25.04.2021 IV Domenica di Pasqua – anno B
Dal Vangelo secondo Giovanni (10,11-18)
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
La quarta domenica di Pasqua è la domenica del Buon Pastore ed è anche, dal 1964, la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, tutte le vocazioni. In altre parole, è la domenica in cui a ciascuno di noi è data l’opportunità di guardare alla propria vita come la guarda Dio! Vocazione infatti significa “chiamata” e tutti possiamo dire di essere chiamati da Dio: Lui, che è il Pastore buono, ci chiama per nome e noi, se siamo pecore del suo gregge, riconosciamo la sua voce e sappiamo che il nostro solo bene è nel seguirlo.
È Gesù stesso a definirsi “il buon Pastore”, anche se letteralmente sarebbe forse più giusto tradurre “il bel Pastore”. L’aggettivo greco che l’evangelista utilizza ha infatti il duplice significato di “bello” e di “buono”: c’è una bellezza, la bellezza di Dio, che è l’altra faccia della sua bontà, del suo amore, poiché nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per amore. Gesù, il Figlio di Dio, è bello perché ama così, fino alla fine, fino a dare la vita per il suo gregge. È questo che lo distingue dal mercenario, che fa la guardia al gregge solo per interesse e quindi, davanti al pericolo, pensa a mettere in salvo se stesso piuttosto che le pecore che gli sono state affidate. Ci sono tanti mercenari, nel mondo, anche nella Chiesa, perché è fatta di peccatori: ci sono tanti, infatti e purtroppo, che esercitano un’autorità che è solo una questione di interessi, di tornaconto, non di amore. Il Pastore bello invece, proprio perché ama le sue pecore, le protegge, anche a costo della sua stessa vita. Qui siamo nel capitolo 10 di Giovanni, ancora l’ora di Gesù non è giunta, ma noi ascoltiamo questa pagina di vangelo nel tempo di Pasqua e sappiamo che Gesù ha davvero, per noi, per tutti, dato la sua vita, per poi riprenderla di nuovo. Il dono della sua vita non è frutto del potere degli uomini, ma solo del suo amore per noi, della volontà del Padre che il Figlio ha fatto propria, fino alla fine.
“Solo Dio è buono” (Mc 10,18) dice Gesù in un’altra pagina di vangelo, parlando con un tale, un giovane ricco. Dio è bello perché è buono, il suo amore non ha limiti ed è per me, come è per tutti, anche per le pecore di altri ovili, perché non ha limiti né confini… riconoscere la propria vocazione è incontrare questo amore, aprirsi alla voce del Pastore bello che ci invita a fidarci di Lui e a seguirlo, per fare bella anche la nostra vita, di quella bellezza e bontà che è solo di Dio.
Sr. Marinella op
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Gv 10, 11-18
25.04.2021 IV Domenica di Pasqua – anno B
La quarta domenica di Pasqua è la domenica del Buon Pastore ed è anche, dal 1964, la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, tutte le vocazioni. In altre parole, è la domenica in cui a ciascuno di noi è data l’opportunità di guardare alla propria vita come la guarda Dio! Vocazione infatti significa “chiamata” e tutti possiamo dire di essere chiamati da Dio: Lui, che è il Pastore buono, ci chiama per nome e noi, se siamo pecore del suo gregge, riconosciamo la sua voce e sappiamo che il nostro solo bene è nel seguirlo.
È Gesù stesso a definirsi “il buon Pastore”, anche se letteralmente sarebbe forse più giusto tradurre “il bel Pastore”. L’aggettivo greco che l’evangelista utilizza ha infatti il duplice significato di “bello” e di “buono”: c’è una bellezza, la bellezza di Dio, che è l’altra faccia della sua bontà, del suo amore, poiché nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per amore. Gesù, il Figlio di Dio, è bello perché ama così, fino alla fine, fino a dare la vita per il suo gregge. È questo che lo distingue dal mercenario, che fa la guardia al gregge solo per interesse e quindi, davanti al pericolo, pensa a mettere in salvo se stesso piuttosto che le pecore che gli sono state affidate. Ci sono tanti mercenari, nel mondo, anche nella Chiesa, perché è fatta di peccatori: ci sono tanti, infatti e purtroppo, che esercitano un’autorità che è solo una questione di interessi, di tornaconto, non di amore. Il Pastore bello invece, proprio perché ama le sue pecore, le protegge, anche a costo della sua stessa vita. Qui siamo nel capitolo 10 di Giovanni, ancora l’ora di Gesù non è giunta, ma noi ascoltiamo questa pagina di vangelo nel tempo di Pasqua e sappiamo che Gesù ha davvero, per noi, per tutti, dato la sua vita, per poi riprenderla di nuovo. Il dono della sua vita non è frutto del potere degli uomini, ma solo del suo amore per noi, della volontà del Padre che il Figlio ha fatto propria, fino alla fine.
“Solo Dio è buono” (Mc 10,18) dice Gesù in un’altra pagina di vangelo, parlando con un tale, un giovane ricco. Dio è bello perché è buono, il suo amore non ha limiti ed è per me, come è per tutti, anche per le pecore di altri ovili, perché non ha limiti né confini… riconoscere la propria vocazione è incontrare questo amore, aprirsi alla voce del Pastore bello che ci invita a fidarci di Lui e a seguirlo, per fare bella anche la nostra vita, di quella bellezza e bontà che è solo di Dio.
Sr. Marinella op
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