{"id":15163,"date":"2025-06-01T21:26:42","date_gmt":"2025-06-01T19:26:42","guid":{"rendered":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/?p=15163"},"modified":"2025-06-10T11:00:18","modified_gmt":"2025-06-10T09:00:18","slug":"dellamor-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/dellamor-di-dio\/","title":{"rendered":"Dell\u2019amor di Dio"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">Dai&nbsp;<em>Discorsi<\/em>&nbsp;del Servo del Dio Didaco Bessi&nbsp;<\/p>\n<h3 class=\"western\" align=\"center\">Dell\u2019amor di Dio<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cathopic_149799428233360-scaled-1-e1748805903593.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-15165 alignright\" src=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cathopic_149799428233360-scaled-1-e1748805903593-300x247.jpg\" alt=\"\" width=\"445\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cathopic_149799428233360-scaled-1-e1748805903593-300x247.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cathopic_149799428233360-scaled-1-e1748805903593-1024x843.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cathopic_149799428233360-scaled-1-e1748805903593-768x632.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/cathopic_149799428233360-scaled-1-e1748805903593.jpg 1069w\" sizes=\"auto, (max-width: 445px) 100vw, 445px\" \/><\/a>Il nostro cuore, o Revd\u0113 Madri, \u00e8 cos\u00ec fatto che egli non pu\u00f2 stare senza che ami qualche cosa, perch\u00e9 nell\u2019amore \u00e8 la sua quiete e la sua felicit\u00e0. Quindi \u00e8 ch\u2019esso \u00e8 sempre in un continuo moto per trovare questo oggetto in cui possa riposarsi e riporvi la sua compiacenza. Date un\u2019occhiata agli uomini, e gli vedrete tutti gettarsi avidamente ad amare chi una cosa chi un\u2019altra, secondo che ciascuno stima in essa di ritrovare tutti quei requisiti che la rendono degna del suo amore. Altri, in cui i sensi predominano, credono che il sensuale amore possa fargli felici, e vi si abbandonano. Altri che educarono l\u2019intelletto alla ricerca delle verit\u00e0 fisiche e morali, credono che l\u2019amore dello studio possa riempire il loro cuore, e quivi spendono la vita. Altri, in cui il materiale interesse prevale, credono che le ricchezze possano formare la loro beatitudine, e si danno con ogni cura a procacciarle per ogni via. Altri che hanno in pregio il loro corpo, credono che gli agi, le mollezze, gli spassi e gli altri comodi della vita possano loro procacciare ogni gioia, e si abbandonano dietro a quegli col pi\u00f9 passionato amore. Ma, ahim\u00e8, che essi s\u2019ingannano fortemente, poich\u00e9 il frutto di tutti questi amori non riesce alla fine che in dolorosi disinganni, che amareggiano la vita. Vedete infatti, che degli uomini mondani niuno \u00e8 che si chiami contento. Chi si duole per una cagione, chi per un\u2019altra. Basta, insomma, che essi abbiano sempre il cuore amareggiato, perch\u00e9 in quella sua capacit\u00e0 di amare, non ha trovato ancora quell\u2019oggetto desiato che sia pienamente degno del suo amore. Oh noi sciagurati che fabbrichiamo a noi stessi le nostre miserie! E dov\u2019\u00e8, dove pu\u00f2 essere nel mondo un oggetto dotato di cos\u00ec alta perfezione che possa pienamente render pago il cuore? Ah n\u00f2, non vi ha, n\u00e9 vi pu\u00f2 essere. Noi siamo infelici nei nostri affetti, perch\u00e9 male li collochiamo; noi siamo traditi nel nostro amore, perch\u00e9 lo rivolgiamo l\u00e0 donde non ci pu\u00f2 venire nessuna corrispondenza. Ed \u00e8 forse difficile il trovare questo oggetto di assoluta perfezione che sia degno del nostro amore? Questo ingannarci che facciamo ad ogni tratto, questo andare errando continuamente, \u00e8 forse per noi una fatale necessit\u00e0, o non piuttosto una stolta elezione? Ah purtroppo \u00e8 cos\u00ec! Fossero pure scusabili i filosofi gentili, se tanto e infruttuosamente si affannarono in trovare il sommo bene; ma noi che viviamo nella luce della rivelazione, possiamo forse essere scusabili? Chi \u00e8 di noi, sia pure idiota, sia pure ignorante, che non sappia per fede che solo l\u2019amore di Dio pu\u00f2 riempire il nostro cuore? che solo l\u2019amore del Signore pu\u00f2 renderci felici? S\u00ec tutti lo sappiamo, tutti ne siamo certi, e poi operiamo come se nulla ne sapessimo. Noi siamo come quegli stolti che potendo attingere limpidissima acqua alla sorgente, l\u2019attingono ai rigagnoli e alle pozzanghere e poi si lamentano perch\u00e9 \u00e8 torba; siamo come quegli che potendo specchiarsi alla luce vivissima e brillantissima del sole, vanno a cercare il barlume d\u2019una prigione, e poi si lamentano di vederci poco. Facciamo senno una volta: apriamo gli occhi al nostro inganno: riconosciamo finalmente chi solo \u00e8 degno del nostro amore, ed in Lui collochiamo tutto il nostro cuore, n\u00e9 ci troveremo mai pi\u00f9 traditi. Lui solo \u00e8 degno di amore ossia che ne consideriamo le intrinseche perfezioni, o i benefizii che ci ha largiti, o le promesse che Egli ci ha fatte. Lui solo dobbiamo amare e con benevolenza assoluta, e con benevolenza di gratitudine e con benevolenza d\u2019interesse. Questi tre motivi sieno i tre punti della nostra meditazione, la quale forse per voi non occorrerebbe, o mie sorelle, perch\u00e9 veramente amate Dio, ma io intendo di meditare anche a mio profitto, oltrech\u00e9 non sar\u00e0 inutile nemmen per voi il rinfuocare con nuove considerazioni quell\u2019amore che gi\u00e0 vi arde nel petto, come sta scritto nell\u2019Ecclesiaste, che il fuoco arde secondo le legna: <em><u>secundum ligna silvae, sic ignis exardescit<\/u><\/em>. \u201cOra essendo l\u2019amore un mistico fuoco e i motivi dell\u2019amore l\u2019unica materia in cui e per cui esso si accende; dove pi\u00f9 che in verun altro luogo della sua materia ritrovi, ivi pure maggiori che altrove dovr\u00e0 suscitare le sue vampe (Rogacci)\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">La nostra volont\u00e0 \u00e8 attirata con forza prepotente verso il bello ed il buono, e se l\u2019anima si determina ad amare un qualche oggetto, non \u00e8 per altro se non perch\u00e9 in esso in crede trovare quei due pregi della bont\u00e0 e della bellezza; e se guardatolo una volta lo abbandona, non \u00e8 peraltro se non perch\u00e9 alla prova non lo ha trovato n\u00e9 bello n\u00e9 buono. Questi due pregi insomma determinano tutti i movimenti della volont\u00e0. Ma se questo \u00e8, dove potremo avere maggior bellezza che in Dio? essa forma la beatitudine dei Cieli, e se colass\u00f9 godesi immensamente, \u00e8 perch\u00e9 n\u2019\u00e8 dato di contemplare Dio a faccia a faccia e di avere la vista immediata della sua bellezza. Ma voi mi direte: noi non possiamo farci idea della bellezza di Dio, perch\u00e9 non ci \u00e8 dato vederlo sensibilmente. Ed io pure convengo che noi non possiamo formarcene un\u2019idea adeguata, ma dico bens\u00ec che possiamo formarcela chiara quanto basta per conoscere che Dio deve esser bello sopra tutte le creature, e per conseguenza degno di essere amato sopra di loro. Noi non vediamo che dei raggi riflessi della bellezza di Dio, ma da essi possiamo benissimo argomentare qual debba essere la sorgente. Disse un filosofo che la bellezza del creato non \u00e8 altro che lo splendore della faccia di Dio che si riverbera variamente sopra le opere delle sue mani. Ora se molte delle cose create ci appariscono sopra ogni nostra stima bellissime, che dovr\u00e0 essere di quella bellezza della quale esse non sono che un riverbero? Che torrente di luce si diffonde dal sole, tanto che appena ne sostenghiamo la vista; ma che cos\u2019\u00e8 il sole in paragone delle tante migliaja di stelle che popolano il firmamento, tutte pi\u00f9 grandi del sole, e solamente alla nostra vista pi\u00f9 piccole, perch\u00e9 ne rimangono pi\u00f9 lontane? Che cosa sono mai tutte queste stelle insieme riunite dirimpetto a colui che le cre\u00f2 e di\u00e8 loro la luce? Ma discendiamo pi\u00f9 basso: potremo noi credere che ci\u00f2 che ci alletta nei fiori, ci\u00f2 che ci ricrea nelle aure, ci\u00f2 che ci rallegra nella infinita variet\u00e0 dei colori che dipingono gli oggetti, non debba pure trovarsi in chi di tutte queste cose \u00e8 autore. Impariamo, mie sorelle, a sollevarci dalle creature al Creatore, e ad argomentare da quelle la bellezza, la bont\u00e0, la sapienza di questo, e a trarne quindi sempre nuovi motivi per lui. Con questo studio noi potremo esser sempre in una continua corrispondenza di affetti con Dio, e le creature cos\u00ec considerate invece di esserci inciampo all\u2019amore di Dio, ci saranno anzi eccitamento. Da tutto potremo trar motivo di soavi aspirazioni verso Dio. Passeggiamo in un giardino tra molte variet\u00e0 di fiori? e, cogliendone alcuno potremo dire, quanto deve esser bello il mio Dio se tanto mi alletta questo fiorellino che \u00e8 opera sua! quanto dev\u2019esser soave il mio Signore se cos\u00ec dolci fragranze ha saputo infondere in questa pianticella! Splende sereno il sole? Oh quanto dovr\u00e0 essere la serenit\u00e0 della divina faccia! Freme spaventosa la tempesta? oh quanto \u00e8 potente il Signore! che siamo noi dinanzi a lui! Brilla puro il firmamento in una bella notte di estate? O immensit\u00e0 di Dio! dove vanno a terminare quegli aerei spazii, dove si perde la vista? quanti mai sono que\u2019 lucidi astri che ingemmano quai vivi smeraldi il Cielo? Io vi adoro Signore nello splendore della vostra bellezza, nell\u2019abisso della vostra immensit\u00e0, nelle opere della vostra sapienza! Io vi adoro Signore, e vi amo quanto mai \u00e8 capace di amare questo mio cuore! Facciamo s\u00ec questo bello e profittevole studio, o mie Sorelle, di far servire le cose create di scala per giungere al Creatore. Non imitiamo&nbsp; i mondani, i quali con inestimabile cecit\u00e0 si arrestano all\u2019amore delle corruttibili cose, n\u00e9 sanno da esse sollevarsi e muoversi se non per passare ad altre cose corruttibili e vili, e cos\u00ec corrompono il cuore in affetti disordinati e caliginosi, e lo rendono affatto avverso e ripugnante all\u2019amore divino.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma se Dio si vuole amare sopra tutte le cose, siccome centro di ogni perfezione, siccome fonte di ogni pregio, siccome cumulo di ogni bene; se si deve amare insomma con benevolenza assoluta, non sono meno forti i motivi che ci spingono ad amarlo con una benevolenza di gratitudine. Ed infatti se noi consideriamo gli immensi benefizii che gli dobbiamo s\u00ec in ordine alla natura, che in ordine alla grazia, oh quanto abbiamo ragione di amarlo! E se noi nol facciamo \u00e8 perch\u00e9 di rado o mai facciamo seria riflessione sopra questi benefizii, e perch\u00e9 sono di tutti i giorni di tutti i momenti, noi ci facciamo l\u2019abitudine e ci passano inosservati. Non \u00e8 dono di Dio se noi ci muoviamo, respiriamo, parliamo? Non \u00e8 dono di Dio se godiamo i frutti delle stagioni, se possiamo usare tutto ci\u00f2 che fa comoda ed agiata la vita? Ma lasciamo stare i benefizii da noi ricevuti&nbsp; in ordine alla natura, forse non sono infinitamente pi\u00f9 grandi e pi\u00f9 solenni quegli soprannaturali? Non ci foss\u2019altro che la Redenzione, non basterebbe questo a doverci infiammare di amore e di gratitudine? Ma sebbene questo sia il principalissimo, pure esso non \u00e8 il solo. Perocch\u00e9 il nostro buon Padre non solo ha colla morte dell\u2019Unigenito suo voluto redimerci, ma ha voluto ancora che noi potessimo conservare i frutti della redenzione. Ed \u00e8 perci\u00f2 che Egli ci ha dato i Sacramenti, tra i quali quello della penitenza \u00e8 una redenzione continua, una redenzione che tante volte si rinnova, quante noi ingratamente torniamo a ricadere in peccato. E qual degli uomini, fosse pure misericordioso, non si stancherebbe a perdonare dopo si grandi e ripetute offese? Ma il nostro buon Padre non si stanca: la sua misericordia \u00e8 infinita: e sebbene tante volte siamo stati mancatori di parola e siamo tornati tante volte ad offenderlo, pure egli \u00e8 sempre pronto ad abbracciarci a stringerci al seno, a perdonarci ogni volta che pentiti a lui ricorriamo. Dite un poco, e che sarebbe di noi se Egli, dopo averci lavato la colpa originale per mezzo del Battesimo, non ci avesse dato altro mezzo di risorgere quando di nuovo fossimo caduti nel <i>&nbsp;<\/i>peccato? Quanti, dite quanti si potrebbero salvare? Chi \u00e8 che possa vantarsi d\u2019aver conservato la battesimale innocenza? Eppure era Egli forse obbligato a rialzarci tante volte, dopo averci una volta salvato? Non era assai l\u2019avere sacrificato il suo Divin Figlio sul Golgota? N\u00f2, per l\u2019amore immenso, incommensurabile ch\u2019egli ci porta, non era assai! Perocch\u00e9 volle che il sacrificio del Golgota si rinnovasse da noi, quante volte ne avessimo bisogno, sopra l\u2019altare; volle non solo che il sangue del Divin suo Figlio si spargesse, non solo che le sue carni per noi si lacerassero; ma ancora che sangue e corpo ci fosse di cibo e di bevanda. O prove di amore ineffabile innanzi a cui la povera nostra mente si confonde e si perde. E tanto amore non trover\u00e0 in noi corrispondenza? Se un uomo ci fa un piccol benefizio glie ne saremo grati, e a tanti benefizii di Dio rimarremo freddi e indifferenti? Se noi ci mostriamo ingrati verso degli uomini, ne saremo tanto ripresi e vituperati, e mostrandoci ingrati verso Dio, non ci sar\u00e0 alcuno che se ne prenda meraviglia. E\u2019 cos\u00ec poca cosa il nostro Dio per noi? sono <i>&nbsp;<\/i>dunque cos\u00ec dispregevoli i suoi benefizii verso di noi? dovr\u00e0 dunque esser Egli cos\u00ec mortificato, cos\u00ec ingiuriato, e lo vuo\u2019 dir pure, cos\u00ec deriso nel suo amore? Eppure se non ci muovono i suoi pregi intrinseci e le sue perfezioni; se non ci muovono i suoi infiniti benefizii; ci dovrebbe almeno muovere il nostro interesse. Perocch\u00e9 non \u00e8 forse vero che da lui dipende la nostra vita, il nostro essere, la nostra conservazione? Non \u00e8 vero forse che abbiamo continuamente bisogno del suo soccorso? che senza lui non possiamo nulla? che s\u2019egli ci abbandona tutto perdiamo? che se egli ci respinge lungi dalla sua faccia siamo eternamente infelici? egli ha in mano la vita e la morte: l\u2019una e l\u2019altra pu\u00f2 dispensare secondo le opere nostre ad ogni momento: l\u2019una e l\u2019altra possono essere il nostro destino o in una eternit\u00e0 di beatitudine o in una eternit\u00e0 di tormenti, e tuttavia non ci muoviamo ad amarlo con tutte le nostre potenze, non ci muoviamo a raccomandarci a lui colle viscere del cuore? Forse egli si rende difficile a noi? forse ci volge severo lo sguardo? Forse i suoi ajuti e le sue grazie di cui tanto abbiamo bi(<i>114 v<\/i>)sogno le dispensa con difficolt\u00e0? N\u00f2; n\u00f2 Egli anzi pi\u00f9 desidera di concedercele, che noi non desideriamo di riceverle! Anzi mentre noi resistiamo alla sua grazia, egli quasi ci vien dietro e ci segue perch\u00e9 noi finalmente, fatto miglior senno, ce ne approfittiamo. Dove vogliamo maggior prova di amore? E noi non vorremo corrispondergli neanche per nostro interesse? e, vedete, che questo amore interessato \u00e8 il meno che noi gli possiamo dare, mentre noi dovremmo amarlo di un amore puro ed assoluto, per riguardo solamente alle sue perfezioni. E fosse pure che gli uomini almeno lo amassero cos\u00ec! Ma la maggior parte di essi non \u00e8 mossa nemmeno dal proprio interesse. O mio Dio quanto \u00e8 grande la nostra reit\u00e0, che ricusiamo di amarti, mentre non potremmo corrisponderti nemmeno alle mille miglia quando pure ti amassimo con quanto amore possiamo esser capaci. Ah questa riflessione ci scuote, o Signore! essa ci fa rientrare in noi, e ci scopre la nostra nera ingratitudine! Signore abbiateci misericordia! Noi vi scongiuriamo colla faccia per terra di volerci perdonare la&nbsp; nostra freddezza, che noi ci proponghiamo fin da questo momento di vincere colle fiamme della pi\u00f9 ardente carit\u00e0. S\u00ec, o Signore, noi vogliamo quindi innanzi amar voi solo, unicamente voi, oh! potesse il nostro cuore distruggersi in fiamme di amore! Vogliamo amarvi perch\u00e9 siete il fonte della bellezza e della bont\u00e0; vogliamo amarvi perch\u00e9 siete il solo degno di essere amato sopra tutte le cose; perch\u00e9 voi solo potete riempire e far pago il nostro cuore; vogliamo amarvi per sentimenti di gratitudine per gl\u2019immensi benefizii che ci avete largiti, e di cui non eravamo meritevoli; vogliamo amarvi finalmente anche per nostro interesse, perch\u00e9 senza voi nulla possiamo, perch\u00e9 nelle vostre mani sta la nostra futura destinazione! Ajutate e corroborate, Signore, questi santi propositi colla vostra grazia, acciocch\u00e8 non abbiamo a mancare ad essi giammai per tutta la vita.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<hr>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Ad S. Domenico 93<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Dai&nbsp;Discorsi&nbsp;del Servo del Dio Didaco Bessi&nbsp; Dell\u2019amor di Dio1 &nbsp; Il nostro cuore, o Revd\u0113 Madri, \u00e8 cos\u00ec fatto che egli non pu\u00f2 stare senza che ami qualche cosa, perch\u00e9 nell\u2019amore \u00e8 la sua quiete e la sua felicit\u00e0. Quindi \u00e8 ch\u2019esso \u00e8 sempre in un continuo moto per trovare questo oggetto in cui possa riposarsi e riporvi la sua compiacenza. Date un\u2019occhiata agli uomini, e gli vedrete tutti gettarsi avidamente ad amare chi una cosa chi un\u2019altra, secondo che ciascuno stima in essa di ritrovare tutti quei requisiti che la rendono degna del suo amore. Altri, in cui i sensi predominano, credono che il sensuale amore possa fargli felici, e vi si abbandonano. Altri che educarono l\u2019intelletto alla ricerca delle verit\u00e0 fisiche e morali, credono che l\u2019amore dello studio possa riempire il loro cuore, e quivi spendono la vita. Altri, in cui il materiale interesse prevale, credono che le ricchezze possano formare la loro beatitudine, e si danno con ogni cura a procacciarle per ogni via. Altri che hanno in pregio il loro corpo, credono che gli agi, le mollezze, gli spassi e gli altri comodi della vita possano loro procacciare ogni gioia, e si abbandonano dietro a quegli col pi\u00f9 passionato amore. Ma, ahim\u00e8, che essi s\u2019ingannano fortemente, poich\u00e9 il frutto di tutti questi amori non riesce alla fine che in dolorosi disinganni, che amareggiano la vita. Vedete infatti, che degli uomini mondani niuno \u00e8 che si chiami contento. Chi si duole per una cagione, chi per un\u2019altra. Basta, insomma, che essi abbiano sempre il cuore amareggiato, perch\u00e9 in quella sua capacit\u00e0 di amare, non ha trovato ancora quell\u2019oggetto desiato che sia pienamente degno del suo amore. Oh noi sciagurati che fabbrichiamo a noi stessi le nostre miserie! E dov\u2019\u00e8, dove pu\u00f2 essere nel mondo un oggetto dotato di cos\u00ec alta perfezione che possa pienamente render pago il cuore? Ah n\u00f2, non vi ha, n\u00e9 vi pu\u00f2 essere. Noi siamo infelici nei nostri affetti, perch\u00e9 male li collochiamo; noi siamo traditi nel nostro amore, perch\u00e9 lo rivolgiamo l\u00e0 donde non ci pu\u00f2 venire nessuna corrispondenza. Ed \u00e8 forse difficile il trovare questo oggetto di assoluta perfezione che sia degno del nostro amore? Questo ingannarci che facciamo ad ogni tratto, questo andare errando continuamente, \u00e8 forse per noi una fatale necessit\u00e0, o non piuttosto una stolta elezione? Ah purtroppo \u00e8 cos\u00ec! Fossero pure scusabili i filosofi gentili, se tanto e infruttuosamente si affannarono in trovare il sommo bene; ma noi che viviamo nella luce della rivelazione, possiamo forse essere scusabili? Chi \u00e8 di noi, sia pure idiota, sia pure ignorante, che non sappia per fede che solo l\u2019amore di Dio pu\u00f2 riempire il nostro cuore? che solo l\u2019amore del Signore pu\u00f2 renderci felici? S\u00ec tutti lo sappiamo, tutti ne siamo certi, e poi operiamo come se nulla ne sapessimo. Noi siamo come quegli stolti che potendo attingere limpidissima acqua alla sorgente, l\u2019attingono ai rigagnoli e alle pozzanghere e poi si lamentano perch\u00e9 \u00e8 torba; siamo come quegli che potendo specchiarsi alla luce vivissima e brillantissima del sole, vanno a cercare il barlume d\u2019una prigione, e poi si lamentano di vederci poco. Facciamo senno una volta: apriamo gli occhi al nostro inganno: riconosciamo finalmente chi solo \u00e8 degno del nostro amore, ed in Lui collochiamo tutto il nostro cuore, n\u00e9 ci troveremo mai pi\u00f9 traditi. Lui solo \u00e8 degno di amore ossia che ne consideriamo le intrinseche perfezioni, o i benefizii che ci ha largiti, o le promesse che Egli ci ha fatte. Lui solo dobbiamo amare e con benevolenza assoluta, e con benevolenza di gratitudine e con benevolenza d\u2019interesse. Questi tre motivi sieno i tre punti della nostra meditazione, la quale forse per voi non occorrerebbe, o mie sorelle, perch\u00e9 veramente amate Dio, ma io intendo di meditare anche a mio profitto, oltrech\u00e9 non sar\u00e0 inutile nemmen per voi il rinfuocare con nuove considerazioni quell\u2019amore che gi\u00e0 vi arde nel petto, come sta scritto nell\u2019Ecclesiaste, che il fuoco arde secondo le legna: secundum ligna silvae, sic ignis exardescit. \u201cOra essendo l\u2019amore un mistico fuoco e i motivi dell\u2019amore l\u2019unica materia in cui e per cui esso si accende; dove pi\u00f9 che in verun altro luogo della sua materia ritrovi, ivi pure maggiori che altrove dovr\u00e0 suscitare le sue vampe (Rogacci)\u201d. La nostra volont\u00e0 \u00e8 attirata con forza prepotente verso il bello ed il buono, e se l\u2019anima si determina ad amare un qualche oggetto, non \u00e8 per altro se non perch\u00e9 in esso in crede trovare quei due pregi della bont\u00e0 e della bellezza; e se guardatolo una volta lo abbandona, non \u00e8 peraltro se non perch\u00e9 alla prova non lo ha trovato n\u00e9 bello n\u00e9 buono. Questi due pregi insomma determinano tutti i movimenti della volont\u00e0. Ma se questo \u00e8, dove potremo avere maggior bellezza che in Dio? essa forma la beatitudine dei Cieli, e se colass\u00f9 godesi immensamente, \u00e8 perch\u00e9 n\u2019\u00e8 dato di contemplare Dio a faccia a faccia e di avere la vista immediata della sua bellezza. Ma voi mi direte: noi non possiamo farci idea della bellezza di Dio, perch\u00e9 non ci \u00e8 dato vederlo sensibilmente. Ed io pure convengo che noi non possiamo formarcene un\u2019idea adeguata, ma dico bens\u00ec che possiamo formarcela chiara quanto basta per conoscere che Dio deve esser bello sopra tutte le creature, e per conseguenza degno di essere amato sopra di loro. Noi non vediamo che dei raggi riflessi della bellezza di Dio, ma da essi possiamo benissimo argomentare qual debba essere la sorgente. Disse un filosofo che la bellezza del creato non \u00e8 altro che lo splendore della faccia di Dio che si riverbera variamente sopra le opere delle sue mani. Ora se molte delle cose create ci appariscono sopra ogni nostra stima bellissime, che dovr\u00e0 essere di quella bellezza della quale esse non sono che un riverbero? 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