29.03.2024 Venerdì Santo
Presso la croce

† Dal Vangelo di Giovanni (18,1 – 19,42)
[…] Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». […]
Il racconto della passione secondo l’evangelista Giovanni ci accompagna tradizionalmente ogni venerdì santo. È un racconto molto denso, come caratteristico del quarto Vangelo. Ho estratto da esso un breve passaggio, l’incontro tra Gesù e Pilato. Quest’ultimo rappresenta il massimo potere del tempo, l’Impero di Roma. Sono i Giudei, i capi del popolo, che portano il Signore al governatore romano e chiedono la sua condanna a morte. Il racconto mette in mostra tutta l’ipocrisia di questa gente: non esplicitano il motivo per cui vogliono che Gesù sia condannato; stanno chiedendo di sopprimere un innocente, ma lo fanno senza entrare nel pretorio, spazio profano, per non contaminarsi in vista della celebrazione della Pasqua; vogliono che Gesù muoia, ma non vogliono essere loro a pronunciare la sentenza… Questi capi si sono confrontati a più riprese con il Signore Gesù nel corso del suo ministero pubblico e il loro comportamento in questa circostanza è in linea perfettamente con quanto hanno mostrato in precedenza. Quello che colpisce, in contrasto, è il dialogo tra Gesù e Pilato, nel quale immediatamente il governatore chiede a Gesù se è re. Mai nel vangelo fino a questo punto il Signore ha ricevuto o si è appropriato di questo titolo! E infatti Gesù gli chiede come mai lo chiama così. In tal modo i ruoli si scambiano: non è più Pilato che interroga, ma Gesù! Pilato riprende il suo ruolo, ma ciò che Gesù gli dice lo colpisce profondamente: sì, Gesù è il vero Re dei Giudei, il Messia, ma il suo regno non viene da poteri umani, la sua è una regalità divina, che trionfa anche quando umanamente sembra esserci solo l’ingiusta condanna, la sofferenza, la morte. Anche sulla croce, anzi, proprio nell’innalzamento sulla croce Gesù è Re. Ed è proprio Pilato a riconoscerlo, mettendo la celebre iscrizione “Gesù Nazareno, Re dei Giudei”, INRI dalle iniziali latine. Il governatore romano capisce che il potere di Gesù è completamente diverso dal suo, ma è infinitamente più grande, è il potere della verità, che non si impone mai con la forza, la violenza, la prepotenza, ma con l’umile linguaggio dell’amore, che accetta la via della croce, come via di libertà, di salvezza, di liberazione definitiva e gloriosa.
Diversamente dai Giudei, Pilato guarda Gesù e ne afferma più volte l’innocenza. Lo ascolta e lo riconosce come Re. Pilato è “dalla verità” molto più di uomini che affermano con ostentazione la loro fedeltà al Dio di Israele. Questo è un grande mistero. Ma ci mette davanti un pericolo che corriamo anche noi, credenti in Gesù Cristo: affermare, a volte anche ostentare la nostra fede, mettendo da parte la verità del Signore, che si manifesta nel mistero pasquale del suo innalzamento sulla croce.
Signore, io ti ascolto, ti seguo, voglio imparare da Te ogni giorno come giungere alla verità. Ma Tu sei la Verità! Tu mi hai mostrato già la via, che è quella dell’amore crocifisso! Liberami dalle mie certezze preconfezionate, da ogni forma di prepotenza, di orgoglio, di ostentazione. Donami l’umiltà che sa contemplarti e adorarti su quella croce, mistero di morte e di gloria. Come Maria, come il discepolo amato, anch’io, discepola amata, possa sostare presso la tua croce, per attingere al tuo cuore trafitto la sola verità che libera e salva.
Sr. Marinella op
Inizia la novena alla Divina Misericordia
Gv 18,1–19,42
29.03.2024 Venerdì Santo
Presso la croce
Il racconto della passione secondo l’evangelista Giovanni ci accompagna tradizionalmente ogni venerdì santo. È un racconto molto denso, come caratteristico del quarto Vangelo. Ho estratto da esso un breve passaggio, l’incontro tra Gesù e Pilato. Quest’ultimo rappresenta il massimo potere del tempo, l’Impero di Roma. Sono i Giudei, i capi del popolo, che portano il Signore al governatore romano e chiedono la sua condanna a morte. Il racconto mette in mostra tutta l’ipocrisia di questa gente: non esplicitano il motivo per cui vogliono che Gesù sia condannato; stanno chiedendo di sopprimere un innocente, ma lo fanno senza entrare nel pretorio, spazio profano, per non contaminarsi in vista della celebrazione della Pasqua; vogliono che Gesù muoia, ma non vogliono essere loro a pronunciare la sentenza… Questi capi si sono confrontati a più riprese con il Signore Gesù nel corso del suo ministero pubblico e il loro comportamento in questa circostanza è in linea perfettamente con quanto hanno mostrato in precedenza. Quello che colpisce, in contrasto, è il dialogo tra Gesù e Pilato, nel quale immediatamente il governatore chiede a Gesù se è re. Mai nel vangelo fino a questo punto il Signore ha ricevuto o si è appropriato di questo titolo! E infatti Gesù gli chiede come mai lo chiama così. In tal modo i ruoli si scambiano: non è più Pilato che interroga, ma Gesù! Pilato riprende il suo ruolo, ma ciò che Gesù gli dice lo colpisce profondamente: sì, Gesù è il vero Re dei Giudei, il Messia, ma il suo regno non viene da poteri umani, la sua è una regalità divina, che trionfa anche quando umanamente sembra esserci solo l’ingiusta condanna, la sofferenza, la morte. Anche sulla croce, anzi, proprio nell’innalzamento sulla croce Gesù è Re. Ed è proprio Pilato a riconoscerlo, mettendo la celebre iscrizione “Gesù Nazareno, Re dei Giudei”, INRI dalle iniziali latine. Il governatore romano capisce che il potere di Gesù è completamente diverso dal suo, ma è infinitamente più grande, è il potere della verità, che non si impone mai con la forza, la violenza, la prepotenza, ma con l’umile linguaggio dell’amore, che accetta la via della croce, come via di libertà, di salvezza, di liberazione definitiva e gloriosa.
Diversamente dai Giudei, Pilato guarda Gesù e ne afferma più volte l’innocenza. Lo ascolta e lo riconosce come Re. Pilato è “dalla verità” molto più di uomini che affermano con ostentazione la loro fedeltà al Dio di Israele. Questo è un grande mistero. Ma ci mette davanti un pericolo che corriamo anche noi, credenti in Gesù Cristo: affermare, a volte anche ostentare la nostra fede, mettendo da parte la verità del Signore, che si manifesta nel mistero pasquale del suo innalzamento sulla croce.
Signore, io ti ascolto, ti seguo, voglio imparare da Te ogni giorno come giungere alla verità. Ma Tu sei la Verità! Tu mi hai mostrato già la via, che è quella dell’amore crocifisso! Liberami dalle mie certezze preconfezionate, da ogni forma di prepotenza, di orgoglio, di ostentazione. Donami l’umiltà che sa contemplarti e adorarti su quella croce, mistero di morte e di gloria. Come Maria, come il discepolo amato, anch’io, discepola amata, possa sostare presso la tua croce, per attingere al tuo cuore trafitto la sola verità che libera e salva.
Sr. Marinella op
Inizia la novena alla Divina Misericordia
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