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Mt 5, 1-12

01.02.2026 IV Domenica del Tempo Ordinario – anno A

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (5, 1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

La quarta domenica del tempo ordinario in questo anno A ci presenta l’inizio del primo grande discorso di Gesù nel vangelo di Matteo, il discorso detto “della montagna” perché Gesù, prima di iniziare a parlare, sale appunto “sul monte”. L’evangelista ci dice che la prima parola pubblica pronunciata da Gesù attorniato dalla folla è “Beati”, una parola ripetuta poi altre otto volte di seguito. Beati, cioè felici! Ed è subito evidente che il significato delle parole del Signore va molto al di là della lettera. Umanamente infatti non diremmo mai che chi è nel pianto, o perseguitato o ingiustamente insultato si può definire felice. Ma anche tutti gli altri qui definiti come beati difficilmente verrebbero identificati come persone felici, perché è molto più comune cercare di realizzare la propria felicità per altre strade che non quelle della povertà, della mitezza, della misericordia, della purezza, della giustizia, della pace. Il mondo esalta chi ha potere, chi sa imporsi, chi è ricco, spesso anche chi è prepotente… Ma il pensiero di Dio va in tutt’altra direzione. E non dobbiamo pensare che la beatitudine qui promessa sia qualcosa che si compirà solo nella vita eterna, “nei cieli”. Infatti la prima e l’ottava beatitudine sono al presente e ci ricordano che il tempo della realizzazione della promessa di Dio è qui e ora, perché, come ci ricorda il salmo responsoriale, “Il Signore regna per sempre, di generazione in generazione”. La gioia, la felicità che il Signore ci promette, è l’esperienza viva della sua presenza nella nostra vita e nella vita del mondo. Ed è un’esperienza che possiamo fare ogni giorno, facendo della nostra vita un dono, portando la luce del Signore nelle tenebre che sembrano fitte intorno a noi. Come? Abbracciamo chi piange, aiutiamo chi è povero, lottiamo per la giustizia e la pace a partire dall’esperienza quotidiana, imitiamo Cristo mite e umile di cuore, impariamo da Lui la misericordia e lasciamo che il suo Spirito ci purifichi il cuore e la mente. Desideriamo solo ciò che è bene, non seguiamo le vie dell’odio, della divisione, dell’affermazione di sé a ogni costo, della durezza di cuore, dell’indifferenza. Il desiderare il bene è una nostra scelta, la sua realizzazione e il suo pieno compimento sono l’opera di Dio, che sta già guidando il mondo alla pienezza, e che lo ha già salvato attraverso la croce di Cristo.

Signore, ci chiami beati! E con Te sicuramente lo siamo. Facciamo presto a perdere la gioia, nelle fatiche del quotidiano, ma sappiamo che la via della croce porta alla Pasqua e crediamo che Tu abiti in noi e ci fai splendere della tua luce. La via della beatitudine è la via del Vangelo, è una strada concreta che tu hai già percorso. Tu sei la Via. Fa’ che camminiamo con Te, sempre sostenuti dalla forza del tuo Amore, che è sorgente inesauribile di gioia!

Sr. Marinella op

 

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