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Discorso per la rinnovazione degli Ufizi

 

Dai Discorsi del Servo di Dio Didaco Bessi

 

Si legge in S. Marco al Cap. 15 v.16. che Gesù Cristo disse agli Apostoli: andate per tutto il mondo e ammaestrate tutte le genti: Euntes in mundum universum docete omnes gentes. Gli Apostoli andarono e fecero come aveva loro comandato Gesù, ossia obbedirono. Anche a voi, figlie dilettissime, oggi viene affidata una missione, un ufizio. Anche a voi vi viene assegnato un campo, e a nome di Gesù vi vien detto: andate e lavorate. Dunque preparatevi a ricevere quelli ufizi non che più vi piaceranno, ma che più saranno secondo il gusto di Dio. E tali saranno per certo, se tali gli riceverete volentieri, quali vi saranno assegnati. Se la vostra espettazione sarà delusa, se il vostro amor proprio ne resterà ferito, e voi godetene, perché sarà un colpo micidiale che avrà ricevuto il vostro più pericoloso nemico. Si legge dei Santi che godevano del disprezzo, della dimenticanza, della disistima degli uomini. E perché ne godevano? Non mica perché la loro natura ne provasse diletto, ma perché restandone essa mortificata, veniva a perdere di quelle sue forze che ci spingono al male. Mettete l’animo in quell’equilibrio perfetto che è pronto a piegare dove Dio vorrà ed ivi riposate.

Ognuna di voi riceva volentieri l’ufizio che le viene assegnato, e lo disimpegni con tutta quella diligenza che è possibile alle sue forze, pensando che un giorno dovrà renderne strettissimo conto a Dio. Felice quella Religiosa che nell’atto di uscire da questo mondo, rivolgendosi a Dio potrà dire: (usando le parole di Gesù Cristo che si trovano scritte in S. Giovanni al Cap.17) “Io ho compiuto l’opera che mi avete affidato” Opus consummavi quod dedisti mihi ut faciam. Felice quella Religiosa, io ripeto, che in morte può parlare in questa maniera, aspettando dal Signore la gloria che le fu promessa. Ma sapete, figlie dilettissime, chi sarà colei che vicino al termine dei suoi giorni potrà tenere con Dio un tale linguaggio? colei che avrà compiuto con esattezza i doveri del proprio stato.

Ma però qualunque ufizio, sia pure il più umile, a volere che sia meritorio, deve essere adempito in quel tempo, in quell’ora e in quel luogo come lo prescrivono le S. Regole. Chi facesse altrimenti mancherebbe al proprio dovere. Infatti chi non sodisfa al proprio ufizio in quell’ora, in quel tempo e in quel luogo voluto dalle S. Regole è più colpevole di chi lo tralascia del tutto. Vi persuada questo fatto. Una Religiosa di un Convento di Foligno, la quale aveva l’ufizio di guardaroba, stette molto tempo in Purgatorio, perché invece di mutare la biancheria ogni otto giorni come prescrivevano (162 v) le Regole, per pigrizia la mutava ogni quindici giorni. Dunque non rimettete al poi quello che dovete fare ora. Volete la quiete? volete la pace? obbedite. l’obbedienza è sorgente di pace; chi mai potrà togliere la pace alla Religiosa obbediente? qual sorgente di consolazione non è alla Religiosa obbediente il pensare, io sono dove Dio mi vuole, io coll’obbedire son certa di fare la sua divina volontà; Egli per mezzo di chi comanda in nome suo mi ha eletta a questo ufficio, in questo ufficio solamente io potrò trovare la mia salute e la sua gloria, questo è il campo che mi ha dato a coltivare, questa è la mia missione e non altro. Conosco la mia incapacità e le difficoltà che in tale ufficio avrò da incontrare, ma il Signore che me lo ha assegnato sopperirà all’una e sormonterà le altre. Lo so che in questo luogo non  è necessario spendere molte parole per raccomandare l’obbedienza, ma quello che fin’ora grazie a Dio non è avvenuto, disgraziatamente potrebbe avvenire. Perciò state attente, e continuate ad obbedire. Solamente nell’obbedienza si può sperare di vedere le opere benedette da Dio. L’obbedienza è un gran mezzo di santificazione, perché distrugge in noi la prima causa di ogni peccato, di ogni vizio, che è la propria volontà, mentre non si pecca se non per seguire la propria volontà contro la volontà stessa di Dio e perciò diceva S. Bernardo: togliete la volontà propria e non vi sarà più inferno.

Un’altra cosa voglio raccomandarvi e poi faccio punto. Fate che regni sempre fra voi la carità, sopportatevi scambievolmente i difetti, siate un cuore solo ed un’anima sola. Conficcatevi bene nella mente le parole di S. Paolo Apostolo che si leggono nella prima Lettera ai Corinti Cap.13, e che io vi trascrivo testualmente senza aggiunger niente del mio: “Quando io parlassi le lingue degli uomini e degli Angeli, se non ho la carità, sono come un bronzo suonante, o un cembalo squillante. E quando avessi la profezia, e intendessi tutti i misteri e tutto lo scibile, o quando avessi tutta la fede talmente, che trasportassi le montagne, se non ho la carità, sono un niente. E quando distribuissi in nutrimento dei poveri tutte le mie facoltà, e quando sacrificassi il mio corpo ad esser bruciato, se non ho la carità, nulla mi giova. La carità (continua l’Apostolo) è paziente, è benefica: la carità non è astiosa, non è insolente, non si gonfia. Non è ambiziosa, non cerca il proprio interesse, non si muove ad ira, non pensa male… A tutto s’accomoda, tutto crede, tutto spera,  tutto sopporta”. E questa è quella carità ch’io prego il Signore a volervi concedere per tutto il corso di vostra vita.

Dalle parole dell’Apostolo avrete appreso che dove regna la carità, la legge di Dio non riceve offesa, la giustizia e la pace si baciano insieme “justitia et pax obsculatae sunt” non v’è male che possa nuocere, si fa molto con poca fatica, e con passo forte e veloce si viene a raccogliere i frutti delle opere di carità in Paradiso.

La grazia del Signor nostro Gesù Cristo, e la carità di Dio e la partecipazione dello Spirito Santo sia con tutte voi. E così sia.

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