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Mt 3, 13-17

12.01.2020 BATTESIMO DEL SIGNORE

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

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Questa domenica, che conclude il “tempo di Natale”, celebriamo il Battesimo del Signore. La liturgia accosta il brano del Vangelo di Matteo con il primo canto del Servo del Signore, presentato dalla prima lettura tratta dal profeta Isaia. Questo perché la voce “dal cielo” che interviene dopo il battesimo definisce Gesù con le stesse parole con cui è definito il Servo in Isaia 42: “l’amato”, in cui Dio ha posto il suo “compiacimento”.

Ma partiamo dall’inizio. Che cosa avviene nel racconto di Matteo? Gesù si presenta davanti a Giovanni per essere battezzato. L’iniziale rifiuto del Battista è naturale: sa chi ha davanti e il suo è un battesimo per la conversione, di cui certamente Gesù non ha bisogno! Ma la risposta di Gesù è preziosa: per adempiere ogni giustizia, cioè per compiere la volontà del Padre fino in fondo, Egli ha preso la nostra natura umana. Il Natale ci pone davanti a questa novità meravigliosa e al tempo stesso stupefacente: Dio ci salva mettendosi sotto di noi, scendendo, anche fisicamente (il Giordano sfocia nel Mar Morto, ben al di sotto del livello del mare…) nel punto più basso, dove siamo noi peccatori che ci riconosciamo tali, che riconosciamo il nostro bisogno di conversione. Lì si mette Gesù, e da quel punto scende ancora più giù, fino all’abisso della croce, da cui ci rialza fino alla gloria della risurrezione e della beatitudine eterna. Ecco perché il Battesimo cristiano è un’immersione nella morte di Cristo, Servo sofferente, per entrare con Lui nella Pasqua. Celebriamo dunque il Battesimo di Gesù, che si manifesta pubblicamente per la prima volta come il Figlio di Dio inviato dal Padre per portarci la salvezza, e facciamo memoria del nostro Battesimo, attraverso il quale siamo entrati anche noi da protagonisti nella storia della salvezza, nel numero dei salvati dal Dio-Amore, salvati e inviati a portare la luce alle genti. Finché anche di noi, “servi inutili”, il Padre, con gioia e per sempre, dirà: ecco mio figlio, ecco mia figlia, gli amati in cui mi compiaccio!

Sr. Marinella op

 

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