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Mt 28, 8-15

01.04.2024 Lunedì fra l’Ottava di Pasqua

 

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo (28,8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

 

Con la domenica di Risurrezione, si conclude il Triduo pasquale e inizia l’ottava di Pasqua. Le nostre due solennità principali, Pasqua e Natale, vengono prolungate dalla liturgia per tutta la settimana successiva, periodo di otto giorni che costituisce come un unico grande giorno, perché la gioia che scaturisce dai due eventi fondamentali per la nostra fede possa pervadere la vita della Chiesa e di ciascuno di noi, ben al di là di questi giorni particolari. L’ottavo giorno è infatti, nel linguaggio cristiano, il giorno che non tramonta, il giorno ultimo e definitivo, nel quale il regno di Dio trionferà per sempre su tutti i regni umani. Se la settimana santa è stato un cammino che ci ha portato a seguire Gesù nella sua passione, morte e resurrezione, l’ottava ci dona di restare nella contemplazione del grande mistero pasquale, aprendo il nostro sguardo sull’eternità beata.

Per questo ogni giorno, fino a domenica, leggeremo i diversi racconti di risurrezione che si trovano nei quattro vangeli, cominciando da quello qui riportato, tratto dall’ultimo capitolo di Matteo, il quale ci mostra come Gesù stesso, dopo che già l’angelo aveva annunciato l’evento della Pasqua alle donne, si presenta di persona ai discepoli. Tutte le pagine dedicate alla risurrezione sono pervase dalla gioia, insieme all’incredulità per ciò che è avvenuto; ma per i discepoli non è un’incredulità triste, disillusa, è piuttosto quello “stordimento” che si sperimenta quando un evento è inatteso, sorprendente, ma meraviglioso e si stenta a credere che sia davvero avvenuto ciò. Una sorpresa tale da provocare anche timore, tanto che in Matteo Gesù dice proprio: “Non temete”!

Ma la novità della risurrezione di Cristo provoca anche un’ulteriore ostilità in chi non l’ha accolto. Tanto da cercare di inventare una spiegazione alternativa credibile alla scomparsa del suo corpo. Niente di nuovo, sappiamo che questa è la stessa ostilità che ha portato Gesù sulla croce. I vangeli riportano anche questa reazione, perché è bene ricordare che non tutti hanno creduto, anche davanti al Risorto. Oggi sono molte più le persone che non credono in Lui, rispetto a chi sta celebrando con fede la Pasqua. E quest’anno è stata una celebrazione segnata da guerre e morte, come mai nella storia recente. Eppure è Pasqua! E dobbiamo ricordarci cosa significa: che la vita non finisce qui, che l’Amore crocifisso ha vinto il male e la morte, lo ha già fatto ed è per sempre. È solo nella Pasqua che possiamo trovare orizzonti di senso in mezzo alle cattiverie del mondo, ma anche accettare la nostra personale incapacità di fare sempre il bene.

Viviamo allora questa ottava come una grande grazia che il Signore ci dona, per ricordarci la forza inesauribile della sua vittoria pasquale.

Signore, donami occhi nuovi per leggere la storia; donami un cuore come il tuo, che non smette di amare nella lotta, ma anzi, sa amare ancora di più; un cuore che sa accogliere tutti, sa donare amore a tutti, anche a chi tradisce, a chi conosce solo il linguaggio della prepotenza e della violenza; un cuore che sa perdonare sempre e fino in fondo. È questa la bellezza che salva e libera. Fa’ che io trovi in Te, che sei Il Risorto, il Vivente, la forza per ricominciare ogni giorno ad amare, con gioia.

Sr. Marinella op

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