08.05.2022 IV Domenica di Pasqua – anno C

Dal Vangelo di Giovanni (10,27-30)
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
La quarta domenica del tempo di Pasqua è la domenica detta del Buon Pastore. L’anno liturgico C presenta i versetti conclusivi del discorso in cui Gesù si dichiara come unico Pastore autentico del suo gregge, discorso contenuto nel capitolo 10 del Quarto Vangelo. Prendendo in esame solo questi versetti finali, non si coglie un elemento molto importante: il discorso che il Signore ha fatto, affermando di essere il Pastore, quello Buono e Bello, subisce un’interruzione da parte dei Giudei, che hanno ascoltato quelle parole e si ritrovano a discutere tra di loro sull’identità di Gesù. Il versetto 19 afferma che c’era dissenso tra i Giudei per ciò che Gesù aveva detto e anche per la guarigione del cieco nato, narrata nel capitolo precedente. Allora gli stessi Giudei vanno da Gesù e lo interrogano nuovamente, perché vogliono sapere se è davvero Lui il Messia. Il brano evangelico di questa domenica è la conclusione della risposta che il Signore dà a questa richiesta. Gesù dice ai Giudei: è tutta una questione di fede, voi non credete perché non ascoltate la mia voce, le mie pecore invece la ascoltano. E la fede nasce da questo ascolto! Credere in Cristo non significa conoscere e applicare delle norme, questa può essere una conseguenza. Non si tratta neppure di aderire a qualcosa di affine a un sistema filosofico o di pensiero. Crede chi interiormente sperimenta l’unione con Cristo, perché ne ha ascoltato la voce, la Parola. Tutto sgorga da lì, da questo ascoltare; quando senti la sua voce, se già l’hai ascoltata e ne hai sperimentato l’indicibile forza e bellezza, la riconosci e segui Lui. E Lui ti guida alla vita. Gesù e il Padre, che sono una cosa sola, vogliono la nostra salvezza, ci donano la vita eterna, e nessuno può strapparci all’amore che è l’essenza di questo dono. Ben due volte, in questa breve pagina evangelica, Gesù ripete che non possiamo essere sottratti alla sua mano, se lì noi vogliamo stare. L’unità tra il Padre e il Figlio si esplicita proprio in questa azione a favore del gregge: niente e nessuno dobbiamo temere, perché ognuno di noi, che ci riconosciamo pecora di questo gregge, è al sicuro nella mano amorevole e forte di Dio. Possiamo richiamare anche un altro testo bellissimo, Is 49,16, nel quale si afferma che Dio stesso ci ha disegnati, uno a uno, sul palmo della sua mano: Dio non ci dimentica mai di me, di noi! Ci sono tante voci intorno a noi e possiamo perdere di vista l’unico vero Pastore, perché non ne sentiamo la voce… Ma Lui continua a chiamarci per nome, in ogni momento possiamo sentirlo e riconoscerlo.
Chiediamo al Signore di tenerci sempre lì, in quella mano, ferita dai chiodi sulla croce, per amore nostro. Il segno dei chiodi resta, e ci ricorda questo amore. Lì, al sicuro, possiamo sempre ascoltare la voce del Pastore Bello, che ci guida ai pascoli della gioia senza fine.
Sr. Marinella op
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Gv10, 27-30
08.05.2022 IV Domenica di Pasqua – anno C
La quarta domenica del tempo di Pasqua è la domenica detta del Buon Pastore. L’anno liturgico C presenta i versetti conclusivi del discorso in cui Gesù si dichiara come unico Pastore autentico del suo gregge, discorso contenuto nel capitolo 10 del Quarto Vangelo. Prendendo in esame solo questi versetti finali, non si coglie un elemento molto importante: il discorso che il Signore ha fatto, affermando di essere il Pastore, quello Buono e Bello, subisce un’interruzione da parte dei Giudei, che hanno ascoltato quelle parole e si ritrovano a discutere tra di loro sull’identità di Gesù. Il versetto 19 afferma che c’era dissenso tra i Giudei per ciò che Gesù aveva detto e anche per la guarigione del cieco nato, narrata nel capitolo precedente. Allora gli stessi Giudei vanno da Gesù e lo interrogano nuovamente, perché vogliono sapere se è davvero Lui il Messia. Il brano evangelico di questa domenica è la conclusione della risposta che il Signore dà a questa richiesta. Gesù dice ai Giudei: è tutta una questione di fede, voi non credete perché non ascoltate la mia voce, le mie pecore invece la ascoltano. E la fede nasce da questo ascolto! Credere in Cristo non significa conoscere e applicare delle norme, questa può essere una conseguenza. Non si tratta neppure di aderire a qualcosa di affine a un sistema filosofico o di pensiero. Crede chi interiormente sperimenta l’unione con Cristo, perché ne ha ascoltato la voce, la Parola. Tutto sgorga da lì, da questo ascoltare; quando senti la sua voce, se già l’hai ascoltata e ne hai sperimentato l’indicibile forza e bellezza, la riconosci e segui Lui. E Lui ti guida alla vita. Gesù e il Padre, che sono una cosa sola, vogliono la nostra salvezza, ci donano la vita eterna, e nessuno può strapparci all’amore che è l’essenza di questo dono. Ben due volte, in questa breve pagina evangelica, Gesù ripete che non possiamo essere sottratti alla sua mano, se lì noi vogliamo stare. L’unità tra il Padre e il Figlio si esplicita proprio in questa azione a favore del gregge: niente e nessuno dobbiamo temere, perché ognuno di noi, che ci riconosciamo pecora di questo gregge, è al sicuro nella mano amorevole e forte di Dio. Possiamo richiamare anche un altro testo bellissimo, Is 49,16, nel quale si afferma che Dio stesso ci ha disegnati, uno a uno, sul palmo della sua mano: Dio non ci dimentica mai di me, di noi! Ci sono tante voci intorno a noi e possiamo perdere di vista l’unico vero Pastore, perché non ne sentiamo la voce… Ma Lui continua a chiamarci per nome, in ogni momento possiamo sentirlo e riconoscerlo.
Chiediamo al Signore di tenerci sempre lì, in quella mano, ferita dai chiodi sulla croce, per amore nostro. Il segno dei chiodi resta, e ci ricorda questo amore. Lì, al sicuro, possiamo sempre ascoltare la voce del Pastore Bello, che ci guida ai pascoli della gioia senza fine.
Sr. Marinella op
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