{"id":11496,"date":"2023-04-02T00:15:20","date_gmt":"2023-04-01T22:15:20","guid":{"rendered":"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/?p=11496"},"modified":"2023-04-02T14:05:19","modified_gmt":"2023-04-02T12:05:19","slug":"passione-del-n-s-gesu-cristo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/passione-del-n-s-gesu-cristo\/","title":{"rendered":"Passione del N. S. Ges\u00f9 Cristo"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><a name=\"__RefHeading___Toc137553785\"><\/a> Dai&nbsp;<em>Discorsi<\/em>&nbsp;del Servo del Dio Didaco Bessi<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&nbsp;<\/p>\n<h3 align=\"JUSTIFY\">Passione del N. S. Ges\u00f9 Cristo<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/h3>\n<p align=\"JUSTIFY\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/le-indicazioni-liturgiche-per-il-venerdi-santo-ai-tempi-del-coronavirus_2437891.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-11497 alignright\" src=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/le-indicazioni-liturgiche-per-il-venerdi-santo-ai-tempi-del-coronavirus_2437891-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"343\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/le-indicazioni-liturgiche-per-il-venerdi-santo-ai-tempi-del-coronavirus_2437891-300x169.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/le-indicazioni-liturgiche-per-il-venerdi-santo-ai-tempi-del-coronavirus_2437891-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/le-indicazioni-liturgiche-per-il-venerdi-santo-ai-tempi-del-coronavirus_2437891-768x432.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/le-indicazioni-liturgiche-per-il-venerdi-santo-ai-tempi-del-coronavirus_2437891.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 343px) 100vw, 343px\" \/><\/a>Nella dolce mestizia di questo giorno memorando, mentre tacciono gl\u2019inni festivi della chiesa, tace il suono dei sacri bronzi; e i santi altari sono vestiti a lutto, noi dobbiamo meditare la passione del nostro divin Redentore; dobbiamo contemplare la morte di Ges\u00f9, che oggi sopra un patibolo infame ha voluto sacrificare se stesso per noi. [Ma ahim\u00e8 ch\u2019io tremo e mi sbigottisco! Imperocch\u00e9 questo cuore che dovrebbe essere pieno di pianto, sento che non si commuove. Cos\u00ec io dico, o Revd\u0113 madri, di me; non per voi. Voi siete ben penetrate dei dolori dello sposo vostro: voi respirate nelle sue sante piaghe; voi morite con Lui, e con Lui riviverete. Nondimeno perch\u00e9 il meditare la passione di Ges\u00f9, \u00e8 un rinfuocarsi nell\u2019amore di lui, \u00e8 il solo mezzo o di vincere o d\u2019impedire la durezza del cuore, venite meco, per poco, in questa considerazione. Qual giorno potrebbe pi\u00f9 di questo convenire a s\u00ec fatti pensieri? quale altro potrebbe meglio aiutarci a quella santa commozione?]<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a> Io non intendo di ripetervi la pietosa storia della Passione. Voi l\u2019avete pi\u00f9 volte sentita in questi giorni nella sublime semplicit\u00e0 dei Santi Evangelisti: voi ne avete veduto un immagine nei commoventi riti della Chiesa. Le mie povere parole non potrebbero che diminuire l\u2019impressione che ne ha ricevuto&nbsp;il vostro cuore. Per\u00f2 io non altro mi propongo, se non di fare alcune riflessioni sopra le pi\u00f9 solenni circostanze di quella istoria d\u2019immenso amore, affine d\u2019infiammarci sempre pi\u00f9 nella divina carit\u00e0. Crocifisso Signore, guidate i nostri pensieri, dirigete i nostri affetti, ammollite i nostri cuori, rischiarate il nostro intelletto, acci\u00f2 questo possiamo fare con nostro frutto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E primieramente ci giover\u00e0 di fare un confronto. Non fu l\u2019uomo solo che ribellossi alla divina volont\u00e0. Voi lo sapete : lo spirito di superbia s\u2019impossess\u00f2 d\u2019una legione immensa di Angeli subornati da quel torbido spirito, che si appellava l\u2019Angiolo della luce. L\u2019angelo e l\u2019uomo dunque meritarono lo sdegno, e la maledizione di Dio. Ma accanto alla Giustizia divina, armata d\u2019una bilancia infallibile e d\u2019una inesorabile e tremenda spada, pronta di ferire, genuflettesi con dolce atto la divina misericordia, la quale congiungendo le palme e supplicando, sospira la grazia pei colpevoli infelici. E sopra chi dovr\u00e0 scendere questa grazia del perdono? sopra l\u2019angelo o sopra l\u2019uomo? Ella potrebbe sollevarli ambedue. Ma \u00e8 scritto negli incancellabili decreti di Dio, che uno dei due debba perire: che uno dei due debba subire intera la sciagura eterna della sua maledizione. Chi dunque dovr\u00e0 essere salvato, l\u2019angelo o l\u2019uomo? se si riguarda alla nobilt\u00e0, certamente parrebbe che dovesse esser salvato l\u2019angelo. Imperocch\u00e9 non \u00e8 egli il primogenito della creazione? Non sono forse gli angeli spiriti purissimi, e destinati ad assistere al trono dell\u2019altissimo, a ministrare a\u2019 suoi cenni, e a far bello il paradiso? Un re non fa grazia pi\u00f9 volentieri a chi \u00e8 vicino al suo trono, a chi \u00e8 dimestico della sua reggia, piuttosto che a colui che non gode di tal dignit\u00e0? Dunque se grazia dovea farsi non sembrava egli pi\u00f9 conveniente ch\u2019ella fosse fatta pi\u00f9 presto agli angeli che all\u2019uomo? Eppure Iddio dimentic\u00f2 quegli angeli ribelli; gli precipit\u00f2 nel baratro infernale e cangiolli in altrettanti demoni. E l\u2019uomo, s\u00ec inferiore in nobilt\u00e0 e in dignit\u00e0, l\u2019uomo s\u00ec meschino, non appena \u00e8 caduto, che tosto gli \u00e8 promesso un Liberatore, un Redentore; aspettato s\u00ec per molti secoli; per molti secoli simboleggiato, prefigurato, ma pur finalmente mantenuto; e come mantenuto! La divina misericordia avrebbe potuto far grazia all\u2019uomo con un semplice atto della sua volont\u00e0. Ma n\u00f2: la Giustizia doveva esser sodisfatta compiutamente: ella non dovea nulla perdere dei suoi diritti. E poich\u00e9 a una riparazione di tal natura non era bastante che un Dio; dunque (fu detto nell\u2019Eterno Consiglio) un uomo-Dio sia il satisfattore di questo debito immenso. Ed ecco l\u2019Unigenito stesso di Dio, consustanziale al Padre, eccolo pigliar carne umana, e gravarsi di tutti i peccati dell\u2019umanit\u00e0, e per essi offerirsi vittima alla divina giustizia oltraggiata. Ecco di quanto \u00e8 stato amato l\u2019uomo sopra gli&nbsp;angeli stessi; ed ecco ampia cagione di amore e di gratitudine verso Ges\u00f9 nostro Redentore. Ma di quanto non deve crescere e rinfuocarsi questo affetto di gratitudine e di corrispondenza, se consideriamo tutte le circostanze di questo grande avvenimento, e in special modo quelle ultime e pi\u00f9 solenni che lo perfezionarono. Fermiamoci un poco sopra qualcuna di queste; perocch\u00e9 dove meglio potr\u00e0 essere esercitato il pensiero che sopra i fatti della nostra Redenzione? [Rechiamoci colla mente, o Revd\u0113 Madri, rechiamoci nel Gessemani. Di l\u00e0 cominciano con tutta la loro forza i dolori di Ges\u00f9: l\u00e0 cominci\u00f2 veramente a farglisi sentire tutta la gravezza del nostro peccato. Deh accompagnamolo in quel luogo di amarezza; piangiamo al suo pianto; tremiamo ai suoi tremiti di sbigottimento e di orrore. Imperocch\u00e9 egli \u00e8 l\u00ec per noi: pel nostro peccato egli soffre; e soffre quanto non \u00e8 dato alla mente nostra di comprendere. Nondimeno sforziamoci di entrare nell\u2019anima sua benedetta; facciamo ogni prova di intendere i suoi dolori e di patire con Lui. Dice il santo Evangelista che non appena Ges\u00f9 si fu prostrato nell\u2019orazione: <u>Coepit tedere, pavere et moestus esse<\/u>, cominci\u00f2 ad atterrirsi e a rattristarsi. E nel Salmo 54 che \u00e8 una solenne profezia di questo momento angoscioso, David parlando in persona di Ges\u00f9, dice:\u201dIl mio cuore mi trema nel petto, e un ter(<i>191 r<\/i>)rore di morte \u00e8 caduto sopra di me: il timore e il tremore mi ha sorpreso, e le tenebre mi hanno circondato\u201d.]<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a> E perch\u00e9 tanto sbigottimento in Ges\u00f9? Due grandi cagioni produssero in lui questa piena di dolore. Prima l\u2019apprensione della morte vicina, e la previsione degli strazii che doveano accompagnarla. Fu in quel momento che si schierarono dinnanzi alla sua mente con orrido aspetto tutti i patimenti che doveva soffrire dalla malignit\u00e0 dei suoi nemici. Vide l\u2019iniquit\u00e0 dei giudizii a cui doveva esser sottoposto; vide gli scherni crudeli che come dardi infuocati dovevano ferirlo: vide le calugne che doveano lacerarlo: vide i flagelli che dovevano far correre a rivi il suo sangue: vide l\u2019abbandono degli amici; il tradimento; vide le spine, i chiodi, i martelli; vide la Croce. A tanto cumolo di mali la sua umanit\u00e0 tutta si scosse, e fu compresa da un brivido e un\u2019agonia mortale. In quel momento si adempivano in lui tutti i rigori della Giustizia. Imperocch\u00e9 a cancellare la macchia del peccato onde era lorda l\u2019umanit\u00e0, era forza che l\u2019umanit\u00e0 sua, che tal peso avea tolto sopra di s\u00e8, soffrisse tutte quante le pene che erano dovute a tutti quanti gli uomini che erano nati e che nascerebbero. [Vi ricorda egli, o Revd\u0113 Madri, di Giacobbe, allorch\u00e9 ravvolto in un ispida pelle di fiera si present\u00f2 ad Isacco, affine di farsi credere Esa\u00f9? Tale il Figliuol di Dio presentossi all\u2019Eterno suo Padre col\u00e0<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> al Gessemani: si present\u00f2, dico, nelle sembianze avvolto e nella figura di peccatore: <u>In similitudinem carnis peccati<\/u> (Rom.8.3). Ed oh! sotto tale e odiosa sembianza, che orror sorpreselo di se medesimo, che raccapriccio, che confusione! Egli, la santit\u00e0 per eccellenza, vedersi coperto di quella orrida lebbra! Egli, la stessa purit\u00e0, vedersi in quel fango schifoso d\u2019immondezze! Egli la stessa giustizia, vedersi intorniato di tanti iniqui giudizii, di tante frodi, di tanti latrocinii, di tante infedelt\u00e0, quante ne commisero e ne commetteranno mai gli uomini! Ah! che tra i dolori che dovevano offendere il divino suo corpo, e tra l\u2019orridezza del peccato onde vedeasi coperto, l\u2019anima sua benedetta fu presa da tale agonia, che non potendo pi\u00f9 reggere a tanta piena di affanno, Deh, Padre mio, esclam\u00f2, se possibil sia, allontanasi da me questo calice amarissimo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma non solo la vista di tali orridezze strapp\u00f2 al sofferente Ges\u00f9 questa preghiera di sconforto. Un\u2019altra cagione, un\u2019altra cagione possiamo in lui vedere di quelle atroci agonie. Imperocch\u00e9 gli si affacciarono in quel momento al pensiero tutti quegli pei quali il prezioso suo sangue sarebbe stato sparso invano. Quanti ingrati, quanti disleali non vide egli in quell\u2019ora! A che tanto sangue, per gente che lo calpesteranno? A che tanto amore, per gente che mi perseguiter\u00e0 sempre coll\u2019odio il pi\u00f9 feroce? Quanti non vedo io rinnegarmi per darsi in braccio alle pi\u00f9 turpi passioni? quanti non vedo affaticarsi per distruggere la mia vigna eletta! quanti errori contro le mie dottrine! quante eresie per espugnare la mia Chiesa! Il patire sarebbe nulla; ma patire per essere oltraggiato e schernito da quelli stessi pel cui amore, per la cui salute io soffro, ah questo questo \u00e8 ci\u00f2 che lacera il mio cuore. O uomo, o uomo quanto mai non mi costi! Ma <u>quae utilitilitas in sanguine meo<\/u>? Una gocciola sola di questo sangue sarebbe capace di salvare mille mondi, e tutto quello che ho nelle vene non sar\u00e0 bastante a salvare gli uomini tutti di un mondo solo? dovranno la maggior parte andar dunque perduti? <u>quae utilitas in sanguine meo<\/u>? Ecco il pensiero che tormentava Ges\u00f9 ben pi\u00f9 che le spine, i chiodi e la croce. Ecco il pensiero che gli strapp\u00f2 quella preghiera di sconforto al Padre. Ecco finalmente il pensiero che dalla curvata sua fronte fece grondare sudore di sangue. In quel momento fu quasi pentito di avere impreso la sua celeste missione: l\u2019umana e la divina volont\u00e0 furono per un momento a contrasto. Ma ben presto per\u00f2 questa seconda ebbe a trionfare; perocch\u00e9 di nuovo rivolgendosi al padre, non la mia si faccia, disse, ma la tua volont\u00e0! Vedete che sublime rassegnazione! E noi per le nostre piccole miserie, oseremo dolerci, ricuseremo piegare il capo ai divini voleri? Deh afflittissimo Ges\u00f9, come voi foste pronto a piegare il capo alla volont\u00e0 del padre celeste, cos\u00ec noi vi promettiamo di uniformarci in tutto ai vostri divini voleri. Vi piacer\u00e0 di metterci a dure prove? e noi colla vostra grazia le sosterremo. Vi piacer\u00e0 affliggerci con infermit\u00e0, con tribolazioni di corpo e di spirito? e purch\u00e8 voi ci assistiate, le accetteremo volentieri, ed avremo per gran ventura di potere patire per voi. Ma, o Ges\u00f9 buono, un pensiero ci tormenta. Tra quegli sciagurati che presentaronsi alla vostra mente in questa ora di agonia, tra quegli sciagurati, pei quali il vostro sangue prezioso sarebbe sparso invano, deh dite, Ges\u00f9 misericordioso, saremmo pur noi? noi in quel numero saremo? De\u2019 figli vostri fedeli , o de\u2019 figli vostri perduti? o crudele incertezza! o pensiero desolante! ah piuttosto che andar incontro a questo tremendo pericolo col farci vivere lungamente, piuttosto fateci morire , o Ges\u00f9 misericordioso, ora se siamo in grazia vostra! abbiateci piet\u00e0: siamo poveri e meschini; siamo fiacchi e privi di ogni virt\u00f9: se la vostra grazia ci abbandona siamo capaci di tutto. Le buone disposizioni che ora sentiamo potrebbero cangiarsi: abbiateci piet\u00e0. Ah no, Revd\u0113 Madri, non ci mancher\u00e0 mai Ges\u00f9 della sua assistenza, purch\u00e8 stiamo con Lui vigilanti nell\u2019orazione; purch\u00e8 non ci lasciamo prender dal sonno come gli Apostoli nel Gessemani. Sedete qu\u00ec, aveva loro detto, mentre che io mi reco l\u00e0 a pregare. Ma tornato Ges\u00f9 gli trov\u00f2 che si erano addormentati; onde gli rimprover\u00f2 dolcemente dicendo: \u201cVoi dunque non avete potuto vegliar meco un\u2019ora: vegliate e pregate, acci\u00f2 non vi sorprenda la tentazione: imperocch\u00e9 lo spirito \u00e8 pronto, ma la carne \u00e8 inferma: <u>Vigilate et orate ut non intretis in tentationem<\/u>. <u>Spiritus quidem promptus est, caro autem infirma<\/u>. Tenghiamo ben impresse queste parole nel cuore; perch\u00e9 nulla vi ha di pi\u00f9 mortale del sonno dell\u2019anima; sonno che consiste nel raffreddamento dello zelo nei propri doveri e nella spensieratezza delle cose di Dio; sonno che se si lascia troppo inoltrarsi, ci avvincer\u00e0 in guisa da non risvegliarsi pi\u00f9 mai; sonno infine che<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a>, se a tutti [\u00e8 fatale, fatalissimo egli \u00e8 alle persone consacrate a Dio, sieno esse o Sacerdoti o monaci. Oh io tremo, a pensare che io e voi, essendo destinati a vegliar sempre dinanzi all\u2019altar del Signore, a pensare, dico, quanto potrebbe esserci mortale questo sonno.]<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a> Vedete Pietro? gli occhi suoi erano gravati, e si lasci\u00f2 addormentare. E indi a poco rinneg\u00f2 Ges\u00f9. Egli si pent\u00ec \u00e8 vero, ed ebbe la grazia delle amarissime lacrime della penitenza. Ma questa grazia vorr\u00e0 Iddio usarla anche a noi? Stolta cosa sarebbe il fidarsi in questa incertezza. Vedete ancora: Caddero gli angeli e cadde l\u2019uomo. Ma gli angeli furono abbandonati alla loro riprovazione e l\u2019uomo fu salvato. [Non deve questo gran fatto metterci in timore? Gli angeli furono abbandonati; perch\u00e9 avendo essi avuto maggior cumolo di grazie, maggior chiarezza di nobilt\u00e0, la loro caduta fu pi\u00f9 vergognosa. Ora pensiamo che la condizione mia, che la condizione vostra \u00e8 condizione veramente angelica, per l\u2019alto ufficio a cui siamo stati sollevati: forse se noi cadessimo, non dovremmo aspettarci l\u2019istessa sciagurata sorte degli angeli riprovati? Deh non ci lasciamo dunque fuggire mai dalla mente il salutare avviso dato da Ges\u00f9 agli Apostoli nel Gessemani: <u>Vigilate et orate, ut non intretis in tentationem. Spiritus quidem promptus est, caro autem infirma<\/u>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le angoscie da Ges\u00f9 prevedute in quella estasi angosciosa non tardarono a dimostrarsi in effetto. Ecco che la solitudine dell\u2019orto \u00e8 disturbata da un fremito confuso e da un accorrere di furibondi: quelle sacre tenebre sono rotte da molte fiaccole ferali: una turba di forsennati con bastoni e spade impugnate si avanza cercando a morte Ges\u00f9. Ed ahi orrore! questi iniqui sono guidati da un discepolo stesso di Ges\u00f9, da un Apostolo, da un Giuda, il quale, avendo sentito, che i principi de\u2019 sacerdoti cercavano di avere nelle mani il Nazzareno, egli divorato da crudele avarizia, pose a prezzo il suo divino maestro, e per pochi denari lo vendette ai suoi crudi persecutori. Gli Apostoli che erano con Ges\u00f9, e Pietro innanzi agli altri, veduto il pericolo del loro Maestro, volevano metter mano alle spade, e respingere la forza colla forza. Ma Ges\u00f9 il viet\u00f2 severamente, volendo insegnare che i suoi veri seguaci, non debbono difendersi nelle persecuzioni come si difendono i superbi e potenti del mondo; ma debbono combattere colla dolcezza colla mansuetudine, colla rassegnazione, e con quella forza onnipotente che ha di per se stessa la virt\u00f9; senza bisogno di altrui soccorso o della forza materiale delle armi. Ma ecco che Egli \u00e8 legato come malfattore e condotto dinanzi a un giudice iniquo. L\u2019accusa che gli davano era di volersi fare re dei Giudei. Oh egli era qualche cosa pi\u00f9, era il re dell\u2019universo, il re dei re. Ges\u00f9 non rispose alle accuse. Quantunque il giudice volesse condannarlo, pure non gli riusc\u00ec trovar causa sufficiente; onde essendo costumanza ne\u2019 d\u00ec solenni di liberare alcun reo, trovandosi in un istessa cattura Ges\u00f9 e un ladro di nome Barabba, Pilato propose al popolo che fosse liberato Ges\u00f9 ch\u2019egli trovava innocente. Ma quei perfidi giudei con grida feroci incominciarono siccome tigri fameliche, a esclamare, che volevano libero il ladro e crocifisso Ges\u00f9: Crucifigatur! Crucifigatur! Oh quale orrore \u00e8 mai questo! Ges\u00f9 posposto a un ladro! e dove pu\u00f2 egli immaginarsi enormit\u00e0 pi\u00f9 infernale di questa? Ma dite, o Reverende Madri, che cosa facciamo di meglio noi peccatori, allorquando offendiamo la divina legge? non posponiamo forse Ges\u00f9 a Barabba? ah che noi non possiamo percorrere questa divina istoria senza trovare in essa motivi grandissimi di confusione, senza sentirsi pungere il cuore da acerbi dolori. Pilato conobbe Ges\u00f9 innocente, tuttavia, per non contrariare al popolo, per non perdere la sua amicizia, consent\u00ec, ah rea debolezza! consent\u00ec di darlo loro nelle&nbsp;mani, perch\u00e9 lo flagellassero e lo crocifiggessero. [Attendano bene a questa tremenda lezione coloro che sono collocati a esercitare autorit\u00e0 di superiori.]<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a> Quanto \u00e8 facile per una debolezza non dissimile da quella di Pilato, chiuder gli occhi a gravi abusi. Quante volte non si manca al dovere per umani rispetti! Pilato cred\u00e8 di essersi scaricato della responsabilit\u00e0 di quel sangue innocente con lavarsene le mani. Che deplorabile illusione! come se non fosse reo ugualmente chi commette il male, e chi, potendo e dovendo, non lo impedisce. Egli avrebbe dovuto, anche a rischio della propria vita far valere l\u2019autorit\u00e0 sua contro quei barbari e salvare il Giusto dalle loro mani. Ma invece di opporre questo coraggio nobile e generoso, fattosi portare dell\u2019acqua, lavossi le mani: Io sono innocente dal sangue di questo Giusto, pensateci voi: Ecco tutta la difesa, tutta la resistenza di quest\u2019uomo vilissimo. Vediamone gli effetti. Ges\u00f9 \u00e8 preso a furia di popolo; \u00e8 spogliato delle sue vesti, \u00e8 legato a un tronco di colonna<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a>. [Oh io l\u2019ho veduta questa colonna, che or si venera in Roma tra l\u2019altre preziose memorie della passione di Ges\u00f9! E qui, qui (ho detto) furon avvinte quelle mani divine che hanno formato il cielo e la terra! questo \u00e8 il luogo delle crudeli ritorte! Come penosamente dovea esserci ricurvato Ges\u00f9, essendo il tronco si basso! chi sa quanto di quel sangue prezioso che ha redento il mondo, \u00e8 scorso su quella pietra. Fra le parti del nostro corpo niuna \u00e8 pi\u00f9 delicata e sensitiva della&nbsp;pupilla dell\u2019occhio: un atomo di polvere che vi si cacci, \u00e8 bastevole di farla risentire di aspro dolore. Ebbene, il corpo di Ges\u00f9 ben pi\u00f9 sensitivo dovette essere della pupilla dell\u2019occhio nostro.]<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a> Or si pu\u00f2 considerare quali spasimi ognuno di que\u2019 flagelli doveva in lui destare. N\u00e9 quegli inumani si arrestavano a vederlo tutto livido e gonfio, tutto lacero e grondante di sangue! Rinnovano le percosse, ed ogni percossa straccia e trae via la pelle. Gi\u00e0 egli non hanno pi\u00f9 dove percuotere, perch\u00e9 tutto il suo corpo \u00e8 una piaga, n\u00e9 serba omai pi\u00f9 umana sembianza. Oh doloroso Ges\u00f9, e qual\u2019\u00e8 il ristoro che vi danno quei crudeli dopo tanto patire? Ahim\u00e8! che allo strazio del corpo vogliono aggiungere ancora lo strazio dello spirito, caricandolo di scherni villani e di obbrobri amarissimi. Vestito di uno straccio di porpora, con un fardello di spine sulla fronte per corona, con una vil canna in mano per iscettro, lo traggono con risa e con sibili e con ebbre grida dinanzi alla bordaglia assembrata, dicendo, ecco il vostro re. Ah trionfate, trionfate nella vostra rabbia e nei vostri scherni, o ciechi inumani, o codardi dissennati, trionfate; che questa \u00e8 l\u2019ora vostra. Ma presto, siate certi, presto verr\u00e0 anche l\u2019ora di codesto percosso e umiliato; e codeste piaghe che in lui avete aperte saranno tante fornaci di fuoco divoratore; codesta corona di spine che gli avete posto sulla fronte; sar\u00e0 aureola pi\u00f9 abbagliante del sole; codesto straccio di porpora sar\u00e0 manto reale pi\u00f9 maestoso e pi\u00f9 &nbsp;brillante del firmamento; codesta canna spregevole sar\u00e0 scettro di tutta possanza che vi stritoler\u00e0 siccome vaso di creta, e quel volto s\u00ec umiliato, e quegli occhi s\u00ec bassi e smorti, manderanno folgori ardenti, allorch\u00e9 voi sciagurati lo vedrete nella sua seconda venuta. Ma egli son ciechi e sordi e privi di senno, n\u00e9 pensano che questo possa mai avvenire; per\u00f2 perfidiano nella loro rabbia, e cumulano scherno a scherno, offesa ad offesa. Percuotono di guanciate quel volto divino; lo insozzano di sputi; lo trascinano di tribunale in tribunale, lo vestono a modo di pazzo, e per beffa lo salutano re. Finalmente viene il momento tremendo di dover compiere e suggellare il sacrifizio estremo. Alla croce! alla croce! gridano quelle turbe feroci! Oh chi potr\u00e0, senza che gli si spezzi il cuore, chi potr\u00e0 accompagnare l\u2019afflitto Ges\u00f9 per la via del Calvario? chi potr\u00e0 senza piangere a cald\u2019occhi vederlo gravato le spalle di quel peso enorme; legato di ruvida fune, trascinato su pel monte dai manigoldi, con urti e percosse, mentre lascia sopra i suoi passi larghe tracce di sangue? chi potr\u00e0 vederlo pi\u00f9 volte cadere sfinito anelante? e rialzarsi a furia di calci e percosse? O mio Ges\u00f9, che abisso \u00e8 mai questo dove la nostra mente si smarrisce! E tutto questo voi soffrite per nostro amore! e tutto questo voi sostenete pei nostri peccati! O amor nostro, e noi siamo s\u00ec insensati da non disfarci di lacrime, ai vostri piedi? e noi siamo s\u00ec freddi da potere assistere a queste immense prove di (<i>196 r<\/i>) amore, senza punto commoverci? L\u2019amore non possiamo averlo da noi: a voi o mio Ges\u00f9 bisogna chiederlo. E qual momento pi\u00f9 proprizio di questo, per impetrarlo, mentre egli \u00e8 in procinto di darci l\u2019ultima e pi\u00f9 sublime prova di quanto egli ci ama? Vedete, gi\u00e0 egli pervenuto sulla vetta del Calvario, \u00e8 spogliato e disteso con violenza sopra la croce. Gi\u00e0 i manigoldi apprestano i chiodi, brandiscono i martelli per conficcarvelo dolorosamente. A quei colpi spietati, oh come stillano di sangue quelle mani e quei piedi ! Sangue che cadendo a rivi sopra la terra la purifica da ogni immondeza. Sollevasi la croce, e per maggiore ignominia si pone in mezzo ai patiboli di due ladri. L\u2019agonizzante Ges\u00f9 col capo ripiegato sopra il petto, spira dai suoi occhi semichiusi, e dal suo volto pallido, una tale dolcezza di amore, che pare in esso raccolto tutto il paradiso. Oh non importa che egli ci dica per qual cagione egli soffre e muore. Troppo chiaro ce lo dicono i suoi occhi amorosi; troppo manifesto si vede dal suo volto dolcissimo. Nondimeno<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a> egli vuol parlarci anche in mezzo a quegli spasimi atroci dell\u2019agonia, e vuol convertire quel patibolo d\u2019ignominia in una cattedra di verit\u00e0. \u201cO Padre, o Padre mio (egli esclama) perdona a questi ciechi e spietati; perch\u00e9 non sanno quello che si facciano\u201d. Ecco come egli ama i peccatori; come vuole la loro salute; com\u2019egli \u00e8 pronto a scusarli nella loro stessa iniquit\u00e0. E noi non vorremo imitare cotanta bont\u00e0? cotanta mansuetudine? Noi non ameremo chi ci fa del male, o chi non ci porta affetto? Quanto saremmo indegni del nome di suoi figli! se in questo abbiamo fin qui mancato, porgiamoli le lacrime del nostro pentimento. Oh quanto gli son care queste lacrime. Egli mai non le lascia senza premio. Vedetene un esempio solenne. Uno dei ladri con lui crocifissi, lo prega pentito di ricordarsi di lui nel regno celeste; ed egli pronto risponde a quella preghiera con questa invidiabile promessa \u201cIn verit\u00e0 io ti dico che oggi tu sarai meco in Paradiso\u201d. Deh quanto \u00e8 buono e misericordioso Ges\u00f9! Ma una prova anche pi\u00f9 grande della sua bont\u00e0 l\u2019abbiamo nell\u2019averci lasciata per madre nostra la cara madre sua. Imperocch\u00e9 rivolto a Giovanni, nel quale tutti noi redenti siamo adombrati, additandogli Maria disse \u201cEcco la Madre tua\u201d Ed a Maria additandogli Giovanni, soggiunse \u201cEcco il tuo figlio\u201d. E che non potremo noi sperare col patrocinio di una tal madre? Oh preziosa eredit\u00e0 del nostro agonizzante Ges\u00f9! Egli \u00e8 nelle pi\u00f9 grandi agonie, e pensa a noi; agonie cos\u00ec orribili, che gli strappano dalle labbra tremanti questo pietoso lamento: \u201cO Dio, Dio mio, perch\u00e9 mi hai abbondonato?\u201d Tutti gli orrori della morte in quel momento pesavano sull\u2019anima sua! fu quello il momento ch\u2019egli sent\u00ec tutta la gravezza dei nostri peccati; tutta la grandezza del suo sacrifizio. Oh Ges\u00f9 misericordioso quanto, quanto vi costa la nostra salute. E noi saremo cos\u00ec insensati di rigettarne il prezzo coll\u2019offendervi ancora? Voi nelle vostre agonie, dite di aver sete \u201csitio\u201d ma intendiamo bene qual\u2019\u00e8 la sete vostra; \u00e8 la sete della nostra salute; \u00e8 la sete della nostra eterna felicit\u00e0. Saremo forse s\u00ec sconoscenti da abbeverarvi, co\u2019nostri peccati, di aceto e di fiele, come fecero i Giudei? Ah non sia mai vero, Ges\u00f9 mio. Deh piuttosto fateci morire in questo momento, se noi vi abbiamo ad offendere ancora. La grande opera vostra voi l\u2019avete compiuta: \u201c<u>Consummatum est<\/u>\u201d. Tutto \u00e8 consummato. E\u2019 questo il grido che voi mandate in faccia al Cielo e alla terra compresi di ammirazione e di stupore. Deh fate, o clemente Ges\u00f9, che anche noi possiamo, conforme la vostra volont\u00e0 e il vostro esempio, compiere fedelmente l\u2019opera che voi ci avete dato. Come voi sodisfaceste su codesta altura alla volont\u00e0 del Padre, cos\u00ec noi possiamo sodisfare alla vostra volont\u00e0 da servi fedeli, da figli amorosi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma l\u2019istessa insensata natura non pu\u00f2 resistere ai patimenti del suo divino autore, e si commuove e si scuote. Dall\u2019ora sesta infino all\u2019ora nona, le tenebre si distesero sulla faccia della terra; il sole per la piet\u00e0 del suo autore velossi la faccia,<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a> la luna apparve tinta di colore di sangue; il terremoto scosse il mondo sopra i suoi cardini; tremarono, si spalancarono i sepolcri; le ossa dei morti si agitarono confusamente, ed essi resuscitarono; il sacro velo del tempio squarciossi in brani; il terrore, lo sbigottimento ha sorpreso i perfedi crocifissori; n\u00e9 gli amici, gli apostoli, i discepoli di Ges\u00f9 furono pi\u00f9 saldi di loro. Il Golgota \u00e8 involto nell\u2019orrore, nel silenzio nella solitudine, nella quale solo apparisce l\u2019agonizzante Ges\u00f9, e non men di lui agonizzante Maria. Quale spettacolo spaventoso! quale scena di pianto! In tanta desolazione, Ges\u00f9 sollevando i languidi occhi, e mandando un altissimo grido &#8211; Padre, nelle tue braccia raccomando lo spirito mio,- piegando il capo, quasi a far cenno alla morte, che le dava facolt\u00e0 di piombare sopra di lui, spir\u00f2.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">O Ges\u00f9, o Ges\u00f9, noi vogliamo morire con voi! noi vogliamo spirare appie\u2019 della vostra croce! Ma prima noi vogliamo tutto sacrificarvi in olocausto: il nostro intelletto, la nostra volont\u00e0, la nostra memoria. Su questo altare della croce vogliamo prima consumare col fuoco della carit\u00e0 tutti i nostri affetti disordinati. Vogliamo prima farci degni di voi, o Ges\u00f9, e poi morire; e morire con queste sante parole sulle labbra. Nelle vostre sante braccia o Ges\u00f9, raccomando lo spirito mio. [La vostra benedizione intanto accompagni questi santi proponimenti.]<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> As <i>S. Pietro 88<\/i>; Ad <i>S. Pietro 86 M. del Letto <\/i>(?) <i>89<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> [\u2026] Testo omesso in una successiva utilizzazione del discorso.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> [\u2026] Testo omesso in una successiva utilizzazione del discorso.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> I <i>Ges\u00f9 si present\u00f2 all\u2019Eterno Padre<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> I <i>a tutti \u00e8 fatale.<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> [\u2026] Testo omesso in una successiva utilizzazione del discorso.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> [\u2026] Testo omesso in una successiva utilizzazione del discorso.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> I <i>e flagellato<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> [\u2026] Testo omesso in una successiva utilizzazione del discorso.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> Le <i>Nondimo<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a> I <i>il sole per la piet\u00e0 del suo autore velossi la faccia,<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\">12<\/a> [\u2026] Testo omesso in una successiva utilizzazione del discorso.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dai&nbsp;Discorsi&nbsp;del Servo del Dio Didaco Bessi &nbsp; Passione del N. S. Ges\u00f9 Cristo1 &nbsp; Nella dolce mestizia di questo giorno memorando, mentre tacciono gl\u2019inni festivi della chiesa, tace il suono dei sacri bronzi; e i santi altari sono vestiti a lutto, noi dobbiamo meditare la passione del nostro divin Redentore; dobbiamo contemplare la morte di Ges\u00f9, che oggi sopra un patibolo infame ha voluto sacrificare se stesso per noi. [Ma ahim\u00e8 ch\u2019io tremo e mi sbigottisco! Imperocch\u00e9 questo cuore che dovrebbe essere pieno di pianto, sento che non si commuove. Cos\u00ec io dico, o Revd\u0113 madri, di me; non per voi. Voi siete ben penetrate dei dolori dello sposo vostro: voi respirate nelle sue sante piaghe; voi morite con Lui, e con Lui riviverete. Nondimeno perch\u00e9 il meditare la passione di Ges\u00f9, \u00e8 un rinfuocarsi nell\u2019amore di lui, \u00e8 il solo mezzo o di vincere o d\u2019impedire la durezza del cuore, venite meco, per poco, in questa considerazione. Qual giorno potrebbe pi\u00f9 di questo convenire a s\u00ec fatti pensieri? quale altro potrebbe meglio aiutarci a quella santa commozione?]2 Io non intendo di ripetervi la pietosa storia della Passione. Voi l\u2019avete pi\u00f9 volte sentita in questi giorni nella sublime semplicit\u00e0 dei Santi Evangelisti: voi ne avete veduto un immagine nei commoventi riti della Chiesa. Le mie povere parole non potrebbero che diminuire l\u2019impressione che ne ha ricevuto&nbsp;il vostro cuore. Per\u00f2 io non altro mi propongo, se non di fare alcune riflessioni sopra le pi\u00f9 solenni circostanze di quella istoria d\u2019immenso amore, affine d\u2019infiammarci sempre pi\u00f9 nella divina carit\u00e0. Crocifisso Signore, guidate i nostri pensieri, dirigete i nostri affetti, ammollite i nostri cuori, rischiarate il nostro intelletto, acci\u00f2 questo possiamo fare con nostro frutto. E primieramente ci giover\u00e0 di fare un confronto. Non fu l\u2019uomo solo che ribellossi alla divina volont\u00e0. Voi lo sapete : lo spirito di superbia s\u2019impossess\u00f2 d\u2019una legione immensa di Angeli subornati da quel torbido spirito, che si appellava l\u2019Angiolo della luce. L\u2019angelo e l\u2019uomo dunque meritarono lo sdegno, e la maledizione di Dio. Ma accanto alla Giustizia divina, armata d\u2019una bilancia infallibile e d\u2019una inesorabile e tremenda spada, pronta di ferire, genuflettesi con dolce atto la divina misericordia, la quale congiungendo le palme e supplicando, sospira la grazia pei colpevoli infelici. E sopra chi dovr\u00e0 scendere questa grazia del perdono? sopra l\u2019angelo o sopra l\u2019uomo? Ella potrebbe sollevarli ambedue. Ma \u00e8 scritto negli incancellabili decreti di Dio, che uno dei due debba perire: che uno dei due debba subire intera la sciagura eterna della sua maledizione. Chi dunque dovr\u00e0 essere salvato, l\u2019angelo o l\u2019uomo? se si riguarda alla nobilt\u00e0, certamente parrebbe che dovesse esser salvato l\u2019angelo. Imperocch\u00e9 non \u00e8 egli il primogenito della creazione? Non sono forse gli angeli spiriti purissimi, e destinati ad assistere al trono dell\u2019altissimo, a ministrare a\u2019 suoi cenni, e a far bello il paradiso? Un re non fa grazia pi\u00f9 volentieri a chi \u00e8 vicino al suo trono, a chi \u00e8 dimestico della sua reggia, piuttosto che a colui che non gode di tal dignit\u00e0? Dunque se grazia dovea farsi non sembrava egli pi\u00f9 conveniente ch\u2019ella fosse fatta pi\u00f9 presto agli angeli che all\u2019uomo? Eppure Iddio dimentic\u00f2 quegli angeli ribelli; gli precipit\u00f2 nel baratro infernale e cangiolli in altrettanti demoni. E l\u2019uomo, s\u00ec inferiore in nobilt\u00e0 e in dignit\u00e0, l\u2019uomo s\u00ec meschino, non appena \u00e8 caduto, che tosto gli \u00e8 promesso un Liberatore, un Redentore; aspettato s\u00ec per molti secoli; per molti secoli simboleggiato, prefigurato, ma pur finalmente mantenuto; e come mantenuto! La divina misericordia avrebbe potuto far grazia all\u2019uomo con un semplice atto della sua volont\u00e0. Ma n\u00f2: la Giustizia doveva esser sodisfatta compiutamente: ella non dovea nulla perdere dei suoi diritti. E poich\u00e9 a una riparazione di tal natura non era bastante che un Dio; dunque (fu detto nell\u2019Eterno Consiglio) un uomo-Dio sia il satisfattore di questo debito immenso. Ed ecco l\u2019Unigenito stesso di Dio, consustanziale al Padre, eccolo pigliar carne umana, e gravarsi di tutti i peccati dell\u2019umanit\u00e0, e per essi offerirsi vittima alla divina giustizia oltraggiata. Ecco di quanto \u00e8 stato amato l\u2019uomo sopra gli&nbsp;angeli stessi; ed ecco ampia cagione di amore e di gratitudine verso Ges\u00f9 nostro Redentore. Ma di quanto non deve crescere e rinfuocarsi questo affetto di gratitudine e di corrispondenza, se consideriamo tutte le circostanze di questo grande avvenimento, e in special modo quelle ultime e pi\u00f9 solenni che lo perfezionarono. Fermiamoci un poco sopra qualcuna di queste; perocch\u00e9 dove meglio potr\u00e0 essere esercitato il pensiero che sopra i fatti della nostra Redenzione? [Rechiamoci colla mente, o Revd\u0113 Madri, rechiamoci nel Gessemani. Di l\u00e0 cominciano con tutta la loro forza i dolori di Ges\u00f9: l\u00e0 cominci\u00f2 veramente a farglisi sentire tutta la gravezza del nostro peccato. Deh accompagnamolo in quel luogo di amarezza; piangiamo al suo pianto; tremiamo ai suoi tremiti di sbigottimento e di orrore. Imperocch\u00e9 egli \u00e8 l\u00ec per noi: pel nostro peccato egli soffre; e soffre quanto non \u00e8 dato alla mente nostra di comprendere. Nondimeno sforziamoci di entrare nell\u2019anima sua benedetta; facciamo ogni prova di intendere i suoi dolori e di patire con Lui. Dice il santo Evangelista che non appena Ges\u00f9 si fu prostrato nell\u2019orazione: Coepit tedere, pavere et moestus esse, cominci\u00f2 ad atterrirsi e a rattristarsi. E nel Salmo 54 che \u00e8 una solenne profezia di questo momento angoscioso, David parlando in persona di Ges\u00f9, dice:\u201dIl mio cuore mi trema nel petto, e un ter(191 r)rore di morte \u00e8 caduto sopra di me: il timore e il tremore mi ha sorpreso, e le tenebre mi hanno circondato\u201d.]3 E perch\u00e9 tanto sbigottimento in Ges\u00f9? Due grandi cagioni produssero in lui questa piena di dolore. Prima l\u2019apprensione della morte vicina, e la previsione degli strazii che doveano accompagnarla. Fu in quel momento che si schierarono dinnanzi alla sua mente con orrido aspetto tutti i patimenti che doveva soffrire dalla malignit\u00e0 dei suoi nemici. Vide l\u2019iniquit\u00e0 dei giudizii a cui doveva esser sottoposto; vide gli scherni crudeli che come dardi infuocati dovevano ferirlo: vide le calugne che doveano lacerarlo: vide i [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":11497,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[220],"tags":[],"class_list":["post-11496","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-discorsi-don-didaco"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11496","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11496"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11496\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11501,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11496\/revisions\/11501"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11497"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11496"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11496"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11496"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}