cristo venuto nel mondo per rinnovarlo. 2\u00b0 Ges\u00f9 Cristo venuto nelle anime colla sua grazia, per dimorarvi e santificarle 3\u00b0 Ges\u00f9 Cristo che di nuovo verr\u00e0 nel mondo alla fine dei secoli, per giudicarlo.<\/p>\n<p align=\"justify\">1. Ges\u00f9 Cristo venne a rinnuovare il mondo. E che cos\u2019era il mondo prima della sua venuta? Un abisso di miseria. Io non vi descriver\u00f2 le abominazioni a cui si erano abbandonati gli uomini anche pi\u00f9 dotti; dir\u00f2 solo della ignoranza in cui essi erano prima di Ges\u00f9 Cristo intorno ai punti pi\u00f9 capitali della loro salute; ignoranza che si ravvisa in quelli pure che avevano pi\u00f9 nome di sapienti. Chi avesse domandato a quei gran filosofi: che cos\u2019\u00e8 questo Universo? chi lo ha cos\u00ec costituito? V\u2019\u00e8 una potenza che lo ha tratto all\u2019esistenza? Una mente che lo governa? Una mano che lo sostiene? E l\u2019uomo che cos\u2019\u00e8? donde viene? dove va? qual \u00e8 il suo principio? quale il suo fine? che dee credere? che dee fare? Che cos\u2019\u00e8 la vita, e come dee conformarsi? Che cos\u2019\u00e8 la morte? \u00e8 il fine di tutto, o il principio di tutto? Di l\u00e0 da quella poca terra ammucchiata che si chiama sepolcro v\u2019ha egli altro? Chi facesse ora queste domande a un fanciullino che fosse di poco oltre gli anni della ragione, risponderebbe con prontezza, con sicurezza, e senza esitare un momento. E chi le avesse fatte a quei gran sapienti dell\u2019antichit\u00e0, che si facevan chiamare filosofi, avrebbero detto di non saperne nulla. E questa sarebbe stata la risposta men cattiva che avrebbero potuto dare. Perch\u00e9 quelli che su questi punti pretesero di dire qualche cosa, o dissero cose molto incerte e piene di oscurit\u00e0, o dissero errori cos\u00ec sformati da muovere il riso e la compassione. Eppure il conoscere con certezza la verit\u00e0 di quei punti importava tanto, che senza una tal conoscenza era impossibile all\u2019uomo conseguire il suo ultimo fine, a cui si sentiva formato, cio\u00e8 la felicit\u00e0. Ben \u00e8 vero che Dio tra tutti i popoli se ne prescelse uno e lo fece depositario e custode della sua verit\u00e0. Ed \u00e8 quel popolo stesso a cui furono fatte tante promesse del riparatore. Ma anche questo popolo come ci si presenta di dura cervice nella Scrittura Santa! Come materiale! Come inchinevole all\u2019idolatria! come pronto a mormorare di Dio, sebbene ricolmo a ogni tratto de\u2019 suoi benefizi. Dio lo governava colla sua stessa voce: lo faceva camminare di continuo in mezzo ai prodigi della sua bont\u00e0 e della sua potenza. Eppure quante volte nelle sacre pagine lo vediamo prevaricatore? Tanto prevaricatore da anteporre a Dio un vitello d\u2019oro! tanto stolto da sentir nausea della manna e da sospirare le cipolle d\u2019Egitto. E non aveva egli stesso bisogno di essere rinnuovato? E\u2019 vero che la luce di Ges\u00f9 Cristo venturo si rifletteva sopra lui, ma il sole stesso che mandava da lungi quella luce non era ancor sorto a diffondere la vita. E frattanto qual\u2019era la sorte degli uomini prima di questa venuta? Ahime! Schiavi del demonio pel peccato del primo padre, privi di quella grazia da cui Adamo scadde miseramente, trascinati nelle abominazioni del senso, e nella ignoranza della mente, popolavano dopo la morte il regno del demonio. E\u2019 vero che l\u2019Agnello essendo stato ucciso fin dalla origine del mondo, chi avesse voluto sfuggire la dannazione poteva, osservando quella legge che Dio ha stampato in tutti i cuori: e ne abbiamo esempio in Giobbe che sebbene non appartenesse al popolo eletto, visse innocente e merit\u00f2 la divina predilezione: e ancora ne abbiamo esempio in quel Cornelio Centurione, che sebben gentile, ebbe grazia da Dio. Ma quanto era difficile! E\u2019 vero altresi che la fede in Ges\u00f9 Cristo venturo dava la salute: ma finch\u00e8 non fosse venuto e non avesse consumata sulla Croce la grande opera, i giusti dell\u2019antico patto non potevano salire alla immortale beatitudine della visione di Dio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ecco dunque che cos\u2019era il mondo prima della venuta di Ges\u00f9 Cristo. E dopo la sua venuta che cos\u2019\u00e8? Qual\u2019\u00e8 la condizione dell\u2019uomo? Basta una parola per definirlo pienamente. Per Ges\u00f9 Cristo la condizione dell\u2019uomo \u00e8, rispetto al suo fine ultimo quale appunto era quella di Adamo innocente. Che cos\u2019era che rendeva felice Adamo in quello stato? la grazia santificante che lo rendeva grato a Dio, figliuolo adottivo di Dio, partecipe della divina natura, e idoneo a godere Dio faccia a faccia eternamente. Ebbene quella prodigiosa grazia, della quale Adamo fece gitto dandosi al demonio, Ges\u00f9 Cristo \u00e8 venuto nel mondo a restituircela pienamente. Dio Redentore ha restituito all\u2019uomo quella grandezza, quella dignit\u00e0, quella eccellenza, quel fine beatissimo, che Dio Creatore aveva dato a Adamo, e che Adamo per la sua mala volont\u00e0 ebbe perduto. Ella \u00e8 precisamente quella stessa grazia. Sennonch\u00e8 nella Redenzione Dio ha fatto ben pi\u00f9 che nella Creazione. Nella Creazione se l\u2019uomo non era degno di ricevere quel prezioso ornamento, non era neanche indegno, perch\u00e9 non aveva ancora peccato. Ma nella redenzione quell\u2019ornamento \u00e8 dato all\u2019uomo peccatore, all\u2019uomo nemico di Dio. Nella creazione Dio dando la grazia infuse nell\u2019uomo un elemento divino. Ma nella Redenzione, non solo un elemento divino, ma l\u2019Unigenito suo stesso gli ha dato che \u00e8 Dio come Lui, e d\u2019una stessa sostanza con Lui. <u>Proprio filio suo non pepercit, sed pro nobis tradidit illum<\/u>. Onde nella Redenzione abbiamo pi\u00f9 guadagnato per Ges\u00f9 Cristo, di quello che non avessimo perduto per Adamo. Per\u00f2 la Chiesa non ha difficolt\u00e0 di cantare nei sacri ufficii del Sabato Santo \u201c<u>O felix culpa, quae tantum et talem meruit habere Redemptorem<\/u>\u201d. Oh colpa felice che merit\u00f2 di avere un s\u00ec grande Redentore.<\/p>\n<p align=\"justify\">2. Ges\u00f9 Cristo non solo venne nel mondo, ma venne altres\u00ec nelle anime, e venne con quel tesoro che ora ho ricordato; colla grazia. Chi questo tesoro possiede ha veramente in s\u00e8 Ges\u00f9 Cristo \u201c<u>Vivo jam non ego, vivit vero in me Christus<\/u>\u201d. E con Ges\u00f9 Cristo ha in s\u00e9 il Padre, e col Padre il Santo Divino Spirito. Perch\u00e9 le Persone divine della Triade Augusta sono distinte, ma non divise, e l\u2019una \u00e8 nell\u2019altra, e dov\u2019\u00e8 l\u2019una \u00e8 l\u2019altra. Per\u00f2 dell\u2019anima che \u00e8 in grazia dice Dio \u201c<u>Veniemus in eam et mansionem apud Deum facemus<\/u>\u201d. Verremo in quell\u2019anima e in essa stabiliremo la nostra dimora. Ecco come l\u2019anima rivestita della grazia santificante diviene come tempio della Santissima Trinit\u00e0. Chi possiede Ges\u00f9 Cristo, possiede anche il Padre, <u>Pater in me est et ego in Patre<\/u>, dice Cristo stesso: e possiede altres\u00ec lo Spirito Santo, perch\u00e9 la carit\u00e0 viene infusa ne\u2019 nostri cuori per lo Spirito Santo che ci \u00e8 donato. <span lang=\"fr-FR\"><u>Charitas diffusa est in cordibus nostris per Spiritum Sanctum, qui datus est nobis<\/u><\/span><span lang=\"fr-FR\">. <\/span>O anima grata a Dio, quanta non \u00e8 mai la tua ricchezza! la tua bellezza! tu sei un Paradiso! e cominci fin di qu\u00e0 a goderne la beatitudine! O anima felice! come non devi tu essere gelosa custode di questo prezioso tesoro della grazia che il tuo Ges\u00f9 \u00e8 venuto a portarti colla sua ineffabile incarnazione! Paragona quello che sei con quello che eri prima della redenzione! Qual differenza! Allora albergavi l\u2019odio, ora alberghi l\u2019amore; allora eri il ricetto del demonio, ora sei il tabernacolo di Dio, allora eri un oggetto di dannazione, ora sei un oggetto di gloria. Quanta non deve mai essere la tua premura, la tua operosit\u00e0, la tua diligenza per non perdere codesto felice stato! Imperciocch\u00e9 se tu lo perdessi, come potresti sperare che Dio ti rialzasse di nuovo, e che volesse renderti il tesoro perduto? Ah! che questa premura dovrebbe pur essere di tutte le anime ricomprate col sangue di Cristo<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/sup>. Ma quante son quelle che fanno stima della grazia? Quante per contrario non sono quelle che per ogni lieve cagione la ributtano da s\u00e9 e la pospongono a ogni pi\u00f9 vile soddisfazione? Tal\u2019\u00e8 la cecit\u00e0 dell\u2019uomo. E tuttavia se quest\u2019uomo, torna a penitenza, Ges\u00f9 \u00e8 cos\u00ec buono e cos\u00ec placabile che quante volte il peccatore si pente, tante egli torna ad abitare nell\u2019anima sua colla grazia! Donde si vede che questa seconda venuta nelle anime non si effettu\u00f2 una volta solamente, come la venuta nel mondo; ma bens\u00ec ella si effettua ogni giorno, ogni istante, ogni volta insomma che nel tribunale della penitenza il Sacerdote alza la mano per proferire quelle preziose parole \u201cIo ti assolvo\u201d. Oh bont\u00e0 infinita! Oh ineffabile amore!<\/p>\n<p align=\"justify\">Fin qui io vi ho parlato della grazia interiore che trasforma ed eleva l\u2019anima al consorzio di Dio, che \u00e8 la pi\u00f9 preziosa. N\u00e9 v\u2019ho detto nulla dell\u2019aumento di cui questa stessa grazia \u00e8 suscettiva fino al punto che si vede nella vita maravigliosa dei Santi. Ella pu\u00f2 giungere fino al segno di unire si strettamente l\u2019anima a Dio, da restare come inabissata nella sua luce, e da riceverne come la partecipazione de\u2019suoi attributi, della potenza ne\u2019 miracoli, della chiarezza colla penetrazione dei divini misteri, della beatitudine coi rapimenti e colle estasi. Questa grazia interiore, com\u2019io diceva, \u00e8 la pi\u00f9 preziosa di tutte, s\u00ec per la sua essenza, s\u00ec pei maravigliosi aumenti che pu\u00f2 ricevere. Ma per\u00f2 saranno meno apprezzabili le grazie esteriori che Ges\u00f9 Cristo \u00e8 venuto a portarci? Che diremo della grazia della sua dottrina, colla quale ha illuminato il mondo, rivelando i tesori delle sue verit\u00e0, alle quali la inferma nostra ragione non avrebbe potuto arrivar mai. Voi, o Revd\u0113 Madri, lo avete sentito poc\u2019anzi che cosa fecero e che cosa seppero que\u2019 famosi sapienti dell\u2019antichit\u00e0, privi di questo lume. Andarono di errore in errore avvolgendosi in tenebre sempre pi\u00f9 fitte e desolate. Ma ora merc\u00e8 dell\u2019insegnamento di Ges\u00f9 Cristo, un fanciullo, un bifolco, una donnicciuola sa pi\u00f9 e meglio intorno alle grandi verit\u00e0 che riguardano il fine dell\u2019uomo, che non seppero i pi\u00f9 famosi filosofi del tempo antico. Ecco gli ineffabili benefizi della venuta di Ges\u00f9 Cristo nel mondo, venuta che i Padri nostri ebbero tanto a sospirare, benefizio grande che noi ora possediamo, redenzione che noi non aspettiamo ma che ne godiamo gli immensi frutti. Quanto superiori non siamo ai nostri Padri! E non dovremmo essere altres\u00ec superiori nel fervore dello spirito, e nella riconoscenza del cuore verso Dio e il suo divino Unigenito da cui abbiamo ricevuto tanto bene? Certo dovremmo. Ma esaminiamo noi stessi e vediamo se la cosa stia cos\u00ec nel fondo del nostro cuore. Quanto non manchiamo noi verso Ges\u00f9! Non parlo di chi mortalmente l\u2019offende, di chi rigetta assolutamente la sua grazia, perch\u00e9 questo non \u00e8 il luogo. Ma parlo di quella corrispondenza che dovremmo prestargli con tutta l\u2019anima con tutto il cuore con tutte le forze. Chi \u00e8 che non abbia a rimproverarsi su questo punto? chi \u00e8 che possa credere d\u2019aver corrisposto e di corrispondere a Ges\u00f9 redentore come si deve, se anche i pi\u00f9 gran santi, se anche gli Apostoli stessi, dopo aver tanto faticato, ebbero a dire dal fondo del cuore \u201c<u>servi inutiles sumus<\/u>\u201d servi inutili siam noi! E noi che dovremmo dire? Oh, Reverende Madri, chiediamo a Ges\u00f9 questa piena gratitudine, questa perfetta corrispondenza ai suoi ineffabili benefizi. Dico perfetta quanto \u00e8 dato alle nostre meschinissime capacit\u00e0! Dico ancora che chiediamo, perch\u00e9 che cosa mai potremmo levare dal nostro fondo, se non miseria di peccato? Nulla possiamo fare in ordine al fine e alla vita soprannaturale, se non ci \u00e8 dato da Dio. Chiediamo dunque, preghiamo, scongiuriamo nelli assidui gemiti dell\u2019anima la grazia di poter corrispondere degnamente alla divina carit\u00e0. Affrettiamoci ora che \u00e8 tempo: ora che possiamo tutto fare, tutto ottenere dal Redentore nostro amorosissimo. Affrettiamoci, perch\u00e9 egli \u00e8 per venire l\u2019ultima volta: non pi\u00f9 come Redentore, ma come Giudice, non pi\u00f9 amabile, paziente, benigno, ma severo e inesorabile. (&#8230;) Scuotiamoci da un torpore che potrebbe facilmente cambiarsi nella eterna immobilit\u00e0 della morte. <span lang=\"pt-PT\"><u>Tempus est jam nos de somno surgere: abiiciamus opera tenebrarum et induamur arma lucis<\/u><\/span><span lang=\"pt-PT\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Non vi ha rimprovero che meglio convenga alla maggior parte di noi Cristiani di quello di essere accusati come dormiglioni. Ed invero come potrebbe spiegarsi quella indolenza che ispira un certo disgusto delle cose di Dio? quella illusione, colla quale ci abbandoniamo a una continua dissipazione? E\u2019 un sonno che indebolisce l\u2019anima del cristiano, e noi dobbiamo far di tutto per non rimanere immersi in questo sonno fatale. Noi, o Revd\u0113 Madri, abbiamo scelto uno stato pi\u00f9 perfetto, dunque bisogna vegliare, per non mancare alla promesse che abbiamo fatte a Dio. L\u2019obbligo nostro \u00e8 quello di vivere in Dio per Ges\u00f9 Cristo. E vivere in Dio vuol dire farne l\u2019oggetto del nostro amore, e l\u2019ultimo fine di ogni opera nostra; detestare tutto ci\u00f2 che la legge divina proibisce, e praticare tutto ci\u00f2 che essa comanda; prender per regola quei principii immutabili di santit\u00e0, di giustizia e di bont\u00e0, che derivano dall\u2019essenza di Dio; rendere al suo santo nome, coi pensieri, colle parole e colle opere, gli omaggi che Egli ha diritto di esigere da noi; in una parola tendere a quella perfezione proporzionata alla fragilit\u00e0 della nostra natura. Ecco che cosa vuol dire vivere in Dio. Viver per Ges\u00f9 Cristo significa, prenderlo per modello, seguire il suo Vangelo, attender tutto dalla sua grazia, e questa domandarla continuamente colla preghiera, attirarla colla pratica della virt\u00f9 dell\u2019umilt\u00e0, conservarla colla vigilanza, aumentarla colla freguenza dei Santissimi Sacramenti. Cos\u00ec operando noi vivremo in Dio per Ges\u00f9 Cristo, e per i meriti di Ges\u00f9 Cristo regneremo in Dio nei secoli dei secoli.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Ad <i>S. Domenico 87,&nbsp; S. Pietro 88, <\/i>As <i>Salesiane 92<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Le <i>sclama<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Le <i>Christo<\/i><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Dai Discorsi del Servo del Dio Didaco Bessi Delle tre venute di Ges\u00f9 Cristo1 Il grande avvento della umanit\u00e0 caduta e riparabile si stende per oltre a quattromila anni; che tanti ne corrono dalla creazione alla redenzione; dal tempo in cui l\u2019uomo fu tratto dal nulla, al tempo in cui quest\u2019uomo fu tratto da un profondo pi\u00f9 desolato del nulla, dal peccato. E questo tratto lunghissimo di tempo, la cui storia \u00e8 registrata a caratteri divini dal dito stesso di Dio, ne\u2019 libri dell\u2019antico Testamento, fu una continua espettazione un continuo sospiro verso il promesso e l\u2019aspettato riparatore. Una speranza un desiderio s\u00ec lungo sarebbe stato troppo doloroso ai padri nostri, se la divina Bont\u00e0 non gli avesse confortati con ripetute promesse, per bocca dei profeti, e con vive figure, che lasciassero vedere almeno in ombra il desiderato. Cos\u00ec Dio rianimava i cuori e gli sanava colla fede in Colui che dovea venire. Le promesse e le profezie cominciarono subito dopo il peccato di Adamo. Anzi Adamo stesso \u00e8 ravvisato da S. Paolo e dai Padri della Chiesa come una figura di Ges\u00f9 Cristo, il quale non isdegn\u00f2 di esser chiamato l\u2019Adamo secondo. Ed invero Egli \u00e8 il nuovo Adamo, non solo per contrapposto delle opere, le quali furono di morte nel primo, e di vita nel secondo, ma altres\u00ec per somiglianza di dignit\u00e0, perch\u00e9 come il primo fu capo e principio dell\u2019uman genere per la generazione carnale, cos\u00ec Cristo \u00e8 capo e principio degli uomini per la generazione spirituale. Che pi\u00f9? Eva stessa, prima fonte del male, reca nella scrittura un riguardo profetico alla Redenzione. Imperocch\u00e9 \u00e8 chiamata da Dio Madre dei viventi. Ma come dei viventi? esclama2 S. Ilario. Non dovea dirsi piuttosto dei morti, essendoche non avrebbe partorito che morti alla grazia? Ma quando Dio cos\u00ec la chiamava non mirava a Lei, ma alla seconda Eva, a Maria. Come a Maria mirava in quelle parole al serpente, Ella schiaccer\u00e0 il tuo capo; parole che ben a ragione furono dette il primo Vangelo. Oh bont\u00e0 di Dio! quasi nell\u2019atto stesso che l\u2019uomo a Lui si ribellava, prometteva il perdono, e gli faceva vedere nella lontananza de\u2019 tempi il riparatore. Da quel punto non cessarono mai pi\u00f9 le promesse fino al loro compimento. Tutti quei quattromila anni furono una continuata profezia, una serie non interrotta di figure. Ma quello che i Padri nostri aspettavano, noi lo possediamo. Ma la fede la carit\u00e0 nostra somiglia essa quella dei Padri nostri? Dovrebbe infinitamente superarla, s\u2019egli \u00e8 vero, com\u2019\u00e8 certissimo, che il possedimento del benefizio, \u00e8 felicit\u00e0 infinitamente pi\u00f9 grande della sua promessa. Su via, Revd\u0113 Madri, scotiamoci dal nostro torpore. Tempus est jam nos de somno surgere. E poich\u00e9 la Chiesa c\u2019invita a considerare tre diverse venute di Ges\u00f9 Cristo, uniformiamoci al suo spirito, e consideriamo 1\u00b0 Ges\u00f9 Cristo venuto nel mondo per rinnovarlo. 2\u00b0 Ges\u00f9 Cristo venuto nelle anime colla sua grazia, per dimorarvi e santificarle 3\u00b0 Ges\u00f9 Cristo che di nuovo verr\u00e0 nel mondo alla fine dei secoli, per giudicarlo. 1. Ges\u00f9 Cristo venne a rinnuovare il mondo. E che cos\u2019era il mondo prima della sua venuta? Un abisso di miseria. Io non vi descriver\u00f2 le abominazioni a cui si erano abbandonati gli uomini anche pi\u00f9 dotti; dir\u00f2 solo della ignoranza in cui essi erano prima di Ges\u00f9 Cristo intorno ai punti pi\u00f9 capitali della loro salute; ignoranza che si ravvisa in quelli pure che avevano pi\u00f9 nome di sapienti. Chi avesse domandato a quei gran filosofi: che cos\u2019\u00e8 questo Universo? chi lo ha cos\u00ec costituito? V\u2019\u00e8 una potenza che lo ha tratto all\u2019esistenza? Una mente che lo governa? Una mano che lo sostiene? E l\u2019uomo che cos\u2019\u00e8? donde viene? dove va? qual \u00e8 il suo principio? quale il suo fine? che dee credere? che dee fare? Che cos\u2019\u00e8 la vita, e come dee conformarsi? Che cos\u2019\u00e8 la morte? \u00e8 il fine di tutto, o il principio di tutto? Di l\u00e0 da quella poca terra ammucchiata che si chiama sepolcro v\u2019ha egli altro? Chi facesse ora queste domande a un fanciullino che fosse di poco oltre gli anni della ragione, risponderebbe con prontezza, con sicurezza, e senza esitare un momento. E chi le avesse fatte a quei gran sapienti dell\u2019antichit\u00e0, che si facevan chiamare filosofi, avrebbero detto di non saperne nulla. E questa sarebbe stata la risposta men cattiva che avrebbero potuto dare. Perch\u00e9 quelli che su questi punti pretesero di dire qualche cosa, o dissero cose molto incerte e piene di oscurit\u00e0, o dissero errori cos\u00ec sformati da muovere il riso e la compassione. Eppure il conoscere con certezza la verit\u00e0 di quei punti importava tanto, che senza una tal conoscenza era impossibile all\u2019uomo conseguire il suo ultimo fine, a cui si sentiva formato, cio\u00e8 la felicit\u00e0. Ben \u00e8 vero che Dio tra tutti i popoli se ne prescelse uno e lo fece depositario e custode della sua verit\u00e0. Ed \u00e8 quel popolo stesso a cui furono fatte tante promesse del riparatore. Ma anche questo popolo come ci si presenta di dura cervice nella Scrittura Santa! Come materiale! Come inchinevole all\u2019idolatria! come pronto a mormorare di Dio, sebbene ricolmo a ogni tratto de\u2019 suoi benefizi. Dio lo governava colla sua stessa voce: lo faceva camminare di continuo in mezzo ai prodigi della sua bont\u00e0 e della sua potenza. Eppure quante volte nelle sacre pagine lo vediamo prevaricatore? Tanto prevaricatore da anteporre a Dio un vitello d\u2019oro! tanto stolto da sentir nausea della manna e da sospirare le cipolle d\u2019Egitto. E non aveva egli stesso bisogno di essere rinnuovato? E\u2019 vero che la luce di Ges\u00f9 Cristo venturo si rifletteva sopra lui, ma il sole stesso che mandava da lungi quella luce non era ancor sorto a diffondere la vita. E frattanto qual\u2019era la sorte degli uomini prima di questa venuta? Ahime! Schiavi del demonio pel peccato del primo padre, privi di quella grazia da cui Adamo scadde miseramente, trascinati nelle abominazioni del senso, e nella ignoranza della mente, popolavano dopo la morte il regno del demonio. 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