12.06.2022 Santissima Trinità, solennita – anno C
Dal Vangelo di Giovanni (13,31-33a.34-35)
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
In questo anno C la liturgia della quinta domenica di Pasqua ci presenta una pagina di vangelo tanto breve, quanto meravigliosa e anche difficile, tratta dal capitolo 13 del Quarto Vangelo, iniziato dal racconto della lavanda dei piedi. Siamo dunque durante l’ultima cena di Gesù con i suoi prima della passione. Ma l’ora per il Signore è giunta, perché nel vangelo di Giovanni il mistero della passione morte e risurrezione di Gesù è un’unica “ora”, ovviamente non in senso cronologico… c’è un unico mistero che avvolge la conclusione terrena della vita del Figlio di Dio, ed è un mistero di amore, nel quale si manifesta la gloria di Dio. Giuda è uscito, il Maestro gli ha detto che conosce il suo tradimento, ma che anche in quel momento non smette di amarlo. L’ora è giunta ed è il momento di amare fino alla fine (cfr. Gv 13,1). Il gesto del lavare i piedi è stato un atto esemplificativo forte di questo amore. Gesù ha ancora poco tempo con gli Undici, prima di essere arrestato. E lascia loro un “comandamento nuovo”, a partire da quel gesto: appunto, amarsi, come Lui li ama.
Sappiamo che già nell’Antico Testamento si trova il comandamento dell’amore. Perché allora sarebbe “nuovo”? S. Agostino, riflettendo su questo, afferma che non è il comandamento, ma è l’uomo che, in Cristo, è “nuovo”, nuova creatura! Però c’è una novità ulteriore, strettamente legata all’essere nuovi in Cristo, ed è il “metro” di questo amore, la misura: amare “come” Cristo. Questo aspetto è fondamentale, perché umanamente comprendere cosa significa amare non è semplice, si può equivocare: c’è chi pensa che l’amore sia solo un sentimento, chi lo banalizza, chi ne fa una cosa solo concreta, molto umana e terrena… Amare come Cristo significa amare fino alla fine, amare anche chi non ci ama, perdonare sempre, pregare e offrire la nostra sofferenza per chi ci fa soffrire, donare la vita, abbandonarsi alla volontà del Padre in ogni circostanza… Questo non è umano, è opera dello Spirito in noi, è scelta fondante per la nostra vita, ed è per questo che si può “comandare”!
Chiediamo oggi al Signore di tenere fisso lo sguardo su di Lui, per “imparare ad amare” da Lui. Sappiamo che se ci amiamo così, in questo nostro amore si rende visibile il Salvatore, è l’esperienza anche della prima comunità cristiana descritta dagli Atti degli Apostoli.
Signore Gesù, fa’ che ogni giorno sappiamo scegliere di amare come Tu ci ami, ricominciando sempre quando sperimentiamo il fallimento, la fatica, la lotta, il dubbio, perché sappiamo che prima di tutto siamo amati e salvati… donaci il tuo Spirito, che ci abiti e ci insegni le Tue vie.
Sr. Marinella op
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Gv 13, 31-35
12.06.2022 Santissima Trinità, solennita – anno C
In questo anno C la liturgia della quinta domenica di Pasqua ci presenta una pagina di vangelo tanto breve, quanto meravigliosa e anche difficile, tratta dal capitolo 13 del Quarto Vangelo, iniziato dal racconto della lavanda dei piedi. Siamo dunque durante l’ultima cena di Gesù con i suoi prima della passione. Ma l’ora per il Signore è giunta, perché nel vangelo di Giovanni il mistero della passione morte e risurrezione di Gesù è un’unica “ora”, ovviamente non in senso cronologico… c’è un unico mistero che avvolge la conclusione terrena della vita del Figlio di Dio, ed è un mistero di amore, nel quale si manifesta la gloria di Dio. Giuda è uscito, il Maestro gli ha detto che conosce il suo tradimento, ma che anche in quel momento non smette di amarlo. L’ora è giunta ed è il momento di amare fino alla fine (cfr. Gv 13,1). Il gesto del lavare i piedi è stato un atto esemplificativo forte di questo amore. Gesù ha ancora poco tempo con gli Undici, prima di essere arrestato. E lascia loro un “comandamento nuovo”, a partire da quel gesto: appunto, amarsi, come Lui li ama.
Sappiamo che già nell’Antico Testamento si trova il comandamento dell’amore. Perché allora sarebbe “nuovo”? S. Agostino, riflettendo su questo, afferma che non è il comandamento, ma è l’uomo che, in Cristo, è “nuovo”, nuova creatura! Però c’è una novità ulteriore, strettamente legata all’essere nuovi in Cristo, ed è il “metro” di questo amore, la misura: amare “come” Cristo. Questo aspetto è fondamentale, perché umanamente comprendere cosa significa amare non è semplice, si può equivocare: c’è chi pensa che l’amore sia solo un sentimento, chi lo banalizza, chi ne fa una cosa solo concreta, molto umana e terrena… Amare come Cristo significa amare fino alla fine, amare anche chi non ci ama, perdonare sempre, pregare e offrire la nostra sofferenza per chi ci fa soffrire, donare la vita, abbandonarsi alla volontà del Padre in ogni circostanza… Questo non è umano, è opera dello Spirito in noi, è scelta fondante per la nostra vita, ed è per questo che si può “comandare”!
Chiediamo oggi al Signore di tenere fisso lo sguardo su di Lui, per “imparare ad amare” da Lui. Sappiamo che se ci amiamo così, in questo nostro amore si rende visibile il Salvatore, è l’esperienza anche della prima comunità cristiana descritta dagli Atti degli Apostoli.
Signore Gesù, fa’ che ogni giorno sappiamo scegliere di amare come Tu ci ami, ricominciando sempre quando sperimentiamo il fallimento, la fatica, la lotta, il dubbio, perché sappiamo che prima di tutto siamo amati e salvati… donaci il tuo Spirito, che ci abiti e ci insegni le Tue vie.
Sr. Marinella op
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