Fervorino per la notte del S. Natale
Dagli Scritti del Servo di Dio Didaco Bessi
Se il crear l’uomo poco o nulla costò all’onnipotente Iddio, molto più però gli è costato guadagnarsi l’amore di lui. Per crear l’uomo ragionevole e immortale bastò ad esso inspirargli in fronte un soffio del celeste suo spirito; per renderlo però amante del suo benefico cuore gli convenne precipitarsi dirò così, per infiniti spazi dal colmo della sua grandezza e della sua maestà fino alla condizione di una creatura mortale. Ed ecco appunto che in questa solennissima notte si rinnova la memoria della discesa prodigiosa di questo Dio per nostro amore. Ecco che egli ha preso la forma di servo, e si è fatto simile a noi, per far nascere nuovamente la natura umana alla libertà, alla vita, alla grazia, alle belle speranze del paradiso. Oh annichilamento di un Dio! o benignità senza pari! o amor prodigioso e stupendo! Chi sarà tra le creature che non esclami con S. Agostino: o fuoco che sempre ardi e non ti spegni mai, fa’ ch’io ti corrisponda con altrettanto amore? Chi sarà… ma ohimè! pur troppo vi sono degli uomini così selvaggi, che quasi fieri lupi avventandosi contro l’amore di un Dio, ne fanno il più orribile strazio! Sì, un infinito numero di cristiani, che gode dell’immenso benefizio dell’incarnazione del Verbo, e che esperimenta gli effetti mirabili di sua carità, ha poi l’ardimento di offendere questo divino Infante, di ferirlo, di straziarlo. Ma voi intanto, figlie e sorelle dilettissime, che fate? sarà egli vero che non vi sentiate venir meno all’amara rimembranza, esservi chi offende sì crudelmente quel divin Pargoletto, il quale ha portato al mondo la consolazione, la pace? Sarà egli vero, che almeno voi ammollir non vogliate il cuore vostro alla vista di un Dio che si strugge per voi di amore? Ah! non siavi alcuna in quest’istante, che non raccolga nel maggior numero tutte quelle espressioni, che le può dettare il fervore, e l’annichilamento di un Dio, anelante di rinascere nel vostro petto.
Sì, Gesù amoroso, sì che ci prostriamo ai vostri piedi santissimi, ansiose tutte di dimostrarvi il nostro affetto, la nostra riconoscenza per l’immenso benefizio che ci avete accordato nella vostra mirabile incarnazione. Siamo state, è vero, anche noi tante volte ardimentose in ferire il vostro cuore amante, ed in opprimervi colle infedeltà e co’ peccati. Disprezzammo, è vero, quell’ardente carità che avete portata nella grotta di Betlemme, e che avete resa eccessiva in questo eucaristico Sacramento. Ma poiché siete pronto a dimenticarvi delle nostre infedeltà, purchè ci risolviamo una volta di amarvi; ecco, che tal risoluzione noi facciamo in questo momento dinanzi a tutta la celeste milizia, che esulta pel Vostro meraviglioso nascimento. Vi ameremo, o Sacramentato Gesù, con tutta la capacità del nostro potere, perché voi siete quel fuoco che non si spenge giammai; perché vi siete fatto in questa notte nostro corpo, nostre viscere, nostro sangue. Sì che vi ameremo, perché con inenarrabile benignità fissar volete in questo momento la vostra nascita spirituale entro le anime nostre. Oh momento felice, che sollevar ci può dalla nostra viltà e miseria! Oh fortunato momento, che può fissar entro di noi un’immutabil felicità!
Venite dunque, o Re delle genti, nel nostro seno a spezzar le catene del peccato. Venite, o divin Redentore, a infonderci un vero spirito di penitenza. Venite, o sposo amabile, ad accenderci della vostra carità; venite a pascerci e ad inebriarci del vostro Corpo, del vostro Sangue, di tutto Voi stesso. Con questo pascolo che vi degnerete generosamente accordarci, non potremo non vivere della vita di voi, ardere del vostro accesissimo amore, e interamente piacervi. Così sia.


