{"id":4007,"date":"2017-12-08T00:41:14","date_gmt":"2017-12-07T23:41:14","guid":{"rendered":"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/?p=4007"},"modified":"2025-02-26T20:22:18","modified_gmt":"2025-02-26T19:22:18","slug":"vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/vita\/","title":{"rendered":"Vita"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DON-DIDACO.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4221 alignright\" src=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DON-DIDACO-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DON-DIDACO-218x300.jpg 218w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DON-DIDACO-768x1056.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DON-DIDACO-745x1024.jpg 745w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DON-DIDACO.jpg 1247w\" sizes=\"auto, (max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Didaco Roberto Bessi nacque a Iolo il 5 febbraio 1856, in una casa che si affaccia sulla piazza della pieve di S. Pietro, da Giocondo e Maria Maddalena Dabizzi. \u00c8 il secondo figlio della coppia. I coniugi Bessi ebbero nove figli, ma solo quattro giunsero all&#8217;et\u00e0 adulta: Smeraldo (1850), Didaco Roberto (1856), Antonio (1858) e Giovanni Fortunato (1862). Il padre Giocondo lavorava come calzolaio, mentre la mamma faceva il lavoro pi\u00f9 diffuso nella piana del Bisenzio: la trecciaia.<\/p>\n<p align=\"justify\">A Iolo Didaco frequent\u00f2, a partire dai sei anni di et\u00e0, le scuole elementari, come anche i suoi fratelli. Non si conosce la data della prima comunione del Servo di Dio; \u00e8 probabile che, in linea con gli usi del tempo, sia avvenuta tra il 1867 e il 1869. Il 4 maggio 1871, insieme a due suoi fratelli, ricevette la cresima nella sua parrocchia.<\/p>\n<p align=\"justify\">A 12 anni, intanto, Didaco aveva maturato la vocazione sacerdotale. I genitori gli permisero di frequentare da esterno le lezioni al seminario. Ogni giorno, il ragazzo si recava a Prato, percorrendo, tra andata e ritorno, pi\u00f9 di sette chilometri a piedi. Nel settembre del 1871, avendo Didaco conosciuto e assiduamente frequentato il monastero domenicano di S. Vincenzo in Prato, decise di entrare a far parte del Terz\u2019Ordine Domenicano. Dopo poche settimane, precisamente, l\u201911 agosto, Didaco vest\u00ec l\u2019abito del Terz\u2019Ordine di S. Domenico nel monastero di S. Vincenzo, prendendo il nome di fra Domenico. Gli ideali e la spiritualit\u00e0 di S. Domenico saranno da quel momento una guida sicura per la sua vita spirituale e poi sacerdotale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nello stesso anno 1871, Didaco Bessi si iscrisse anche alla Pia Unione dei Figli di Maria Immacolata. L\u20191 dicembre 1872 Didaco vest\u00ec l\u2019abito talare. Finalmente nel 1874, quando aveva 18 anni, fu accolto in seminario a Prato. Didaco rester\u00e0 nel seminario di Prato fino al 1879. Nel novembre del 1874 il giovane seminarista entr\u00f2 a far parte anche della \u201cSociet\u00e0 del SS. Sacramento\u201d, istituita alcuni anni prima dal rettore del seminario mons. Luigi Corsani; tale associazione, interna allo stesso seminario, aveva come obiettivi principali l\u2019amore all\u2019eucaristia, la santificazione dei vari membri e la preghiera per la Chiesa e il clero.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il 20 settembre 1879, nella cattedrale di Pistoia, mons. Niccol\u00f2 Sozzifanti gli confer\u00ec l\u2019ordinazione sacerdotale: il giovane don Didaco viene ordinato sacerdote a soli 23 anni e subito \u00e8 accolto a Iolo, in mezzo alla sua gente, per celebrare la sua prima Messa nella festa di Maria SS.ma Addolorata. Viene quindi affiancato all\u2019ormai anziano don Antonio Capellini, il quale non era pi\u00f9 in grado di compiere efficacemente il suo ministero.<\/p>\n<p align=\"justify\">Don Didaco si butt\u00f2 nella pastorale ordinaria della parrocchia, senza mai tralasciare l\u2019intensa vita di preghiera e lo studio della teologia, in ogni suo ramo. Le giornate del giovane cappellano erano intense, anche perch\u00e9 stava dando vita a nuove associazioni cattoliche, come la Congregazione di Maria Santissima Addolorata e altre ancora. Buona parte della giornata era dedicata anche alla direzione spirituale di molte persone che a lui ricorrevano. Nel 1890 don Cappellini torn\u00f2 alla casa del Padre e don Didaco fu pronto ad assumersi l\u2019incarico di pievano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Don Didaco era sempre pi\u00f9 amato, apprezzato, ricercato; un tratto saliente del suo essere sacerdote era il fatto che fu un vero e proprio ministro della misericordia di Dio. Gli abitanti di Iolo si affezionarono a lui che era, per loro, il pastore buono descritto dal Vangelo. Don Didaco fu, per tutti gli anni che trascorse a Iolo, meticoloso catechista nell\u2019accompagnare i genitori al battesimo dei loro figli, i futuri sposi verso il sacramento del matrimonio e i ragazzi che si preparavano alla prima comunione e alla cresima. Particolare cura egli riservava agli anziani e agli ammalati, che puntualmente visitava nelle loro case.<\/p>\n<p align=\"justify\">La vita pastorale di don Didaco fu molto semplice, ma il suo zelo, la sua grande fede e la carit\u00e0 che esercitava di continuo, resero straordinario il ritmo quotidiano, pur nell\u2019apparente ordinariet\u00e0. Era assai schivo nel parlare di s\u00e9; sappiamo molto della sua personalit\u00e0 dagli scritti, soprattutto prediche, discorsi e testi per le riflessioni degli esercizi spirituali.<\/p>\n<p align=\"justify\">La fama del pievano di Iolo si sparse anche nei dintorni di Prato. I suoi parrocchiani erano ormai abituati a vederlo per le strade, in ogni ora del giorno e della notte, pronto per portare sollievo e conforto a malati e agonizzanti. Per tutti coloro che lo incontravano vi era una parola buona e, per quanto possibile, un gesto di amore. Le sue catechesi e le sue omelie incitavano i parrocchiani a una vita di fede intensa e a una preghiera semplice e profonda.<\/p>\n<p align=\"justify\">Visse da povero e dava in elemosina quanto possedeva. Don Didaco per\u00f2, lo ricordiamo, riservava anche un congruo tempo allo studio. Era uomo di preghiera, ma anche di cultura. Si nutriva di opere sicure di teologia e di spiritualit\u00e0 cattolica.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u20198 settembre del 1895, nella festa della Nativit\u00e0 di Maria, tanto cara ai pratesi, nasce, per iniziativa di don Didaco e con l&#8217;approvazione del Vescovo, il nuovo Istituto di Carit\u00e0, con la benedizione solenne dell\u2019Immagine della Madonna di Pompei, che fu collocata sull\u2019altare della cappellina dei locali in via della Pieve, presi in affitto da don Didaco. Santa Maria del Rosario accompagnava il gruppo che sotto la guida del fondatore si preparava a professare la regola di vita del Terz\u2019Ordine Domenicano. Fu subito aperta una scuola per formare le bambine, senza alcune distinzione di ceto sociale, a diventare \u00abvere madri di famiglie cristiane\u00bb. L\u2019impegno della scuola e la presenza delle orfanelle non impedivano alle giovani di dedicarsi anche all\u2019assistenza ai malati del paese, specialmente ai moribondi. Le giovani si presentavano senza pretendere alcun compenso, a fare le nottate al capezzale dei malati gravi. Diventava anche un\u2019occasione per aiutare i moribondi a rappacificarsi con il Signore e ad affrontare serenamente la morte, e per portare alle famiglie una parola di fede e di speranza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli elementi essenziali del nuovo Istituto erano: la preghiera, come fonte di autentica esistenza consacrata; il lavoro, come espressione di carit\u00e0 mediante l\u2019insegnamento, l\u2019istruzione catechistica e l\u2019assistenza agli infermi; la vita comune nell\u2019esercizio virtuoso dei tre voti religiosi di povert\u00e0, castit\u00e0 e obbedienza. Nella mente di don Didaco la spiritualit\u00e0 dell\u2019Istituto doveva ispirarsi alla dolcezza materna di Maria, sia nella vita di comunit\u00e0, sia nell\u2019espansione apostolica delle consacrate.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Don Didaco, come ampiamente illustrato nel paragrafo precedente, si spense in odore di santit\u00e0, il 25 maggio 1919, circondato dal pianto delle sue suore e dalla commozione del popolo. <\/span><span lang=\"it-IT\">Aveva 63 anni di cui 40 trascorsi nella cura della gente di san Pietro a Iolo e del suo vicariato. I parenti, quando vennero a sistemare la salma in canonica, trovarono solo il pagliericcio dove dormiva. Il popolo dimostr\u00f2 grande riconoscenza verso il parroco buono che aveva speso tutta la vita per aiutare tante persone.<\/span> <span lang=\"it-IT\">In lui tutti ved<\/span><span lang=\"it-IT\">evano il volto mite di Cristo umile, povero e misericordioso.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Da quel momento l\u2019Istituto da lui fondato doveva continuare il cammino intrapreso confidando non pi\u00f9 sulla sua paterna presenza, ma sulla sua amorevole intercessione. E davvero gli aiuti non sono mai mancati, la Provvidenza ha sempre sostenuto e tuttora sostiene l\u2019opera delle Suore di Iolo, che oggi ha raggiunto altre nazioni, altri continenti, sempre nel segno dell\u2019amore agli ultimi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4223 alignleft\" src=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/pieve-1024x718.jpg\" alt=\"\" width=\"405\" height=\"284\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/pieve-1024x718.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/pieve-300x210.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/pieve-768x538.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/pieve.jpg 1405w\" sizes=\"auto, (max-width: 405px) 100vw, 405px\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4222 aligncenter\" src=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/chiesa-esterno.-1-JPG-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/chiesa-esterno.-1-JPG-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/chiesa-esterno.-1-JPG-300x200.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/chiesa-esterno.-1-JPG-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Didaco Roberto Bessi nacque a Iolo il 5 febbraio 1856, in una casa che si affaccia sulla piazza della pieve di S. 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Ogni giorno, il ragazzo si recava a Prato, percorrendo, tra andata e ritorno, pi\u00f9 di sette chilometri a piedi. Nel settembre del 1871, avendo Didaco conosciuto e assiduamente frequentato il monastero domenicano di S. Vincenzo in Prato, decise di entrare a far parte del Terz\u2019Ordine Domenicano. Dopo poche settimane, precisamente, l\u201911 agosto, Didaco vest\u00ec l\u2019abito del Terz\u2019Ordine di S. Domenico nel monastero di S. Vincenzo, prendendo il nome di fra Domenico. Gli ideali e la spiritualit\u00e0 di S. Domenico saranno da quel momento una guida sicura per la sua vita spirituale e poi sacerdotale. Nello stesso anno 1871, Didaco Bessi si iscrisse anche alla Pia Unione dei Figli di Maria Immacolata. L\u20191 dicembre 1872 Didaco vest\u00ec l\u2019abito talare. Finalmente nel 1874, quando aveva 18 anni, fu accolto in seminario a Prato. Didaco rester\u00e0 nel seminario di Prato fino al 1879. Nel novembre del 1874 il giovane seminarista entr\u00f2 a far parte anche della \u201cSociet\u00e0 del SS. Sacramento\u201d, istituita alcuni anni prima dal rettore del seminario mons. Luigi Corsani; tale associazione, interna allo stesso seminario, aveva come obiettivi principali l\u2019amore all\u2019eucaristia, la santificazione dei vari membri e la preghiera per la Chiesa e il clero. Il 20 settembre 1879, nella cattedrale di Pistoia, mons. Niccol\u00f2 Sozzifanti gli confer\u00ec l\u2019ordinazione sacerdotale: il giovane don Didaco viene ordinato sacerdote a soli 23 anni e subito \u00e8 accolto a Iolo, in mezzo alla sua gente, per celebrare la sua prima Messa nella festa di Maria SS.ma Addolorata. Viene quindi affiancato all\u2019ormai anziano don Antonio Capellini, il quale non era pi\u00f9 in grado di compiere efficacemente il suo ministero. Don Didaco si butt\u00f2 nella pastorale ordinaria della parrocchia, senza mai tralasciare l\u2019intensa vita di preghiera e lo studio della teologia, in ogni suo ramo. Le giornate del giovane cappellano erano intense, anche perch\u00e9 stava dando vita a nuove associazioni cattoliche, come la Congregazione di Maria Santissima Addolorata e altre ancora. Buona parte della giornata era dedicata anche alla direzione spirituale di molte persone che a lui ricorrevano. Nel 1890 don Cappellini torn\u00f2 alla casa del Padre e don Didaco fu pronto ad assumersi l\u2019incarico di pievano. Don Didaco era sempre pi\u00f9 amato, apprezzato, ricercato; un tratto saliente del suo essere sacerdote era il fatto che fu un vero e proprio ministro della misericordia di Dio. Gli abitanti di Iolo si affezionarono a lui che era, per loro, il pastore buono descritto dal Vangelo. Don Didaco fu, per tutti gli anni che trascorse a Iolo, meticoloso catechista nell\u2019accompagnare i genitori al battesimo dei loro figli, i futuri sposi verso il sacramento del matrimonio e i ragazzi che si preparavano alla prima comunione e alla cresima. Particolare cura egli riservava agli anziani e agli ammalati, che puntualmente visitava nelle loro case. La vita pastorale di don Didaco fu molto semplice, ma il suo zelo, la sua grande fede e la carit\u00e0 che esercitava di continuo, resero straordinario il ritmo quotidiano, pur nell\u2019apparente ordinariet\u00e0. Era assai schivo nel parlare di s\u00e9; sappiamo molto della sua personalit\u00e0 dagli scritti, soprattutto prediche, discorsi e testi per le riflessioni degli esercizi spirituali. La fama del pievano di Iolo si sparse anche nei dintorni di Prato. I suoi parrocchiani erano ormai abituati a vederlo per le strade, in ogni ora del giorno e della notte, pronto per portare sollievo e conforto a malati e agonizzanti. Per tutti coloro che lo incontravano vi era una parola buona e, per quanto possibile, un gesto di amore. Le sue catechesi e le sue omelie incitavano i parrocchiani a una vita di fede intensa e a una preghiera semplice e profonda. Visse da povero e dava in elemosina quanto possedeva. Don Didaco per\u00f2, lo ricordiamo, riservava anche un congruo tempo allo studio. Era uomo di preghiera, ma anche di cultura. Si nutriva di opere sicure di teologia e di spiritualit\u00e0 cattolica. L\u20198 settembre del 1895, nella festa della Nativit\u00e0 di Maria, tanto cara ai pratesi, nasce, per iniziativa di don Didaco e con l&#8217;approvazione del Vescovo, il nuovo Istituto di Carit\u00e0, con la benedizione solenne dell\u2019Immagine della Madonna di Pompei, che fu collocata sull\u2019altare della cappellina dei locali in via della Pieve, presi in affitto da don Didaco. Santa Maria del Rosario accompagnava il gruppo che sotto la guida del fondatore si preparava a professare la regola di vita del Terz\u2019Ordine Domenicano. Fu subito aperta una scuola per formare le bambine, senza alcune distinzione di ceto sociale, a diventare \u00abvere madri di famiglie cristiane\u00bb. L\u2019impegno della scuola e la presenza delle orfanelle non impedivano alle giovani di dedicarsi anche all\u2019assistenza ai malati del paese, specialmente ai moribondi. Le giovani si presentavano senza pretendere alcun compenso, a fare le nottate al capezzale dei malati gravi. Diventava anche un\u2019occasione per aiutare i moribondi a rappacificarsi con il Signore e ad affrontare serenamente la morte, e per portare alle famiglie una parola di fede e di speranza. 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