{"id":2216,"date":"2016-08-12T11:00:10","date_gmt":"2016-08-12T09:00:10","guid":{"rendered":"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/?p=2216"},"modified":"2016-08-16T16:31:54","modified_gmt":"2016-08-16T14:31:54","slug":"riflessione-di-lia-gmg-di-krakow","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/riflessione-di-lia-gmg-di-krakow\/","title":{"rendered":"Riflessione di Lia &#8211; GMG di Krak\u00f3w"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. (Qo 3,1)<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che non ci sia frase migliore di questa citazione del Qo\u00e8let per compendiare la mia esperienza alla Giornata mondiale della Giovent\u00f9 di Cracovia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono contenta di essere tornata a casa, mi sento rinnovata e pronta ad infondere nel quotidiano due settimane ricchissime e piene di incontri inaspettati. Per quanto i ricordi dei giorni appena trascorsi siano intrisi della rugiada della nostalgia, sono piena di gioia all\u2019idea di portare ai miei cari rimasti in Italia tutto l\u2019entusiasmo e l\u2019energia che ho respirato. Ora \u00e8 il tempo per raccontare e portare i frutti dei giorni trascorsi, e diventare da pellegrino, missionario. Stamattina, mentre ripercorrevo a ritroso la strada che due settimane fa mi aveva condotto alla partenza, mi \u00e8 venuto spontaneo pensare a quanto siano diversi i passi dell\u2019andata e del ritorno: i primi connotati dalla trepidazione e dalla paura, dall\u2019attesa di novit\u00e0 e dalla speranza di un viaggio sereno e felice, gli altri stanchi ma veloci, appesantiti dalle valigie disordinate e rigonfie, ma rivitalizzati dal dolce peso dei ricordi. <a class=\"lightbox\" href=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/sdm.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2281 alignright\" src=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/sdm-300x199.jpg\" alt=\"sdm\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/sdm-300x199.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/sdm-768x510.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/sdm.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due settimane fa, quando siamo partiti alla volta della Polonia, mi \u00e8 chiaro adesso, era il tempo per partire. In me si agitavano sentimenti contrastanti: dalle assillanti raccomandazioni materne, che mi esortavano a vigilare su un eventuale attacco terroristico, alla curiosit\u00e0 per ci\u00f2 che sarebbe arrivato, alla sincera stima per un popolo radicato e intessuto di fede come quello polacco, alla mia originaria ritrosia per qualsiasi spostamento drastico dai luoghi che frequento di solito. Ero impaurita ed eccitata e, nonostante io sia una persona dalla fervida fantasia, non riuscivo a immaginare cosa questi giorni ci avrebbero potuto riservare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivati al confine con la Polonia ero in trepidazione per l\u2019ostacolo linguistico, che mi pareva insormontabile, e per la mia ostinata chiusura rispetto a ci\u00f2 che esula dal mio orizzonte abituale d\u2019interesse. In parole povere: non capivo una parola di polacco ed ero infastidita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La settimana a Lublino \u00e8 stata una vacanza gioiosa e allegra. Mi ha colpito l\u2019inesausta disponibilit\u00e0 delle famiglie che ci hanno ospitato con dedizione per una settimana. Ero partita stanca e prostrata, dopo un anno pieno di soddisfazioni, ma denso anche di fatiche, e la serenit\u00e0 che aleggiava a Lublino, ha lenito il mal contento di giorni di levatacce ed esami. Mi sono chiesta, la mattina in cui la mia faccia terrea e preoccupata indicava eloquentemente il mal di gola che mi era sorto lungo la notte, cosa potesse spingere un baldo ragazzone polacco di 33 anni, e la sua mamma, a propormi con una sollecitudine incredibile, ogni rimedio possibile, a cercare di tradurre bugiardini incomprensibili in polacco in un inglese ancora pi\u00f9 improbabile, a offrirmi di mangiare dell\u2019aglio, e ad accompagnarmi fino alla parrocchia per avvertire le suore del mio malessere. Penso con rimorso che, se io avessi ospitato una ragazza a cui era venuto mal di gola, avrei pensato soltanto a quanti grattacapi in pi\u00f9 mi avrebbe causato curarla e assisterla. La risposta a questa domanda \u00e8 venuta con la prima lettera di Giovanni, in cui l\u2019apostolo raccomanda di amare Dio attraverso il prossimo. Per me \u00e8 stata una manifestazione concreta dell\u2019amore che Ges\u00f9 riversa su tutti noi vedere la gratuit\u00e0 con cui le nostre famiglie ci hanno accolto e la generosit\u00e0 con cui ci hanno accompagnato. Trascorrere in questa famiglia i miei primi giorni di pellegrinaggio mi ha fatto comprendere la concretezza dell\u2019amore di Dio, la variet\u00e0 di modi in cui si esprime e ha gettato luce nuova anche sul mio legame con i miei familiari, che allo stesso modo mi hanno accolta e mi sopportano, vi assicuro, \u00e8 compito arduo, cos\u00ec come sono.<a class=\"lightbox\" href=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/IMG_20160723_100203.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2235 alignleft\" src=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/IMG_20160723_100203-225x300.jpg\" alt=\"IMG_20160723_100203\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/IMG_20160723_100203-225x300.jpg 225w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/IMG_20160723_100203-768x1024.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/IMG_20160723_100203.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il momento culminante, conclusione dell\u2019esperienza a Lublino e anticipazione di Cracovia \u00e8 stata la giornata all\u2019Arena M\u0142odych, lo stadio di Lublino. Un giorno intero passato a lodare il Signore danzando. La preghiera era pura gioia, e abbiamo avuto un primo assaggio della moltitudine di giovani che si sarebbero radunati a Cracovia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un commosso arrivederci, al termine di giorni densi di appuntamenti, ma accomunati dalla generosit\u00e0 e dai doni che abbiamo ricevuto dalle famiglie, dal parroco e dai ragazzi della parrocchia di San Stanislao, siamo giunti a Mis\u0142owice, un paesone, che dista 70 km da Cracovia, dedicato alla memoria di San Giovanni Battista. Inizialmente dovevamo essere ospitati in una scuola, ma per un fortunato riassortimento siamo capitati nuovamente in famiglia. Altre persone sconosciute ci hanno aperto la casa e nutrito in nome di Cristo, in modo, se possibile, ancor pi\u00f9 generoso: la zona in cui eravamo alloggiati era pi\u00f9 povera della precedente, e chi ci ospitava ha riservato per noi il meglio del poco che aveva. Io non ho pagato un soldo a Cracovia in cibo, che poi abbia speso 19 z\u0142oty in un crocifisso mostra la mia prodigalit\u00e0 incurabile, perch\u00e9 la signora che mi ha ospitato, oltre al pranzo, e alla cena preparata a qualsiasi ora, tutte le mattine ci dava un sacchetto pieno di frutta e di dolcetti. Questa annotazione veniale per dire che io, grazie anche a chi mi ha fatto notare saggiamente questo risvolto mentre avidamente contemplavo gli scaffali di un supermercato, pronta a rifornirmi di panini e altre specialit\u00e0 polacche, senza fare nomi il ben noto Massimiliano, ho vissuto il mio pellegrinaggio come accoglienza fiduciosa di ci\u00f2 che ci era dato, cibo compreso. Ho capito che parte rilevante dell\u2019atteggiamento del pellegrino \u00e8 vivere di ci\u00f2 che gli \u00e8 donato. Il Signore ci invita a fare l\u2019esperienza della Provvidenza, a fidarci degli altri, al posto che agire da soli, fosse anche per gustare un caff\u00e8 dall\u2019agognato Starbucks, che si staglia alla stazione centrale di Cracovia. In pi\u00f9, mangiare dopo ore di fila, o consumare cibo bagnato dalla pioggia, o schiacciato dopo una giornata nello zaino, mi fa capire quanto prezioso, e quanto poco scontato sia il nutrimento che abbiamo ogni giorno. A casa mia io affanno la mia mamma, o chi commette l\u2019avventatezza di invitarmi a pranzo, con mille richieste su come dev\u2019essere il cibo, perch\u00e9 risulti di mio gradimento, e chi mi conosce sa anche che le mie fissazioni sono svariate, connotate dal denominatore comune di ridurre una tavola variopinta e ricca ad una mensa da ospedale salutista. Ho capito che non \u00e8 l\u2019atteggiamento del cristiano rifiutare ci\u00f2 che gli \u00e8 dato, specie se a questo dono che ci tiene in vita, non tutto il mondo ha cos\u00ec facilmente accesso. Un\u2019altra cosa su cui mi ha fatto riflettere il modo di mangiare caotico dei giorni a Cracovia \u00e8 che dopo ore di fatica e di digiuno, mi sentivo riposata e sazia. A parte la fisiologica eccitazione della giornata, che mi impediva di concentrarmi sull\u2019appetito, mi rendo conto che il Cibo a cui bisogna anelare \u00e8 Altro, e forse noi eravamo, in quel senso, molto ben nutriti. A Cracovia \u00e8 stato difficile sintonizzarsi sul ritmo della manifestazione. Principalmente perch\u00e9 io ho il desiderio di essere il centro del mondo, ed \u00e8 difficile esserlo in mezzo al mondo che si riunisce nella sua variet\u00e0 in una citt\u00e0 sola. Mi sarebbe piaciuto, parlo francamente, che in mezzo alle affascinanti delegazioni che ci circondavano, il mio ragazzo fosse concentrato solo su di me, pronto a tessere le mie lodi in ogni istante e a comprendere il mio disagio nella confusione e nella socializzazione forzata con gente che non mi interessava conoscere. Il punto culminante della tensione che si era creata \u00e8 stata una litigata feroce, consumatasi nella stazione di Cracovia, causata dal pranzo che non eravamo riusciti a fare, a causa dei tempi serrati. Mi sentivo messa da parte, non voluta e adombrata da tutti i giovani e dall\u2019entusiasmo che Massimiliano aveva per loro. Dopo esserci riconciliati ero dispiaciuta di avergli riservato una cos\u00ec brutta reazione, quando alla Messa degli italiani risuona un versetto del Vangelo di Giovanni che sembra fatto apposta per me: <i>Pietro, mi ami pi\u00f9 di costoro?<\/i> che alle mie orecchie \u00e8 risuonato come <i>Lia, mi ami pi\u00f9 del tuo ragazzo? E della tua famiglia?<\/i>. La mia risposta onesta sarebbe stata un netto diniego. Non amo il Signore, che mi sembra sempre cos\u00ec evanescente e astratto, pi\u00f9 delle persone da cui pretendo che esauriscano la mia radicale insicurezza e il vuoto connaturato in me. Guardandomi intorno con chiarezza, illuminata da questa parola, ho notato ancora una volta la generosit\u00e0 con cui ogni persona che entrava in contatto con me si dava, anche soltanto per scambiare un cappellino. Perch\u00e9 resistere a questa allegria sconvolgente che tutti respiravano? Perch\u00e9 non fidarsi di Dio e abbandonarsi a ci\u00f2 che sarebbe successo con fiducia? Partendo da casa, insoddisfatta dei miei studi e dell\u2019argomento della mia tesi finale, avevo portato con me i libri che non avevo letto lungo questi anni di universit\u00e0, alcuni perch\u00e9 erano troppo intensi, altri perch\u00e9 mi era mancato il tempo. Era il tempo di leggerli, perch\u00e9 ognuno mi ha parlato con vigore della realt\u00e0 che stavo vivendo, fosse una dotta dissertazione sul male, che mostrava quanto l\u2019orgoglio sia l\u2019origine di ogni peccato, o la commovente vicenda di Chiara Corbella che si \u00e8 fidata fino a dare la propria vita. Ci\u00f2 che in tutti i testi ricorreva quasi con insistenza era la Croce di Cristo, che \u00e8 inevitabile, ma che porta alla Vita. Ho i brividi mentre scrivo queste parole, a me la sofferenza fa paura, ma riesco a capire che noi siamo fatti ad immagine di un Dio crocifisso e umiliato per amore, e che quindi il coronamento della nostra natura \u00e8 il dono di noi stessi. A questa riflessione mi ha condotto anche una statua di Ges\u00f9, ritratto prima di essere crocifisso, che abbiamo ammirato nella chiesa dei domenicani. Sotto il Cristo schernito e affranto un\u2019insegna recitava <i>Ecce homo<\/i>. L\u2019immagine dell\u2019umanit\u00e0 piena \u00e8 un uomo che diventa divino non ergendosi nel vigore di un\u2019umanit\u00e0 potente e riboccante di vita, ma nell\u2019onnipotenza di un sacrificio compiuto per amore. Incomprensibile e misterioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, anche la Messa finale del Papa mi ha insegnato molto. Le parole del pontefice sono stata una sferzata di energia, ma mi sono resa conto, l\u00ec come al santuario di Czestochova, che Dio deve essere il centro. Altrimenti, una manifestazione come la Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 non avrebbe alcun senso senza Dio, ma sarebbe un\u2019inutile sfacchinata per sentire male e sotto al sole, la predica del Papa che si potrebbe comodamente ascoltare a casa propria, e anche con una qualit\u00e0 audio nettamente superiore. Era difficile mantenersi concentrati nell\u2019afa, attorniati da tante persone, impossibile senza ricordare il profondo perch\u00e9 del mio pellegrinaggio a Cracovia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. (Qo 3,1) Penso che non ci sia frase migliore di questa citazione del Qo\u00e8let per compendiare la mia esperienza alla Giornata mondiale della Giovent\u00f9 di Cracovia. Sono contenta di essere tornata a casa, mi sento rinnovata e pronta ad infondere nel quotidiano due settimane ricchissime e piene di incontri inaspettati. Per quanto i ricordi dei giorni appena trascorsi siano intrisi della rugiada della nostalgia, sono piena di gioia all\u2019idea di portare ai miei cari rimasti in Italia tutto l\u2019entusiasmo e l\u2019energia che ho respirato. Ora \u00e8 il tempo per raccontare e portare i frutti dei giorni trascorsi, e diventare da pellegrino, missionario. Stamattina, mentre ripercorrevo a ritroso la strada che due settimane fa mi aveva condotto alla partenza, mi \u00e8 venuto spontaneo pensare a quanto siano diversi i passi dell\u2019andata e del ritorno: i primi connotati dalla trepidazione e dalla paura, dall\u2019attesa di novit\u00e0 e dalla speranza di un viaggio sereno e felice, gli altri stanchi ma veloci, appesantiti dalle valigie disordinate e rigonfie, ma rivitalizzati dal dolce peso dei ricordi. Due settimane fa, quando siamo partiti alla volta della Polonia, mi \u00e8 chiaro adesso, era il tempo per partire. In me si agitavano sentimenti contrastanti: dalle assillanti raccomandazioni materne, che mi esortavano a vigilare su un eventuale attacco terroristico, alla curiosit\u00e0 per ci\u00f2 che sarebbe arrivato, alla sincera stima per un popolo radicato e intessuto di fede come quello polacco, alla mia originaria ritrosia per qualsiasi spostamento drastico dai luoghi che frequento di solito. Ero impaurita ed eccitata e, nonostante io sia una persona dalla fervida fantasia, non riuscivo a immaginare cosa questi giorni ci avrebbero potuto riservare. Arrivati al confine con la Polonia ero in trepidazione per l\u2019ostacolo linguistico, che mi pareva insormontabile, e per la mia ostinata chiusura rispetto a ci\u00f2 che esula dal mio orizzonte abituale d\u2019interesse. In parole povere: non capivo una parola di polacco ed ero infastidita. La settimana a Lublino \u00e8 stata una vacanza gioiosa e allegra. Mi ha colpito l\u2019inesausta disponibilit\u00e0 delle famiglie che ci hanno ospitato con dedizione per una settimana. Ero partita stanca e prostrata, dopo un anno pieno di soddisfazioni, ma denso anche di fatiche, e la serenit\u00e0 che aleggiava a Lublino, ha lenito il mal contento di giorni di levatacce ed esami. Mi sono chiesta, la mattina in cui la mia faccia terrea e preoccupata indicava eloquentemente il mal di gola che mi era sorto lungo la notte, cosa potesse spingere un baldo ragazzone polacco di 33 anni, e la sua mamma, a propormi con una sollecitudine incredibile, ogni rimedio possibile, a cercare di tradurre bugiardini incomprensibili in polacco in un inglese ancora pi\u00f9 improbabile, a offrirmi di mangiare dell\u2019aglio, e ad accompagnarmi fino alla parrocchia per avvertire le suore del mio malessere. Penso con rimorso che, se io avessi ospitato una ragazza a cui era venuto mal di gola, avrei pensato soltanto a quanti grattacapi in pi\u00f9 mi avrebbe causato curarla e assisterla. La risposta a questa domanda \u00e8 venuta con la prima lettera di Giovanni, in cui l\u2019apostolo raccomanda di amare Dio attraverso il prossimo. Per me \u00e8 stata una manifestazione concreta dell\u2019amore che Ges\u00f9 riversa su tutti noi vedere la gratuit\u00e0 con cui le nostre famiglie ci hanno accolto e la generosit\u00e0 con cui ci hanno accompagnato. Trascorrere in questa famiglia i miei primi giorni di pellegrinaggio mi ha fatto comprendere la concretezza dell\u2019amore di Dio, la variet\u00e0 di modi in cui si esprime e ha gettato luce nuova anche sul mio legame con i miei familiari, che allo stesso modo mi hanno accolta e mi sopportano, vi assicuro, \u00e8 compito arduo, cos\u00ec come sono. Il momento culminante, conclusione dell\u2019esperienza a Lublino e anticipazione di Cracovia \u00e8 stata la giornata all\u2019Arena M\u0142odych, lo stadio di Lublino. Un giorno intero passato a lodare il Signore danzando. La preghiera era pura gioia, e abbiamo avuto un primo assaggio della moltitudine di giovani che si sarebbero radunati a Cracovia. 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Io non ho pagato un soldo a Cracovia in cibo, che poi abbia speso 19 z\u0142oty in un crocifisso mostra la mia prodigalit\u00e0 incurabile, perch\u00e9 la signora che mi ha ospitato, oltre al pranzo, e alla cena preparata a qualsiasi ora, tutte le mattine ci dava un sacchetto pieno di frutta e di dolcetti. Questa annotazione veniale per dire che io, grazie anche a chi mi ha fatto notare saggiamente questo risvolto mentre avidamente contemplavo gli scaffali di un supermercato, pronta a rifornirmi di panini e altre specialit\u00e0 polacche, senza fare nomi il ben noto Massimiliano, ho vissuto il mio pellegrinaggio come accoglienza fiduciosa di ci\u00f2 che ci era dato, cibo compreso. Ho capito che parte rilevante dell\u2019atteggiamento del pellegrino \u00e8 vivere di ci\u00f2 che gli \u00e8 donato. Il Signore ci invita a fare l\u2019esperienza della Provvidenza, a fidarci degli altri, al posto che agire da soli, fosse anche per gustare un caff\u00e8 dall\u2019agognato Starbucks, che si staglia alla stazione centrale di Cracovia. In pi\u00f9, mangiare dopo ore di fila, o consumare cibo bagnato dalla pioggia, o schiacciato dopo una giornata nello zaino, mi fa capire quanto prezioso, e quanto poco scontato sia il nutrimento che abbiamo ogni giorno. 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