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Mt 22, 34-40

18.10.2020 XXX Domenica del Tempo Ordinario (anno A)

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

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Proseguiamo la lettura del capitolo 22 di Matteo e proseguono anche gli scambi verbali tra e i suoi avversari, che continuano a tendergli insidie per trovare capi d’accusa contro di Lui.

Oggi la domanda che viene rivolta al Signore è davvero importante: qual è il comandamento più grande? La risposta di Gesù va ben oltre la domanda, come sempre. C’è un comandamento che dalla Legge emerge come il primo: l’amore a Dio, un amore che è totale, perché l’amore non può essere altro che così. Ma Gesù mette sullo stesso piano, come inscindibile dal precedente, l’amore al prossimo, che deve essere come l’amore a se stessi.

Da questa risposta, che in Matteo non contiene commenti, né da parte di Gesù, né dei suoi interlocutori, ricaviamo molte indicazioni preziose. Prima di tutto, Gesù ci ricorda che amare Dio significa amare insieme i fratelli, il nostro prossimo, cioè tutti, perché sta a noi farci prossimi, cioè vicini, ai nostri fratelli e sorelle, specie agli ultimi. Questo amore al prossimo non è a parole, come quello a Dio, ma nei fatti. E coinvolge un amore a se stessi che va ben compreso. Credo si possa dire che il comandamento significa che, nell’amare Dio e il prossimo, imparo a conoscere e amare me stessa. E questo ci porta a una considerazione che sta a monte del comandamento dell’amore: come è possibile che l’amore si possa comandare? Lo spiega molto bene papa Benedetto XVI nella sua prima enciclica, Deus Caritas est, dedicata proprio al tema dell’amore: si può comandare l’amore, perché il vero amore, che impariamo dall’amore di Dio per noi, non è affatto un sentimento, è sempre una scelta, coinvolge la nostra volontà, la nostra ragione, la nostra libertà. Dunque possiamo amare perché possiamo imparare ad amare, anzi impariamo ogni giorno a farlo, nella misura in cui prendiamo sul serio questo comando di Dio e viviamo la nostra unione con Lui, lasciando che la sua presenza, la forza del suo Spirito, che è Spirito d’amore, ci insegni come amare.

Vivere amando è vivere da cristiani. E porta nella nostra vita la gioia vera, profonda, perché non dobbiamo mai dimenticare che scegliere di amare è la strada maestra della felicità autentica e duratura. Dunque, il comandamento dell’amore ci ricorda che siamo amati, che proprio per questo possiamo amare e che l’amore che viviamo ci dà gioia, perché la vita cristiana è prima di tutto gioia nel Signore.

Sr. Marinella op

 

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