{"id":8230,"date":"2020-12-12T22:12:15","date_gmt":"2020-12-12T21:12:15","guid":{"rendered":"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/?p=8230"},"modified":"2020-12-12T22:45:28","modified_gmt":"2020-12-12T21:45:28","slug":"8230-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/8230-2\/","title":{"rendered":"Gv 1,6-8. 19-28"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">\n<div class=\"clear\" style=\" height:HEIGHTpx;\" ><\/div>\n<\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">13.12.2020&nbsp; &nbsp;III Domenica di Avvento &#8211; Gaudete (anno B)<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">+&nbsp;Dal Vangelo secondo Giovanni (1,6-8.19-28)<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\"><a href=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/055208_EvEY_15318200724_511386b6c6_b_34.jpg.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-8231 alignright\" src=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/055208_EvEY_15318200724_511386b6c6_b_34.jpg-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"428\" height=\"285\" srcset=\"https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/055208_EvEY_15318200724_511386b6c6_b_34.jpg-300x200.jpg 300w, https:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/055208_EvEY_15318200724_511386b6c6_b_34.jpg.jpg 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 428px) 100vw, 428px\" \/><\/a>Venne un uomo mandato da Dio:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">il suo nome era Giovanni.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">Egli venne come testimone<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">per dare testimonianza alla luce,<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">perch\u00e9 tutti credessero per mezzo di lui.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">Non era lui la luce,<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">ma doveva dare testimonianza alla luce.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">Questa \u00e8 la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e lev\u00ecti a interrogarlo: \u00abTu, chi sei?\u00bb. Egli confess\u00f2 e non neg\u00f2. Confess\u00f2: \u00abIo non sono il Cristo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">Allora gli chiesero: \u00abChi sei, dunque? Sei tu Elia?\u00bb. \u00abNon lo sono\u00bb, disse. \u00abSei tu il profeta?\u00bb. \u00abNo\u00bb, rispose. Gli dissero allora: \u00abChi sei? Perch\u00e9 possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?\u00bb. Rispose: \u00abIo sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isa\u00eca\u00bb.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: \u00abPerch\u00e9 dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, n\u00e9 Elia, n\u00e9 il profeta?\u00bb. Giovanni rispose loro: \u00abIo battezzo nell\u2019acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #1b3969;\">Questo avvenne in Bet\u00e0nia, al di l\u00e0 del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<hr>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">I primi versetti del brano che ci viene proposto in questa terza domenica di Avvento sono presi dal prologo innico del quarto vangelo, nel quale il Battista \u00e8 presentato come colui che \u00e8 stato inviato come testimone della Luce, perch\u00e9 il cuore dell\u2019uomo possa aprirsi alla fede in Colui che \u00e8 la Luce, il Verbo fatto Carne, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo, il Messia atteso e annunciato.<\/p>\n<p align=\"justify\">Davanti alla testimonianza di Giovanni e alla sua attivit\u00e0 di battezzatore, i Giudei sono preoccupati, temono che egli sia il Messia e quindi temono di perdere il loro potere religioso e politico. Per loro dunque \u00e8 essenziale capire la portata di questa possibile minaccia e della novit\u00e0 che porta con s\u00e9.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alle domande incalzanti dei suoi interlocutori, Giovanni risponde in modo molto chiaro, senza lasciare spazio a equivoci. Il Battista ha compreso le intenzioni degli inviati da Gerusalemme e risponde con una negazione lapidaria: <em>io non sono il Messia<\/em>! Troviamo tre domande con altrettante risposte di Giovanni, e possiamo osservare come via via che le domande si allungano e diventano pi\u00f9 circostanziate e dirette, le risposte di Giovanni diventano sempre pi\u00f9 concise, fino al monosillabo, lapidario: <em>No<\/em>. Ritorna allora la prima domanda, ma questa volta c\u2019\u00e8 una precisa motivazione, che rimanda ai mandanti di questa spedizione, i Giudei, appunto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma per comprendere il vangelo di Giovanni dobbiamo sempre cercare oltre la lettera. Allora qui l\u2019affermazione: <em>Io non sono il Cristo<\/em> \u00e8 la concretizzazione di quanto annunciato nei primi versetti: non \u00e8 il Battista che pu\u00f2 offrire l\u2019alternativa alle tenebre. Possiamo confrontare questa risposta con quella di Ges\u00f9 alla Samaritana: <em>Sono io<\/em> (Gv 4,26). \u201cIo sono\u201d \u00e8 il nome stesso di Dio. E infatti, quando il Battista risponde all\u2019ultima domanda attraverso la citazione di Isaia che abbiamo incontrato anche domenica scorsa nel vangelo di Marco, non dice letteralmente: <em>Io sono voce<\/em>, perch\u00e9 in greco il verbo non c\u2019\u00e8! Giovanni dice: <em>Io voce<\/em>. In bocca al Battista non troviamo mai la locuzione \u201cio sono\u201d: Ges\u00f9 \u00e8, il Battista non \u00e8. Torna alla mente una famosa espressione di santa Caterina da Siena, che durante un dialogo mistico con il Signore riferisce queste parole, rivelatele da Ges\u00f9 stesso: \u00abSai, figliola, chi sei tu e chi sono io? Se saprai queste due cose, sarai beata. Tu sei quella che non \u00e8; io, invece, Colui che sono\u00bb. Giovanni respinge ogni identificazione. Egli \u00e8 solo \u201cvoce\u201d, un termine di relazione, che suppone degli uditori, una voce che per\u00f2 giunge nell\u2019aridit\u00e0, nel deserto, una voce comunque annunciata dall\u2019antichit\u00e0. Le parole del Battista sono una denuncia: egli \u00e8 colui che trasmette il messaggio della Parola, ne \u00e8 l\u2019eco, la risonanza. Ges\u00f9 definir\u00e0 il Battista come \u201clampada\u201d (cfr<em> Gv<\/em> 5,35), come riflesso di quella luce che \u00e8 Ges\u00f9 stesso.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quest\u2019ultima risposta di Giovanni sembra restare inascoltata, poich\u00e9 gli interlocutori ripartono dalle loro ipotesi: come mai Giovanni battezza se non \u00e8 n\u00e9 il Cristo, n\u00e9 Elia, n\u00e9 il Profeta? Una domanda che suona come un\u2019accusa precisa. Evidentemente questa attivit\u00e0 di Giovanni creava tensione, probabilmente per l\u2019interesse che suscitava, l\u2019approvazione da parte del popolo. L\u2019immersione in acqua come rito di purificazione era una pratica religiosa nota (cfr per esempio <em>Lev<\/em> 15), un rito che simbolicamente lavava la macchia del peccato. Il Battista propone questo rito, che \u00e8 dato una sola volta, come accettazione della sua testimonianza, cio\u00e8 come riconoscimento del bisogno di un\u2019azione redentrice da parte di Dio. La missione di Giovanni Battista \u00e8 una vera e propria denuncia di una vita religiosa che portava lontano da Dio. Perci\u00f2 il suo battesimo voleva raccordare, riconciliare con Dio. Ma era pur sempre un battesimo solo con acqua, mentre al tempo stesso Giovanni afferma che ne verr\u00e0 un altro, in Spirito.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel concludere la propria risposta agli inviati da Gerusalemme, Giovanni afferma la propria inferiorit\u00e0 rispetto a Colui che deve venire. Importante \u00e8 il riferimento ai lacci dei sandali, anche se un po\u2019 difficile da leggere per noi e dunque va spiegato. Il riferimento nella tradizione giudaica \u00e8 alla legge del levirato e pi\u00f9 specificamente alla figura del <em>Goel<\/em>, cio\u00e8 il \u201criscattatore\u201d, il parente pi\u00f9 prossimo di una sposa rimasta vedova senza figli, che era chiamato ad assumersi l\u2019impegno di prendere in moglie tale vedova per dare al defunto marito una discendenza. Era per\u00f2 possibile rifiutare di farsi carico di questa responsabilit\u00e0. Ci\u00f2 avveniva con un gesto rituale: sciogliersi i sandali, riferimento simbolico ai testicoli dell\u2019uomo, e sbatterli alla porta della citt\u00e0 (cfr <em>Rt<\/em> 4). Qui abbiamo allora un riferimento nuziale, che d\u00e0 inizio nel Quarto Vangelo a una chiave di lettura molto importante: il Battista afferma che non \u00e8 lui il <em>Goel<\/em>, venuto a riscattare la sposa, perch\u00e9 ormai il vero Sposo si \u00e8 reso presente, anche se ancora non \u00e8 conosciuto. Come poco pi\u00f9 avanti dir\u00e0 Ges\u00f9, Giovanni il Battista \u00e8 <em>l\u2019amico dello sposo<\/em> (<em>Gv<\/em> 3,29), il testimone che gioisce per la presenza dello Sposo. Quest\u2019ultimo aspetto ci ricorda che siamo nella \u201cdomenica della gioia\u201d: il Natale \u00e8 vicino e quel giorno Dio viene in mezzo a noi come lo Sposo, che ci riscatta dalla nostra misera condizione di peccato, di buio, per illuminare la nostra vita con la sola Verit\u00e0 che salva e libera<span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sr. Marinella op<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/domenicaneiolo.org\/domenicane\/commento-al-vangelo-di-domenica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Commenti al Vangelo<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>13.12.2020&nbsp; &nbsp;III Domenica di Avvento &#8211; Gaudete (anno B) &nbsp; +&nbsp;Dal Vangelo secondo Giovanni (1,6-8.19-28) &nbsp; Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perch\u00e9 tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa \u00e8 la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e lev\u00ecti a interrogarlo: \u00abTu, chi sei?\u00bb. Egli confess\u00f2 e non neg\u00f2. Confess\u00f2: \u00abIo non sono il Cristo\u00bb. Allora gli chiesero: \u00abChi sei, dunque? Sei tu Elia?\u00bb. \u00abNon lo sono\u00bb, disse. \u00abSei tu il profeta?\u00bb. \u00abNo\u00bb, rispose. Gli dissero allora: \u00abChi sei? Perch\u00e9 possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?\u00bb. Rispose: \u00abIo sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isa\u00eca\u00bb. Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: \u00abPerch\u00e9 dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, n\u00e9 Elia, n\u00e9 il profeta?\u00bb. Giovanni rispose loro: \u00abIo battezzo nell\u2019acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo\u00bb. Questo avvenne in Bet\u00e0nia, al di l\u00e0 del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. &nbsp; &nbsp; I primi versetti del brano che ci viene proposto in questa terza domenica di Avvento sono presi dal prologo innico del quarto vangelo, nel quale il Battista \u00e8 presentato come colui che \u00e8 stato inviato come testimone della Luce, perch\u00e9 il cuore dell\u2019uomo possa aprirsi alla fede in Colui che \u00e8 la Luce, il Verbo fatto Carne, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo, il Messia atteso e annunciato. Davanti alla testimonianza di Giovanni e alla sua attivit\u00e0 di battezzatore, i Giudei sono preoccupati, temono che egli sia il Messia e quindi temono di perdere il loro potere religioso e politico. Per loro dunque \u00e8 essenziale capire la portata di questa possibile minaccia e della novit\u00e0 che porta con s\u00e9. Alle domande incalzanti dei suoi interlocutori, Giovanni risponde in modo molto chiaro, senza lasciare spazio a equivoci. Il Battista ha compreso le intenzioni degli inviati da Gerusalemme e risponde con una negazione lapidaria: io non sono il Messia! Troviamo tre domande con altrettante risposte di Giovanni, e possiamo osservare come via via che le domande si allungano e diventano pi\u00f9 circostanziate e dirette, le risposte di Giovanni diventano sempre pi\u00f9 concise, fino al monosillabo, lapidario: No. Ritorna allora la prima domanda, ma questa volta c\u2019\u00e8 una precisa motivazione, che rimanda ai mandanti di questa spedizione, i Giudei, appunto. Ma per comprendere il vangelo di Giovanni dobbiamo sempre cercare oltre la lettera. Allora qui l\u2019affermazione: Io non sono il Cristo \u00e8 la concretizzazione di quanto annunciato nei primi versetti: non \u00e8 il Battista che pu\u00f2 offrire l\u2019alternativa alle tenebre. Possiamo confrontare questa risposta con quella di Ges\u00f9 alla Samaritana: Sono io (Gv 4,26). \u201cIo sono\u201d \u00e8 il nome stesso di Dio. E infatti, quando il Battista risponde all\u2019ultima domanda attraverso la citazione di Isaia che abbiamo incontrato anche domenica scorsa nel vangelo di Marco, non dice letteralmente: Io sono voce, perch\u00e9 in greco il verbo non c\u2019\u00e8! Giovanni dice: Io voce. In bocca al Battista non troviamo mai la locuzione \u201cio sono\u201d: Ges\u00f9 \u00e8, il Battista non \u00e8. Torna alla mente una famosa espressione di santa Caterina da Siena, che durante un dialogo mistico con il Signore riferisce queste parole, rivelatele da Ges\u00f9 stesso: \u00abSai, figliola, chi sei tu e chi sono io? Se saprai queste due cose, sarai beata. Tu sei quella che non \u00e8; io, invece, Colui che sono\u00bb. Giovanni respinge ogni identificazione. Egli \u00e8 solo \u201cvoce\u201d, un termine di relazione, che suppone degli uditori, una voce che per\u00f2 giunge nell\u2019aridit\u00e0, nel deserto, una voce comunque annunciata dall\u2019antichit\u00e0. Le parole del Battista sono una denuncia: egli \u00e8 colui che trasmette il messaggio della Parola, ne \u00e8 l\u2019eco, la risonanza. Ges\u00f9 definir\u00e0 il Battista come \u201clampada\u201d (cfr Gv 5,35), come riflesso di quella luce che \u00e8 Ges\u00f9 stesso. Quest\u2019ultima risposta di Giovanni sembra restare inascoltata, poich\u00e9 gli interlocutori ripartono dalle loro ipotesi: come mai Giovanni battezza se non \u00e8 n\u00e9 il Cristo, n\u00e9 Elia, n\u00e9 il Profeta? Una domanda che suona come un\u2019accusa precisa. Evidentemente questa attivit\u00e0 di Giovanni creava tensione, probabilmente per l\u2019interesse che suscitava, l\u2019approvazione da parte del popolo. L\u2019immersione in acqua come rito di purificazione era una pratica religiosa nota (cfr per esempio Lev 15), un rito che simbolicamente lavava la macchia del peccato. Il Battista propone questo rito, che \u00e8 dato una sola volta, come accettazione della sua testimonianza, cio\u00e8 come riconoscimento del bisogno di un\u2019azione redentrice da parte di Dio. La missione di Giovanni Battista \u00e8 una vera e propria denuncia di una vita religiosa che portava lontano da Dio. Perci\u00f2 il suo battesimo voleva raccordare, riconciliare con Dio. Ma era pur sempre un battesimo solo con acqua, mentre al tempo stesso Giovanni afferma che ne verr\u00e0 un altro, in Spirito. Nel concludere la propria risposta agli inviati da Gerusalemme, Giovanni afferma la propria inferiorit\u00e0 rispetto a Colui che deve venire. Importante \u00e8 il riferimento ai lacci dei sandali, anche se un po\u2019 difficile da leggere per noi e dunque va spiegato. Il riferimento nella tradizione giudaica \u00e8 alla legge del levirato e pi\u00f9 specificamente alla figura del Goel, cio\u00e8 il \u201criscattatore\u201d, il parente pi\u00f9 prossimo di una sposa rimasta vedova senza figli, che era chiamato ad assumersi l\u2019impegno di prendere in moglie tale vedova per dare al defunto marito una discendenza. Era per\u00f2 possibile rifiutare di farsi carico di questa responsabilit\u00e0. Ci\u00f2 avveniva con un gesto rituale: sciogliersi i sandali, riferimento simbolico ai testicoli dell\u2019uomo, e sbatterli alla porta della citt\u00e0 (cfr Rt 4). 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