{"id":6868,"date":"2020-04-17T22:19:46","date_gmt":"2020-04-17T20:19:46","guid":{"rendered":"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/?p=6868"},"modified":"2020-07-12T11:22:52","modified_gmt":"2020-07-12T09:22:52","slug":"dal-progetto-india-1-al-al-progetto-india-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/dal-progetto-india-1-al-al-progetto-india-2\/","title":{"rendered":"Dal Progetto India 1 al al Progetto India 2"},"content":{"rendered":"<h2>&nbsp;<\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Progetto India 1: \u201cCittadini del Mondo \u2013 Passaggio in India\u201d<a name=\"_Hlk26958353\"><\/a><\/h2>\n<p align=\"justify\">Il Progetto Cittadini del Mondo \u2013 Passaggio in India nasce nel 2007, grazie alla grande passione umana e spirituale di Suor Paola, Madre Generale delle Suore Domenicane di Santa Maria del Rosario, Luciano Giusti, Educatore professionale, fondatore della Polisportiva Aurora e Lamberto Scali, Psicologo del DSM di Prato. Nel 1986, presso la Casa Generalizia di Iolo (Prato), Madre Paola e le sue suore avevano aperto una Casa Famiglia per donne che soffrivano di gravi disturbi psichiatrici e grazie all\u2019accoglienza ricca di affettivit\u00e0 e al lavoro riabilitativo svolto, molte donne avevano ritrovato la propria dignit\u00e0, il piacere di vivere e fare progetti per il futuro. In questo lavoro di recupero di risorse sottovalutate o soffocate dalla malattia e di scoperta di nuove potenzialit\u00e0 un grande ruolo hanno avuto le attivit\u00e0 lavorative, come il laboratorio delle marmellate artigianali, la lavanderia, e l\u2019apertura dell\u2019outlet che vende capi di abbigliamento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il secondo componente del progetto \u00e8 la Polisportiva Aurora che dal 1994 realizza progetti di recovery e promozione della salute mentale attraverso l\u2019attivit\u00e0 sportiva. La Polisportiva, attualmente, accoglie nelle sue attivit\u00e0 circa 90 persone con gravi problemi psichiatrici, i loro familiari e tanti volontari, che attraverso il fareassieme hanno fatto nascere, negli anni, una pizzeria, un centro di accoglienza per animali da affezione e un orto per la coltivazione di verdure biologiche. Un altro componente importante del progetto India \u00e8 stata la Direzione Sanitaria e il DSM della ASL 4 di Prato che in quel periodo, con un piccolo gruppo di operatori guidato dal dr. Scali, portava avanti vari progetti di Salute Partecipata condivisi con le Associazioni di Volontariato e, inoltre, svolgeva attivit\u00e0 di prevenzione e promozione della salute nelle scuole pratesi, cos\u00ec nel 2008 entrarono a far parte del progetto gli studenti e i Professori impegnati nelle attivit\u00e0 della Peer Education.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un altro aspetto importante da considerare \u00e8 il contesto indiano, dove le suore operano da oltre trent\u2019anni e dove si sono fatte apprezzare per la realizzazione di tanti progetti di cui citiamo i pi\u00f9 significativi:<\/p>\n<p align=\"justify\">1) costruzione del Saint Dominic School, scuola che oggi ospita oltre duemila studenti;<\/p>\n<p align=\"justify\">2) programma di intervento pluriennale, effettuato in collaborazione con la German Leprosy Relief Associacion, sulla cura e prevenzione della lebbra;<\/p>\n<p align=\"justify\">3) apertura di un dispensario per l\u2019assistenza e la cura delle persone povere con problematiche di salute;<\/p>\n<p align=\"justify\">4) promozione dell\u2019adozione a distanza per il sostegno ai minori e alle loro famiglie;<\/p>\n<p align=\"justify\">5) favorire un patto di collaborazione e amicizia fra la citt\u00e0 di Prato e Cochin.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alla data odierna le suore hanno aperto tredici missioni in vari stati dell\u2019India. Il progetto India 1 viene realizzato nello stato del Kerala, in particolare nella citt\u00e0 di Cochin e in altri piccoli paesi. In Kerala, a differenza di altri stati Indiani, l\u2019accattonaggio \u00e8 ritenuto un reato e le persone sorprese a vagabondare o a mendicare per strada vengono fermate dalla polizia, portate alla centrale per l\u2019identificazione e poi rinchiuse al Settlement, una struttura asilare, gestita direttamente dalla municipalit\u00e0 di Cochin che somiglia molto ai nostri manicomi prima della legge 180\/1978.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 2007 il Seattlement ospitava circa quattrocento persone fra uomini e donne e l\u201980% di queste soffriva di gravi problemi psichiatrici, mentre il restante 20% soffriva di handicap fisici o di problematiche sociali legate all\u2019abbandono o alla rottura dei legami affettivi familiari. Il Sindaco di Cochin, Mercy Williams, chiese a Madre Paola un intervento di aiuto finalizzato a rendere il Settlement un luogo pi\u00f9 rispettoso dei diritti umani. Madre Paola, profondamente convinta che i pazienti psichiatrici possano essere persone ricche di capacit\u00e0 e risorse, decise, in collaborazione con Luciano Giusti della Polisportiva Aurora, di portare un gruppo di utenti e volontari da Prato a Cochin, per realizzare il fareassieme all\u2019interno del Settlement. L\u2019intervento del fareassieme si concentr\u00f2 sugli aspetti igienico sanitari del luogo e sul rendere le camerate degli uomini e delle donne pulite e imbiancate. L\u2019effetto che produsse fu miracoloso, persone sdraiate in terra, nella polvere, in uno stato di profonda apatia si alzavano e incuriosite ci venivano incontro per salutarci, per conoscerci e qualcuno di loro si metteva al nostro fianco a lavorare, altri ci donavano le loro canzoni, altri ancora si prodigavano nello spostare le suppellettili, nel reggere le scale, nel trasportare le vernici. Difficile dimenticare un uomo privo di entrambe le gambe che si faceva trasportare vicino ai letti di ferro per poterli scartavetrare e riverniciare. Gli operatori non facevano pi\u00f9 i guardiani, ma si rimboccavano le maniche per aiutarci nel lavoro. Per fortuna tutto questo lavoro svolto fu documentato attraverso un video realizzato dal regista Ivan D\u2019Ali e quando l\u2019esperienza venne illustrata agli operatori del Dipartimento di Salute Mentale di Prato e agli studenti delle scuole medie superiori, tutto questo determin\u00f2 un\u2019ulteriore ondata di interesse e entusiasmo. Come logica conseguenza, nell\u2019anno successivo, il 2008, il progetto pot\u00e9 contare sul sostegno del Dipartimento di Salute Mentale della ASL 4 di Prato e del gruppo degli studenti impegnati nei programmi di peer education. Oggi il Progetto vede il coinvolgimento degli studenti del Corso di Laurea in Cooperazione Internazionale dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze e la partecipazione di quasi tutte le scuole medie superiori di Prato, con un lavoro specifico svolto dalla Professoressa Serena Magnini al Liceo Livi-Brunelleschi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutti gli anni, nel mese di marzo-aprile, viene costituito un gruppo di progetto composto da 6 utenti soci della Polisportiva Aurora, 6 studenti 3 operatori del DSM e 3 volontari, che come obbiettivo principale si prefigge di trasferirsi a Cochin, per 15-20 giorni, per portare la pratica del fareassieme all\u2019interno del Settlement e di conseguenza migliorare le condizioni di vita dei suoi ospiti. Grazie al lavoro svolto in questi anni col cuore e con le braccia quel luogo dantesco ha ripreso un po\u2019 alla volta sembianze umane con grande soddisfazione di tutti. Nell\u2019intervento effettuato nel novembre del 2016 il cortile interno del Settlement ospitava gruppi di giovani volontari della Croce Rossa, ragazzi provenienti dalla parrocchia di Palluruthy, studenti dell\u2019Orfanotrofio Don Bosco e gli studenti Universitari del Sacred Heart College donarono 42.000 Rupie, per la realizzazione di un impianto a energia solare, per dotare il Settlement di acqua calda. Alla cerimonia di consegna della sottoscrizione era presente K.V. Thomas membro del Parlamento Nazionale dell\u2019India.<\/p>\n<p align=\"justify\">Purtroppo a questa fase molto positiva di apertura della struttura alla comunit\u00e0 sono seguiti tre anni problematici, che hanno visto il susseguirsi di 4 direttori, un disinteresse quasi totale degli operatori e la comparsa di forme coercitive di controllo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Negli ultimi mesi lo scenario si \u00e8 ulteriormente aggravato con la comparsa di alcuni scandali legati a una gestione economica poco chiara e onesta. Alla fine forse non tutto il male \u00e8 venuto per nuocere perch\u00e9 l\u2019amministrazione prefettizia indiana ha deciso la chiusa del Settlement entro il 31 dicembre di quest\u2019anno. Gli attuali 200 ospiti, 120 uomini e 80 donne, dovrebbero trasferirsi in altre strutture (50 donne dovrebbero essere accolte dalle suore di madre Paola) con un sicuro o quanto meno probabile giovamento. Questo cambio imprevisto e un interesse delle Suore a impegnarsi maggiormente nella salute mentale locale (anche in previsione \u2018dell\u2019arrivo\u2019 delle 50 donne dal Settlement) ha messo in campo un Progetto completamente diverso, decisamente innovativo, che dovrebbe ridare ulteriori prospettive di vita a persone che erano e sono finite ai margini pi\u00f9 lontani della societ\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Prima di illustrare il nuovo progetto occorre prendere confidenza con la realt\u00e0 indiana e tenerne debito conto.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>L\u2019organizzazione sanitaria in India <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Partiamo anzitutto dal rimarcare che l&#8217;organizzazione sanitaria \u00e8 completamente diversa da quella italiana dove la sanit\u00e0 \u00e8 pubblica. In India la sanit\u00e0 \u00e8 prevalentemente privata e assomiglia al modello americano basato sul sistema assicurativo con l&#8217;inevitabile conseguenza di garantire cure di elevata qualit\u00e0 ai ricchi che possono pagare assicurazioni&nbsp;che li coprono al meglio e di lasciare le classi povere &#8216;abbandonate&#8217; alla carit\u00e0 di strutture religiose o a sostegni governativi che sono solitamente di livello basso\/molto basso.&nbsp;Ci sono peraltro iniziative legate al mondo religioso e al volontariato che sono attive e una rete sociale che funziona abbastanza bene, soprattutto per il ruolo fondamentale che gioca la famiglia nella cultura indiana.<\/p>\n<p align=\"justify\">La salute mentale ovviamente \u00e8 allineata su questo modello. Le classi ricche usufruiscono di ospedali e di cure ambulatoriali di livello internazionale orientate prevalentemente ad un approccio medico-farmacologico. Le classi medie e soprattutto quelle povere usufruiscono di una rete di strutture che si avvale da un lato di ospedali psichiatrici che sono luoghi di reclusione per utenti \u2018gravi\u2019 e in qualche modo cronicizzati. Un modello verosimilmente molto simile a quello dei manicomi di casa nostra di 50 anni fa.&nbsp;&nbsp;Le strutture pi\u00f9 visibili e numerose sono i cd &#8216;Centri di riabilitazione psico-sociale&#8217;. Un mondo decisamente variegato e dalla gestione e dalla qualit\u00e0 interna molto diversa. In alcune si respira un clima ricco di accoglienza e affettivit\u00e0, le porte sono aperte e si vive in un contesto di ragionevole libert\u00e0. In altre le relazioni umane lasciano a desiderare e a farla da padrone sono le porte chiuse e i mazzi di chiavi. Anche la permanenza nelle strutture \u00e8 fortemente disomogenea. Si trovano strutture dove la permanenza non supera in media i pochi mesi, altre in cui la maggioranza degli ospiti vi vivono da lustri e sono destinati a restarvi per tutta la vita. Ruolo fondamentale \u00e8 giocato dalle famiglie a cui \u00e8 demandata la decisione di riaccogliere o meno il congiunto. Anche in questo l\u2019India appare un Giano bifronte, dove gli opposti sembrano coesistere senza particolare problematicit\u00e0. Con un\u2019influenza non marginale che gioca lo stigma e che sembra crescere col crescere del benessere della famiglia. Altra nota dolente \u00e8 il sovraffollamento delle strutture, legato per lo pi\u00f9 alla difficolt\u00e0 di dimettere persone che hanno peraltro ritrovato un sufficiente livello di benessere, ma che non hanno famiglia o non hanno famiglie disponibili a riprenderli con s\u00e9. Per esempio che piccoli gruppi di utenti vadano a vivere da soli \u00e8 cosa del tutto, al momento, inimmaginabile e questo spiega perch\u00e9 le strutture siano sovraffollate e il fenomeno della &#8216;lungodegenza&#8217;, se vogliamo chiamarlo cos\u00ec, \u00e8 molto presente. Positivo invece il ruolo del lavoro che viene valorizzato, con alcuni distinguo, in tutte le strutture. Una sorta di ergoterapia che sicuramente compensa altre mancanze, ma che non \u00e8 chiarissimo quanto sia un ponte reale e usato per poi trovare o ritrovare un lavoro all&#8217;esterno.&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">In tutti i centri, per norma di legge, \u00e8 presente uno psichiatra, una specie di &#8216;direttore&#8217; della struttura, con un ruolo molto &#8216;forte&#8217;, e tutte le decisioni, sempre tenendo in forte conto la volont\u00e0 della famiglia, su ingressi e uscite e sui progetti delle persone passano da lui, sembrerebbe con poco o nullo lavoro di condivisione con il resto dell&#8217;\u00e9quipe. Un fatto non secondario che andr\u00e0 sicuramente fatto oggetto di ripensamento.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Progetto India 2: Casa Ricostruzione della Speranza &#8211; Centro di salute mentale di Edacochi-Palluruthy (Kannengat Harijan Colony)<\/h2>\n<p align=\"justify\"><strong>La struttura. <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-1-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6864 alignright\" src=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-1-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-1-300x224.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-1-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-1-768x574.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-1-1536x1147.jpg 1536w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-1-2048x1530.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Le Suore hanno messo a disposizione un immobile, sin qui destinato a scuola, che \u00e8 ultimabile in pochi mesi, a patto di trovare i circa 330.000 Euro occorrenti. \u00c8 decisamente una struttura \u2018grande\u2019 disponendo di pi\u00f9 di 2.500 mq calpestabili. Met\u00e0 circa della struttura \u00e8 in uno stato avanzato di costruzione che non subir\u00e0 grandi modifiche, l\u2019altra met\u00e0 deve essere completata e pu\u00f2 essere sviluppata secondo gli obiettivi del nuovo Progetto.<\/p>\n<p align=\"justify\">E una struttura collocata fra il quartiere di Edacochi e quello di Palluruthy della citta di Kochi, con un bacino di utenza di oltre 150.000 abitanti, e come si vede dalle foto allegate \u00e8 costruita a parallelepipedo con un ampio cortile interno che la rende ariosa e atta a favorire una dimensione di relazionalit\u00e0 \u2018aperta\u2019. Dispone inoltre all\u2019esterno di una vasta superficie di propriet\u00e0 sempre delle Suore che pu\u00f2 essere adibita a diverse destinazioni d\u2019uso legate da un lato al lavoro dall\u2019altro all\u2019intrattenimento e al coinvolgimento del quartiere.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Le funzioni.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Centro di salute mentale<\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_Hlk26963037\"><\/a> Centro di accoglienza per le 50 ospiti dimesse dal Settlement<\/p>\n<p align=\"justify\">Le 2 funzioni, che rispondono a bisogni sicuramente diversi, dovranno peraltro trovare una loro integrazione e anzi potranno giovarsi di reciproci scambi che comporteranno una sorta di mutualit\u00e0 funzionale. Tale integrazione \u00e8 un punto cruciale nel funzionamento del Progetto e ad essa andr\u00e0 dedicata attenzione e impegno particolari.<\/p>\n<p align=\"justify\">Centro di salute mentale<\/p>\n<p align=\"justify\">Il Centro di salute mentale (CSM, come lo chiameremo da qui in avanti), con tutti i necessari aggiustamenti&nbsp;su cui si lavorer\u00e0 nei prossimi mesi, assomiglier\u00e0, tenendo assolutamente conto della specificit\u00e0 della salute mentale indiana, per molti versi a un &#8216;buon&#8217; Centro di salute mentale italiano, nella configurazione organizzativa che l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha riconosciuto come paradigma di \u2018buona\u2019 salute mentale centrato sulle risposte a valenza e priorit\u00e0 territoriale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La territorializzazione della risposta e la Recovery <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6865 alignleft\" src=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-300x224.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-768x574.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-1536x1147.jpg 1536w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-2048x1530.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La territorializzazione della risposta in salute mentale non caratterizza attualmente il modello di riferimento della salute mentale indiana, e pur dovendo di questo tenere conto, \u00e8 un obiettivo irrinunciabile del Progetto per dare ai suoi fruitori risposte di qualit\u00e0 che, in base a quanto oggi sostenuto dalle principali agenzie internazionali che si occupano di salute mentale e dalla letteratura internazionale, li veda al centro del percorso di cura secondo quei principi che si ispirano alla cd Recovery, un modello di riferimento da cui non si pu\u00f2 oggi prescindere per fare \u2018buona\u2019 salute mentale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Territorializzazione vuol dire rispondere ai bisogni delle persone con disagio mentale a partire dai loro abituali luoghi di vita, la propria casa anzitutto, avvalendosi di strutture, i CSM, che sono allocati nei quartieri della citt\u00e0, con un bacino di utenza che in via ottimale non dovrebbe superare i 200\/300.000 abitanti e che dispongono di aree di lavoro in grado di seguire la persona col disagio sia negli spazi del CSM che nei suoi luoghi di vita e di lavoro. Un CSM ha una sua ragion d\u2019essere se \u00e8 impegnato almeno su questi principali fronti:<\/p>\n<p align=\"justify\">1. Una prima accoglienza \u00abcalda\u00bb per creare fiducia e speranza e relazioni ricche di affettivit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">2. Ascolto, sostegno e coinvolgimento dei familiari.<\/p>\n<p align=\"justify\">3. Risposta territoriale in tempo reale alle crisi (al CSM, a domicilio o in altri luoghi extraospedalieri), evitando il pi\u00f9 possibile il ricovero in Ospedale<\/p>\n<p align=\"justify\">4. Formazione di utenti che siano consapevoli del proprio sapere e lo mettano a disposizione dei propri pari che ancora vivono nel disagio (sul modello degli Utenti Familiari Esperti- UFE)<\/p>\n<p align=\"justify\">5. Sostegno all\u2019abitare autonomo in assenza di un sostegno familiare, per evitare lungodegenze in strutture contenitive.<\/p>\n<p align=\"justify\">6. (ri)avviamento al lavoro, con attivit\u00e0 interne al CSM o sul libero mercato<\/p>\n<p align=\"justify\">7. Attivit\u00e0 di contrasto allo stigma e al pregiudizio al CSM e sul territorio<\/p>\n<p align=\"justify\">8. Coinvolgimento della Comunit\u00e0 dove ha sede il CSM in attivit\u00e0 di volontariato nei vari ambiti di attivit\u00e0 in cui \u00e8 impegnato il CSM<\/p>\n<p align=\"justify\">9. Tutela della salute fisica per colmare il gap di aspettativa di vita che caratterizza le persone con disagio mentale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6865 alignright\" src=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-300x224.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-768x574.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-1536x1147.jpg 1536w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/foto-2-2048x1530.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un CSM orientato alla Recovery (Mental Health Center Recovery oriented) si basa sui seguenti principi e sulle relative pratiche correlate:<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\">Operatori, utenti e familiari posseggono&nbsp;ciascuno un proprio specifico sapere. Un sapere professionale quello degli operatori, un sapere esperienziale quello degli utenti e dei familiari. Se riconosciamo pari dignit\u00e0 a questi 2 saperi rivoluzioniamo il paradigma medico-centrico e diamo vita a pratiche\/percorsi di cura fatti di condivisione, di corresponsabilit\u00e0, di co-progettazione, di co-produzione. Il cuore della Recovery!<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Anche l\u2019utente che vive il disagio pi\u00f9 estremo, ha un proprio livello di responsabilit\u00e0. Cos\u00ec gli riconosciamo un ruolo attivo in un contesto paritario e promuoviamo percorsi di Recovery.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Il cambiamento dell&#8217;utente (come di ogni persona) \u00e8 sempre possibile.&nbsp;La sofferenza si pu\u00f2 superare, si pu\u00f2 imparare a convivere con essa.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Ogni utente (come ogni persona) ha risorse e non solo problemi.&nbsp;Le risorse si vedono se si vogliono vedere. Altri 2 aspetti cruciali della Recovery.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">La Recovery \u00e8 un percorso che implica un profondo cambiamento rispetto agli approcci tradizionali centrati sul modello medico-biologico. Necessita di saper vedere nella persona con disagio psichico il protagonista della sua vita pur in presenza della malattia, considerarlo al centro del suo percorso di cura che diventa un percorso di cura condiviso, riconoscergli un sapere esperienziale con cui confrontarsi alla pari, riconoscergli un ruolo attivo nella co-progettazione e co-produzione di prestazioni, linee guida, attivit\u00e0 di sensibilizzazione e formazione erogate dal CSM.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Primi spunti territoriali operativi del CSM di Edacochi-Palluruthy<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\">Il quartiere se ne servir\u00e0 ovviamente come di un servizio di primo livello per tutti i tipi di disagi mentali, da quelli meno impegnativi alle vere crisi che non devono avere come unico accesso immediato l&#8217;ospedale (cosa che succede per lo pi\u00f9 ora).<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Questo comporter\u00e0 che il CSM disporr\u00e0 di alcuni posti letto per gestire la crisi al suo interno facendo tutto il possibile per evitare il passaggio all&#8217;ospedale psichiatrico.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Il CSM naturalmente disporr\u00e0 di un servizio ambulatoriale di consultazione che \u00e8 quello pi\u00f9 rappresentato in India e che permetter\u00e0 di seguire a quel livello le situazioni meno impegnative o quelle che hanno superato la fase critica.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">L&#8217;aspetto che pi\u00f9 si proporr\u00e0 come innovativo \u00e8 quello di seguire gli utenti che pi\u00f9 ne hanno bisogno al proprio domicilio, pratica attualmente poco o per nulla presente.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Altro impegno, del tutto innovativo, su cui il CSM si spender\u00e0 fortemente riguarda il cercare e reperire soluzioni abitative autonome, se pur supportate da operatori del CSM, per chi non ha famiglia o non vi pu\u00f2 tornare. Si tratta di una cosa oggi del tutto assente, anche per motivi economici legati alle difficolt\u00e0 di reperire appartamenti. Naturalmente come sempre il fatto di crederci profondamente permetter\u00e0 di superare questo &#8216;ostacolo&#8217; e introdurre un elemento fortemente innovativo nella salute mentale indiana.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Cammino pi\u00f9 in discesa in tema di lavoro dove semmai servir\u00e0 liberare la fantasia per trovare le opportunit\u00e0 migliori per dar vita a produzioni che siano remunerative e spendibili sul mercato.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Altra cosa su cui lavorare \u00e8 sicuramente l&#8217;introduzione della figura dell&#8217;UFE che oggi in India non \u00e8 presente. Vi \u00e8 solitamente una certa solidariet\u00e0 tra ospiti delle comunit\u00e0\/centri indiani, ma niente di simile alla presenza di un UFE strutturato e con un ruolo riconosciuto. Ma sicuramente in tema di UFE non ci saranno particolari difficolt\u00e0. \u00c8 un\u2019esperienza presente praticamente in tutto il mondo, se pur con modalit\u00e0 leggermente diversa, ed \u00e8 nota come supporto tra pari (peer support). La presenza di questa figura, riconosciuta a livello internazionale, \u00e8 un catalizzatore prezioso per i percorsi di territorializzazione e di Recovery e costituisce uno dei passaggi pi\u00f9 semplici e al tempo stesso pi\u00f9 importanti del Progetto.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">Un ultimo aspetto che funger\u00e0 da traino importante del Progetto \u00e8 la dimensione gruppale che sar\u00e0 usata in contesti diversi ma convergenti. Ci sar\u00e0 la gruppalit\u00e0 dell\u2019auto-aiuto, la pi\u00f9 semplice per iniziare percorsi di questo tipo. Ma ci sar\u00e0 anche la gruppalit\u00e0 della crisi. Perch\u00e9 affrontare le crisi in gruppo cambia la prospettiva e il contesto. E poi i gruppi aperti alla Comunit\u00e0, una benzina indispensabile per far funzionare in una reale dimensione territoriale il CSM. Altra scommessa questa non certo ultima per importanza. Coinvolgere cittadini del quartiere nelle attivit\u00e0 del CSM, cittadini che porteranno le loro competenze ad esempio per accompagnare dei percorsi lavorativi, ma soprattutto porteranno la vita, con la loro presenza e con quello che riporteranno nella Comunit\u00e0 saranno i migliori sponsor della battaglia contro lo stigma e i pregiudizi. E tanti altri gruppi ancora che a 360 gradi si impegneranno in tutti gli ambiti di vita e di attivit\u00e0 del CSM.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\">Centro di accoglienza per le 50 ospiti dimesse dal Settlement ed eventuali altre ospiti provenienti da altre strutture<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/P1150250-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6867 alignleft\" src=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/P1150250-1-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/P1150250-1-300x188.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/P1150250-1-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/P1150250-1-768x480.jpg 768w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/P1150250-1.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Come richiamato pi\u00f9 sopra il CSM di Edacochi-Palluruthy vivr\u00e0 una doppia scommessa. Quella di aprire un CSM come inteso dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 e particolarmente presente nella salute mentale italiana e quella di farlo coesistere con un Centro di accoglienza per le 50 ospiti provenienti dal Settlement ed eventualmente da altre strutture.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il Settlement, da cui \u00e8 partito il Progetto India 1, \u00e8 sicuramente il prototipo della struttura asilare, completamente chiusa alla Comunit\u00e0, che ospita in prevalenza persone con disagio psichico, ma anche persone con gravi problemi sociali, disabilit\u00e0 fisiche e altro ancora. La qualit\u00e0 di vita, pur con il sostegno portato da Prato-Gruppi India 1 , \u00e8 in linea con la natura della struttura e si caratterizza per la povert\u00e0 delle relazioni umane, per il sostanziale disinteresse alla dignit\u00e0 delle persone ospitate, per l\u2019assenza di un progetto di cura degno di questo nome. Un girone dantesco tipico delle strutture manicomiali da cui si esce solitamente alla fine della vita.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_Hlk27997709\"><\/a> \u2018Trasferire\u2019 50 donne dal Settlement al CSM di Edacochi-Palluruthy \u00e8 anzitutto un atto di \u2018fede\u2019 che crede fermamente nei \u2018miracoli\u2019. In questo caso quello di restituire a 50 donne, profondamente offese nella dignit\u00e0 e nei diritti di Cittadinanza, quella dignit\u00e0 e quei diritti fondamentali che devono essere garantiti ad ogni essere umano. Un \u2018miracolo\u2019 che ha un precedente noto in tutto il mondo e che si \u00e8 concretizzato con la chiusura dei manicomi in Italia nel 1978 con la Legge 180, figlia della passione di Franco Basaglia, il pi\u00f9 noto degli psichiatri italiani, e dei tanti che assieme a lui combatterono quella grande battaglia. Una battaglia anzitutto etica e valoriale, ma anche ancorata alla scientificit\u00e0 di cure riconosciute e ai modelli del welfare di comunit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">La stessa \u2018battaglia\u2019 accompagner\u00e0 il passaggio delle 50 donne del Settlement al CSM di Edacochi-Palluruthy. Non sar\u00e0 semplice, non sar\u00e0 immediato. Ma si dovr\u00e0 fare, giorno dopo giorno, nelle piccole cose quotidiane che riscriveranno la vita di quelle donne offese ed umiliate.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alcuni saranno i passaggi fondamentali di cui usufruiranno le donne del Settlement e a cui saranno chiamati gli operatori del CSM e la Comunit\u00e0 di Edacochi-Palluruthy.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ne elenchiamo alcuni per tracciare una prima pista di lavoro che solo in corso d\u2019opera trover\u00e0 la sua strada maestra:<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\">Anzitutto il clima. Tanto il Settlement era un luogo di iosolamento tanto il CSM dovr\u00e0 essere un luogo di vita. Il clima sar\u00e0 frutto della qualit\u00e0 delle relazioni che si stabiliranno tra le donne del Settlement, gli operatori e i fruitori del CSM. Relazioni profondamente affettive, di calda accoglienza incondizionata, di condivisione quotidiana delle piccole grandi cose della vita.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">La dimensione gruppale. In tutte le esperienze simili il gruppo ha sempre giocato un ruolo fondamentale. Il gruppo che si incontra tutti i giorni, prima con difficolt\u00e0 e resistenza, poi sempre pi\u00f9 con voglia di vita ritrovata, nell\u2019importanza del dialogo, del confronto, della libert\u00e0 di espressione, del valore di essere umani.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">La dimensione progettuale. Ogni persona che soffre di un disagio psichico o di un profondo stato di marginalit\u00e0 necessit\u00e0 di essere aiutata a trovare un suo progetto di vita, progetto che sar\u00e0 diverso per ciascuna di loro, che avr\u00e0 obiettivi, tempi, percorsi ritagliati a misura della singola persona. Vi saranno percorsi che ci stupiranno per la loro relativa brevit\u00e0 e i successi magari inaspettati, altri che ci vedranno in difficolt\u00e0 e per cui ci ritroveremo a riprovarci per le bibliche 70 volte 7. Sapendo che alla lunga l\u2019umanit\u00e0 che avremo messo in quei percorsi avr\u00e0 la meglio e ci porter\u00e0 alla meta.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">La dimensione operativa. Ogni percorso trover\u00e0 nel suo cammino, oltre agli inevitabili ostacoli, i tanti piccoli successi che cambieranno le vite di tutti noi. E il cambiamento sar\u00e0 tanto pi\u00f9 reale e vissuto quanto pi\u00f9 riusciremo a \u2018mescolare\u2019 nel CSM problemi e risorse di tutti. Perch\u00e9 anche per le 50 donne del Settlemnet valgono i principi della territorializzazione e della Recovery a garanzia di un \u2018fareassieme\u2019 che diventer\u00e0 rapidamente una delle parole chiavi dell\u2019operare di tutto il CSM. Difficile dare numeri e anni, ma su queste basi difficile davvero non credere al \u2018miracolo\u2019 da cui siamo partiti. E in questo \u2018miracolo\u2019 non sottovalutiamo il ruolo che potranno avere tanti cittadini, tanti giovani, tanti studenti del quartiere a cui chiederemo di accompagnare i percorsi delle 50 donne del Settlement. Un miracolo nel miracolo.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><strong>Il Personale e la Formazione<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 un capitolo da scrivere alla luce del confronto con le Suore una volta capito quante saranno attive a tempo pieno nel Progetto. Stessa cosa per quanto concerne la presenza dello\/a psichiatra, degli infermieri e dei social worker, in base alle norme indiane che ne regolamentano i numeri in una struttura come il CSM.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Un aspetto fondamentale legato al personale \u00e8 la formazione.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Considerato l\u2019approccio fortemente innovativo che il CSM andr\u00e0 ad assumere sar\u00e0 da prevedere un primo step formativo che sia realizzato prima dell\u2019apertura del CSM e a seguire degli step di formazione continua per garantire un funzionamento del CSM coerente con i suoi obiettivi e i suoi principi ispiratori.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Il Progetto India 2 e la collaborazione con il Movimento de Le Parole ritrovate<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel momento in cui il Progetto India 1 ha esaurito la sua principale ragion d\u2019essere dettata dalla prossima chiusura del Settlement, per una serie di coincidenze \u2018tanto fortunate quanto casuali\u2019 ha preso vita il Progetto India 2 che \u00e8 stato sin qui illustrato nei suoi principi fondamentali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per dare gambe pi\u00f9 solide alla complessit\u00e0 del progetto India 2 i promotori del Progetto India 1 hanno ritenuto di coinvolgere il Movimento nazionale de Le Parole ritrovate che ha maturato nei suoi 20 anni di vita esperienze internazionali che presentano punti di contatto molto simili a quelli che andranno a caratterizzare il Progetto India 2.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un primo passo ancora del tutto informale ha visto il referente de Le Parole ritrovate (nella persona di Renzo De Stefani) andare con il gruppo di Prato a Kochi nella prima settimana di dicembre 2019 per rendersi conto in \u2018diretta\u2019 della situazione indiana e di come il Progetto India 2 poteva trovare una sua percorribilit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Da questo viaggio \u00e8 nato il Progetto che avete letto e che \u00e8 frutto del lavoro congiunto di madre Paola e delle sue suore, di Lamberto Scali, uno degli storici promotori del Progetto India 1 e di Renzo De Stefani.<\/p>\n<p align=\"justify\">In occasione del coordinamento nazionale di Parole ritrovate che si \u00e8 tenuto a Bologna il 18 gennaio 2020, presenti i promotori del Progetto India 1, il Movimento delle Parole ritrovate, dopo ampia e approfondita discussione, ha assicurato il pieno appoggio al progetto India 2 \u2013 Casa ricostruzione della Speranza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per la fattiva realizzazione del Progetto verr\u00e0 costituito un gruppo di lavoro composto dai promotori del Progetto India 1 (Dipartimento di salute mentale di Prato, Polisportiva Aurora, Scuole medie superiori di Prato, PIN-Polo Universitario Citt\u00e0 di Prato) e da alcuni referenti de Le Parole ritrovate. Ruolo di regia ultima del Progetto India 2 afferir\u00e0 alle Suore Domenicane di Santa Maria del Rosario, rappresentate da Madre Paola Colotto e dalla Priora Generale madre Maria Perdacciu.<\/p>\n<p align=\"justify\">Prato 13 marzo 2020 il Responsabile Organizzativo<\/p>\n<p align=\"justify\">Dr. Lamberto Scali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Progetto India 1: \u201cCittadini del Mondo \u2013 Passaggio in India\u201d Il Progetto Cittadini del Mondo \u2013 Passaggio in India nasce nel 2007, grazie alla grande passione umana e spirituale di Suor Paola, Madre Generale delle Suore Domenicane di Santa Maria del Rosario, Luciano Giusti, Educatore professionale, fondatore della Polisportiva Aurora e Lamberto Scali, Psicologo del DSM di Prato. Nel 1986, presso la Casa Generalizia di Iolo (Prato), Madre Paola e le sue suore avevano aperto una Casa Famiglia per donne che soffrivano di gravi disturbi psichiatrici e grazie all\u2019accoglienza ricca di affettivit\u00e0 e al lavoro riabilitativo svolto, molte donne avevano ritrovato la propria dignit\u00e0, il piacere di vivere e fare progetti per il futuro. In questo lavoro di recupero di risorse sottovalutate o soffocate dalla malattia e di scoperta di nuove potenzialit\u00e0 un grande ruolo hanno avuto le attivit\u00e0 lavorative, come il laboratorio delle marmellate artigianali, la lavanderia, e l\u2019apertura dell\u2019outlet che vende capi di abbigliamento. Il secondo componente del progetto \u00e8 la Polisportiva Aurora che dal 1994 realizza progetti di recovery e promozione della salute mentale attraverso l\u2019attivit\u00e0 sportiva. La Polisportiva, attualmente, accoglie nelle sue attivit\u00e0 circa 90 persone con gravi problemi psichiatrici, i loro familiari e tanti volontari, che attraverso il fareassieme hanno fatto nascere, negli anni, una pizzeria, un centro di accoglienza per animali da affezione e un orto per la coltivazione di verdure biologiche. Un altro componente importante del progetto India \u00e8 stata la Direzione Sanitaria e il DSM della ASL 4 di Prato che in quel periodo, con un piccolo gruppo di operatori guidato dal dr. Scali, portava avanti vari progetti di Salute Partecipata condivisi con le Associazioni di Volontariato e, inoltre, svolgeva attivit\u00e0 di prevenzione e promozione della salute nelle scuole pratesi, cos\u00ec nel 2008 entrarono a far parte del progetto gli studenti e i Professori impegnati nelle attivit\u00e0 della Peer Education. Un altro aspetto importante da considerare \u00e8 il contesto indiano, dove le suore operano da oltre trent\u2019anni e dove si sono fatte apprezzare per la realizzazione di tanti progetti di cui citiamo i pi\u00f9 significativi: 1) costruzione del Saint Dominic School, scuola che oggi ospita oltre duemila studenti; 2) programma di intervento pluriennale, effettuato in collaborazione con la German Leprosy Relief Associacion, sulla cura e prevenzione della lebbra; 3) apertura di un dispensario per l\u2019assistenza e la cura delle persone povere con problematiche di salute; 4) promozione dell\u2019adozione a distanza per il sostegno ai minori e alle loro famiglie; 5) favorire un patto di collaborazione e amicizia fra la citt\u00e0 di Prato e Cochin. Alla data odierna le suore hanno aperto tredici missioni in vari stati dell\u2019India. Il progetto India 1 viene realizzato nello stato del Kerala, in particolare nella citt\u00e0 di Cochin e in altri piccoli paesi. In Kerala, a differenza di altri stati Indiani, l\u2019accattonaggio \u00e8 ritenuto un reato e le persone sorprese a vagabondare o a mendicare per strada vengono fermate dalla polizia, portate alla centrale per l\u2019identificazione e poi rinchiuse al Settlement, una struttura asilare, gestita direttamente dalla municipalit\u00e0 di Cochin che somiglia molto ai nostri manicomi prima della legge 180\/1978. Nel 2007 il Seattlement ospitava circa quattrocento persone fra uomini e donne e l\u201980% di queste soffriva di gravi problemi psichiatrici, mentre il restante 20% soffriva di handicap fisici o di problematiche sociali legate all\u2019abbandono o alla rottura dei legami affettivi familiari. Il Sindaco di Cochin, Mercy Williams, chiese a Madre Paola un intervento di aiuto finalizzato a rendere il Settlement un luogo pi\u00f9 rispettoso dei diritti umani. Madre Paola, profondamente convinta che i pazienti psichiatrici possano essere persone ricche di capacit\u00e0 e risorse, decise, in collaborazione con Luciano Giusti della Polisportiva Aurora, di portare un gruppo di utenti e volontari da Prato a Cochin, per realizzare il fareassieme all\u2019interno del Settlement. L\u2019intervento del fareassieme si concentr\u00f2 sugli aspetti igienico sanitari del luogo e sul rendere le camerate degli uomini e delle donne pulite e imbiancate. L\u2019effetto che produsse fu miracoloso, persone sdraiate in terra, nella polvere, in uno stato di profonda apatia si alzavano e incuriosite ci venivano incontro per salutarci, per conoscerci e qualcuno di loro si metteva al nostro fianco a lavorare, altri ci donavano le loro canzoni, altri ancora si prodigavano nello spostare le suppellettili, nel reggere le scale, nel trasportare le vernici. Difficile dimenticare un uomo privo di entrambe le gambe che si faceva trasportare vicino ai letti di ferro per poterli scartavetrare e riverniciare. Gli operatori non facevano pi\u00f9 i guardiani, ma si rimboccavano le maniche per aiutarci nel lavoro. Per fortuna tutto questo lavoro svolto fu documentato attraverso un video realizzato dal regista Ivan D\u2019Ali e quando l\u2019esperienza venne illustrata agli operatori del Dipartimento di Salute Mentale di Prato e agli studenti delle scuole medie superiori, tutto questo determin\u00f2 un\u2019ulteriore ondata di interesse e entusiasmo. Come logica conseguenza, nell\u2019anno successivo, il 2008, il progetto pot\u00e9 contare sul sostegno del Dipartimento di Salute Mentale della ASL 4 di Prato e del gruppo degli studenti impegnati nei programmi di peer education. Oggi il Progetto vede il coinvolgimento degli studenti del Corso di Laurea in Cooperazione Internazionale dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze e la partecipazione di quasi tutte le scuole medie superiori di Prato, con un lavoro specifico svolto dalla Professoressa Serena Magnini al Liceo Livi-Brunelleschi. Tutti gli anni, nel mese di marzo-aprile, viene costituito un gruppo di progetto composto da 6 utenti soci della Polisportiva Aurora, 6 studenti 3 operatori del DSM e 3 volontari, che come obbiettivo principale si prefigge di trasferirsi a Cochin, per 15-20 giorni, per portare la pratica del fareassieme all\u2019interno del Settlement e di conseguenza migliorare le condizioni di vita dei suoi ospiti. Grazie al lavoro svolto in questi anni col cuore e con le braccia quel luogo dantesco ha ripreso un po\u2019 alla volta sembianze umane con grande soddisfazione di tutti. Nell\u2019intervento effettuato nel novembre del 2016 il cortile interno del Settlement ospitava gruppi di giovani volontari della Croce Rossa, ragazzi provenienti dalla parrocchia di Palluruthy, studenti dell\u2019Orfanotrofio Don Bosco e gli studenti Universitari del Sacred Heart [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[51,62],"tags":[],"class_list":["post-6868","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-india","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6868","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6868"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6868\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6870,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6868\/revisions\/6870"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6868"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6868"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6868"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}