03.05.2020 IV Domenica di Pasqua anno A
LA DOMENICA DEL “BUON PASTORE”
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
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La quarta domenica del tempo di Pasqua è la domenica del Buon Pastore ed è da molti anni anche la “Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni”, GMPV. Il tema dell’edizione di quest’anno, in cui ricorre la 57a GMPV è un’esortazione di papa Francesco “Datevi al meglio della vita” (Christus Vivit, 143). Ogni vita ha infatti una vocazione, cioè riceve una personale chiamata da Dio, seguendo la quale si trova il meglio!
E la pagina di vangelo che abbiamo letto ci aiuta a capire come e perché.
Siamo all’inizio del capitolo 10 del vangelo di Giovanni. Nel capitolo 9, dedicato all’episodio dell’incontro tra Gesù e il cieco nato, Gesù di trovava ancora a Gerusalemme, nella zona del tempio, dove era in corso una discussione con i Giudei sulla fede. E il capitolo 10 riparte da lì, continua quel discorso. Questa premessa è importante per capire cosa c’è all’origine delle parole di Gesù, che identifica se stesso con il pastore buono (che significa anche bello), ma anche con la porta dell’ovile. L’immagine del pastore era nota ai Giudei, perché nell’Antico Testamento, lo abbiamo sentito anche nel salmo responsoriale, Dio era il Pastore che guidava il popolo, Israele. Ed era un pastore che il profeta Ezechiele distingueva dal mercenario… i capi del popolo sono le guide, dovrebbero essere pastori, ma si dimostrano mercenari. E la denuncia di Ezechiele resta valida anche ai tempi di Gesù. I Giudei non capiscono ciò che Gesù sta dicendo, non capiscono che parla di loro. Ma ciò che ci deve preoccupare oggi è se Gesù può dire questo di noi! Ciascuno di noi, non solo chi ha la vocazione sacerdotale, ha una responsabilità verso le sorelle e i fratelli, nell’indicare loro la strada da percorrere: la testimonianza della nostra vita può essere un’indicazione di bene, ma può anche scandalizzare il prossimo.
In questa pagina di vangelo Gesù ci ricorda però che il principio fondamentale per trovare la strada giusta è ascoltare la sua voce. E quella voce è nota al nostro cuore, perché è in noi, nel nostro intimo. Per questo la possiamo riconoscere e seguire, se apriamo il cuore, se desideriamo davvero ascoltarla. In questo incontro a tu per tu con il Signore, che parla al nostro cuore, possiamo scoprire la nostra vocazione.
Questa voce amica, che è quella del Pastore Bello, ci chiama, si fa riconoscere e ci guida. Ma lo fa nel pieno rispetto della nostra libertà. E infatti il Pastore non sta dietro al gregge, per controllarlo, spingere le pecore che restano indietro… Sta davanti! Si fida di noi, non ci costringe a seguirlo, ma ci aspetta con pazienza. Non è solo il Pastore, Gesù, è anche la Porta dell’ovile, quella porta che ci permette di entrare per essere al riparo da ogni pericolo, ma anche di uscire, liberamente, sapendo che, quando decideremo di tornare, la troveremo aperta, perché Lui ci attende! È la porta che ci fa entrare nel Regno, nella Salvezza. La Pasqua ci ha indicato dov’è la salvezza, Chi è la salvezza. Il Pastore Bello è la via della salvezza, la Verità che ci fa liberi, la Vita che non ha fine. È in Lui e solo in Lui che troviamo l’abbondanza della vita, quel “meglio della vita” che il nostro cuore cerca e desidera.
Sr. Marinella op
Commenti al Vangelo
Gv 10, 1-10
03.05.2020 IV Domenica di Pasqua anno A
LA DOMENICA DEL “BUON PASTORE”
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La quarta domenica del tempo di Pasqua è la domenica del Buon Pastore ed è da molti anni anche la “Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni”, GMPV. Il tema dell’edizione di quest’anno, in cui ricorre la 57a GMPV è un’esortazione di papa Francesco “Datevi al meglio della vita” (Christus Vivit, 143). Ogni vita ha infatti una vocazione, cioè riceve una personale chiamata da Dio, seguendo la quale si trova il meglio!
E la pagina di vangelo che abbiamo letto ci aiuta a capire come e perché.
Siamo all’inizio del capitolo 10 del vangelo di Giovanni. Nel capitolo 9, dedicato all’episodio dell’incontro tra Gesù e il cieco nato, Gesù di trovava ancora a Gerusalemme, nella zona del tempio, dove era in corso una discussione con i Giudei sulla fede. E il capitolo 10 riparte da lì, continua quel discorso. Questa premessa è importante per capire cosa c’è all’origine delle parole di Gesù, che identifica se stesso con il pastore buono (che significa anche bello), ma anche con la porta dell’ovile. L’immagine del pastore era nota ai Giudei, perché nell’Antico Testamento, lo abbiamo sentito anche nel salmo responsoriale, Dio era il Pastore che guidava il popolo, Israele. Ed era un pastore che il profeta Ezechiele distingueva dal mercenario… i capi del popolo sono le guide, dovrebbero essere pastori, ma si dimostrano mercenari. E la denuncia di Ezechiele resta valida anche ai tempi di Gesù. I Giudei non capiscono ciò che Gesù sta dicendo, non capiscono che parla di loro. Ma ciò che ci deve preoccupare oggi è se Gesù può dire questo di noi! Ciascuno di noi, non solo chi ha la vocazione sacerdotale, ha una responsabilità verso le sorelle e i fratelli, nell’indicare loro la strada da percorrere: la testimonianza della nostra vita può essere un’indicazione di bene, ma può anche scandalizzare il prossimo.
In questa pagina di vangelo Gesù ci ricorda però che il principio fondamentale per trovare la strada giusta è ascoltare la sua voce. E quella voce è nota al nostro cuore, perché è in noi, nel nostro intimo. Per questo la possiamo riconoscere e seguire, se apriamo il cuore, se desideriamo davvero ascoltarla. In questo incontro a tu per tu con il Signore, che parla al nostro cuore, possiamo scoprire la nostra vocazione.
Questa voce amica, che è quella del Pastore Bello, ci chiama, si fa riconoscere e ci guida. Ma lo fa nel pieno rispetto della nostra libertà. E infatti il Pastore non sta dietro al gregge, per controllarlo, spingere le pecore che restano indietro… Sta davanti! Si fida di noi, non ci costringe a seguirlo, ma ci aspetta con pazienza. Non è solo il Pastore, Gesù, è anche la Porta dell’ovile, quella porta che ci permette di entrare per essere al riparo da ogni pericolo, ma anche di uscire, liberamente, sapendo che, quando decideremo di tornare, la troveremo aperta, perché Lui ci attende! È la porta che ci fa entrare nel Regno, nella Salvezza. La Pasqua ci ha indicato dov’è la salvezza, Chi è la salvezza. Il Pastore Bello è la via della salvezza, la Verità che ci fa liberi, la Vita che non ha fine. È in Lui e solo in Lui che troviamo l’abbondanza della vita, quel “meglio della vita” che il nostro cuore cerca e desidera.
Sr. Marinella op
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