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Gv 18,1 – 19,42

18.04.2024 Venerdì Santo

 

 

Inizia la novena alla Divina Misericordia

 

Dalla Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni (18,1 – 19,42)

[…] Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

 

Siamo giunti al venerdì santo, memoria liturgica della morte di Gesù in croce. In questo giorno leggiamo sempre il racconto della passione secondo Giovanni. Va letto e riletto interamente, ogni versetto ha qualcosa da dirci e questo giorno di silenzio e preghiera ci permette di porci nell’atteggiamento dei discepoli che stanno ai piedi della croce per volgere lo sguardo a Colui che, innocente, è stato trafitto, condannato e ucciso per l’umana iniquità, dunque anche per il mio peccato.

Qui ho riportato solo la parte conclusiva del racconto, che è tutta intrecciata dall’attestazione del compiersi delle Scritture, al punto che le ultime parole di Gesù sono proprio: «È compiuto!». Come abbiamo già ricordato in questi giorni, la croce di Cristo è un passaggio fondamentale nel piano di salvezza di Dio per l’uomo. Il Quarto Vangelo, presentando il grido di Gesù «Ho sete», richiama proprio questa volontà di salvezza. È il grido che è stato determinante nella vocazione di Madre Teresa, una grande santa dei nostri giorni: Gesù ha sete di noi, ha sete della nostra risposta d’amore al suo amore infinito! E continua a donare la sua vita per noi, ogni giorno, nell’Eucaristia, aspettando la nostra risposta, aspettando che volgiamo definitivamente il nostro sguardo a Lui.

A prendersi cura del corpo del Signore ci sono Giuseppe e Nicodemo: per entrambi seguire Gesù significava mettersi contro i capi del popolo, ma davanti alla croce ogni paura è vinta e proprio loro provvedono alla sepoltura. Come a dire: se alzi i tuoi occhi e contempli il Figlio di Dio in croce e gli apri il cuore, non avrai niente da temere e sarai testimone dell’Amore crocifisso.

Anche noi oggi vogliamo essere testimoni dell’Amore crocifisso! Ai piedi della croce, ti adoriamo, Signore, ci stringiamo a Te, che solo per tre giorni permetti alla morte di prevalere. Veramente sei morto per me! Veramente sei stato posto nel sepolcro. Ma questa non è la fine, è solo un passaggio, lo spazio del silenzio, della preghiera, dell’attesa, della contemplazione dell’Amore vero, che è più forte della morte! Ai piedi della croce fiorisce la speranza che non delude.

Sr. Marinella op

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