11.04.2021 III Domenica di Pasqua – anno B
Dal Vangelo secondo Luca (24, 35-48)
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
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In questa terza domenica di Pasqua, con l’evangelista Luca, troviamo di nuovo Gesù che si presenta ai suoi riuniti a Gerusalemme. Anche se la notizia che il Signore è veramente risorto è già nota a tutti i presenti, trovarsi faccia a faccia con Lui produce nei suoi un misto di gioia, stupore e incredulità, al quale Gesù risponde invitando a toccare il suo corpo: non è un fantasma, è davvero e sempre lo stesso uomo che aveva attraversato la Palestina insieme a loro, compiendo segni grandiosi, donando parole nuove e vere, scaldando il cuore. È molto importante questo invito che il Signore fa a toccare la sua carne, accompagnato dal mangiare davanti (e insieme, ancora una volta) ai discepoli. Infatti ci ricorda che il corpo, la materia, non è sinonimo di peccato. Gesù da lì a poco tornerà al Padre e porterà nella divina Trinità il suo corpo di carne, passato attraverso la passione e la morte, quindi risorto. Lo stesso avverrà per noi, poiché noi crediamo, come dice il Simbolo apostolico, la risurrezione della carne. Ci sono state nella storia del cristianesimo, fin da subito e poi nel corso dei secoli, ci sono anche oggi, tentazioni ereticali che affermano la negatività della materia, per cui tutto ciò che non è spirituale è male, peccato. Non è affatto vero e il mistero dell’incarnazione ce lo ricorda, Gesù che risorge con il suo corpo e mangia con i suoi ce lo conferma: il corpo è parte della natura umana ed è dono di Dio, È, dirà san Paolo, tempio dello Spirito Santo. Non è “male”, è luogo necessario per l’incontro con i fratelli e anche per l’incontro con Dio, tanto che Gesù ci ha lasciato in dono la sua stessa carne, nell’Eucaristia.
E per prendere sul serio l’invito che il Signore fa al termine del suo discorso in questa pagina di Vangelo, cioè per portare a tutti la grazia della sua amicizia, la forza della sua presenza, l’amore che vuole che ogni uomo sia salvato, abbiamo bisogno del corpo. Il peccato c’è, ne facciamo purtroppo esperienza quotidianamente, ma noi non siamo il nostro peccato, noi non siamo “male”, noi siamo creati a gloria di Dio! Noi siamo chiamati a farci strumenti del suo perdono, passando noi stessi per l’esperienza del perdono. La verità di noi è che siamo a immagine e somiglianza di Dio, da Lui amati e redenti, salvati e resi strumenti di salvezza.
Lasciamoci accogliere così, come siamo, con la nostra umanità ferita, da quell’Amore che ci vuole restituire la nostra bellezza, perché la nostra vita diventi strumento di conversione e di salvezza per tutti i popoli, per il mondo intero.
Sr. Marinella op
Commenti al Vangelo
Lc 24, 35-48
11.04.2021 III Domenica di Pasqua – anno B
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In questa terza domenica di Pasqua, con l’evangelista Luca, troviamo di nuovo Gesù che si presenta ai suoi riuniti a Gerusalemme. Anche se la notizia che il Signore è veramente risorto è già nota a tutti i presenti, trovarsi faccia a faccia con Lui produce nei suoi un misto di gioia, stupore e incredulità, al quale Gesù risponde invitando a toccare il suo corpo: non è un fantasma, è davvero e sempre lo stesso uomo che aveva attraversato la Palestina insieme a loro, compiendo segni grandiosi, donando parole nuove e vere, scaldando il cuore. È molto importante questo invito che il Signore fa a toccare la sua carne, accompagnato dal mangiare davanti (e insieme, ancora una volta) ai discepoli. Infatti ci ricorda che il corpo, la materia, non è sinonimo di peccato. Gesù da lì a poco tornerà al Padre e porterà nella divina Trinità il suo corpo di carne, passato attraverso la passione e la morte, quindi risorto. Lo stesso avverrà per noi, poiché noi crediamo, come dice il Simbolo apostolico, la risurrezione della carne. Ci sono state nella storia del cristianesimo, fin da subito e poi nel corso dei secoli, ci sono anche oggi, tentazioni ereticali che affermano la negatività della materia, per cui tutto ciò che non è spirituale è male, peccato. Non è affatto vero e il mistero dell’incarnazione ce lo ricorda, Gesù che risorge con il suo corpo e mangia con i suoi ce lo conferma: il corpo è parte della natura umana ed è dono di Dio, È, dirà san Paolo, tempio dello Spirito Santo. Non è “male”, è luogo necessario per l’incontro con i fratelli e anche per l’incontro con Dio, tanto che Gesù ci ha lasciato in dono la sua stessa carne, nell’Eucaristia.
E per prendere sul serio l’invito che il Signore fa al termine del suo discorso in questa pagina di Vangelo, cioè per portare a tutti la grazia della sua amicizia, la forza della sua presenza, l’amore che vuole che ogni uomo sia salvato, abbiamo bisogno del corpo. Il peccato c’è, ne facciamo purtroppo esperienza quotidianamente, ma noi non siamo il nostro peccato, noi non siamo “male”, noi siamo creati a gloria di Dio! Noi siamo chiamati a farci strumenti del suo perdono, passando noi stessi per l’esperienza del perdono. La verità di noi è che siamo a immagine e somiglianza di Dio, da Lui amati e redenti, salvati e resi strumenti di salvezza.
Lasciamoci accogliere così, come siamo, con la nostra umanità ferita, da quell’Amore che ci vuole restituire la nostra bellezza, perché la nostra vita diventi strumento di conversione e di salvezza per tutti i popoli, per il mondo intero.
Sr. Marinella op
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