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Introduzione

 

Il fine di questo studio è quello di presentare la virtù teologale della speranza nella vita e negli scritti di don Didaco Bessi. La riflessione del Servo di Dio, anche se non affronta questo tema in modo organico, offre, tuttavia, interessanti spunti che mostrano un’attenta riflessione ed una interessante rielaborazione, a partire anche dall’esperienza della fede vissuta. Gli scritti di don Didaco evidenziano, infatti, una profonda sapienza spirituale che dà vita ad una predicazione chiara e convincente, capace di toccare gli animi. Essa rappresenta un eloquente esempio di che cosa significhi comunicare agli altri ciò che si è contemplato, contemplata aliis tradere, così come Tommaso d’Aquino e l’intera tradizione domenicana, a cui don Didaco era strettamente legato1, attestano.

Per organizzare il nostro studio facciamo riferimento in primo luogo alla definizione della speranza che ci offre il Catechismo della Chiesa Cattolica, collegandolo alla riflessione di Tommaso d’Aquino, certamente presente a don Didaco, per poter individuare alcune linee di ricerca che permettano di focalizzare il tema della speranza nei suoi scritti.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la speranza: “una virtù teologale per la quale desideriamo il Regno dei Cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia e dello Spirito Santo”2. Questa virtù orienta l’uomo all’ “attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio”3. La speranza, infatti, mette in movimento la vita dell’uomo, “risponde all’aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al Regno dei Cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore, nell’attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall’egoismo, e conduce alla gioia della carità”4. Riprendendo la riflessione di San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae, possiamo affermare che: “l’oggetto proprio e principale della speranza è la beatitudine eterna”5. Essa raggiunge Dio stesso, bene infinito, e consiste nella vita eterna, “nella fruizione di Dio medesimo: poiché da Lui non si deve sperare qualcosa che sia al di sotto di Dio medesimo”6. La speranza presuppone la fede, “perché per sperare occorre conoscere che il nostro fine ultimo è la beatitudine divina e che Dio ci aiuta, conoscenza che ci è data proprio dalla fede teologale”7. La speranza cristiana, inoltre, “si sviluppa fin dagli inizi della predicazione di Gesù nell’annuncio delle beatitudini. Le beatitudini elevano la nostra speranza verso il Cielo, come verso la nuova Terra promessa; ne tracciano il cammino attraverso le prove che attendono i discepoli di Gesù”8.

Essa non delude ed è paragonata a un’ancora, che ci rende saldi in Dio attraverso le difficoltà della vita, “un’arma che ci protegge nel combattimento della salvezza e ci procura la gioia anche nelle prove”9. Essa soprattutto “si esprime e si alimenta nella preghiera, in modo particolare in quella del Pater, sintesi di tutto ciò che la speranza ci fa desiderare”10. La preghiera è infatti un luogo della speranza, che ci fa chiedere la beatitudine eterna come dono “e tutte le altre cose che vengono chieste a Dio le considera come secondarie e in ordine a questa felicità”11. Alla speranza si oppongono la disperazione e la presunzione, temi che incontriamo nei discorsi di Don Didaco. Per la disperazione “l’uomo cessa di sperare da Dio la propria salvezza personale, gli aiuti per conseguirla o il perdono dei propri peccati. Si oppone alla volontà di Dio e alla sua giustizia – il Signore, infatti, è fedele alle sue promesse e alla sua misericordia”12. Per Tommaso la disperazione è un “baratro che nasce dall’accidia”13, da una “tristezza del bene spirituale, che distoglie l’uomo dal bene operare. Una tristezza spossante, un vizio capitale perché, essendo una specie di tristezza, si è spinti da essa a compiere certe altre azioni cattive, quali appunto la disperazione, ma anche la pusillanimità, il torpore, il rancore, la malizia, l’instabilità”14. Queste sono le figlie dell’accidia. Per Tommaso, infatti “l’accidia genera la tristezza, così come opprime il cuore, proprio per il fatto che lo chiude. Perciò fuggendo tale oppressione, va errando verso altri beni”15. La radice più profonda di questa tristezza è proprio la mancanza della grande speranza e l’irraggiungibilità del grande amore. Essa proviene “da un’incapacità a credere alla grandezza della vocazione, quella che è stata pensata da noi per Dio”16. Nel De malo in modo particolare, Tommaso sottolinea che, “poiché l’uomo non può vivere nella tristezza, per prima cosa fugge ciò che lo rattrista (i beni dello spirito), poi si muove verso altre cose che gli procurano piacere (i beni del corpo). Alla fuga dai beni dello spirito appartiene per prima la disperazione, che è allontanamento dal bene divino sperato”17.

La presunzione o temerarietà, invece, può assumere due forme: “O l’uomo presume delle proprie capacità (sperando di potersi salvare senza aiuto dall’Alto), oppure presume della onnipotenza e della misericordia di Dio (sperando di ottenere il suo perdono senza conversione e la gloria senza merito)”18. Secondo Tommaso essa può essere prodotta dalla superbia, “perché uno stima se stesso fino al punto di pensare che Dio non lo punisca neppure se pecca”19; oppure dalla vanagloria, quando, “si cerca di andare oltre la propria capacità”20.

La speranza è anche “il timore di offendere Dio e di provocarne il castigo”21. Per Tommaso il timore di Dio nasce dalla considerazione della sua giustizia,’’ mentre dalla considerazione della misericordia sorge in noi la speranza. E così Dio è oggetto della speranza e del timore sotto aspetti diversi’’22. Per Tommaso il timore è di due specie, servile e filiale. Il secondo consiste nella “riverenza verso Dio, è come incluso in uno stesso genere nell’amore di Dio, ed è il principio di tutto ciò che si compie in ossequio a Dio”23. Basta dunque indurre al timore per escludere la presunzione, così come “basta indurre alla speranza per escludere la disperazione”24. Il timore filiale è dono dello Spirito che dispone alle sue mozioni, allontanando ogni opposizione ad esso. Corrisponde alla beatitudine dei poveri in spirito, degli umili che non confidano in se stessi o nella propria grandezza, ma nell’amore e nella grazia di Dio. Per Tommaso “il timore filiale e la speranza, sono solidali tra loro e si completano a vicenda”25.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla anche dei cieli nuovi e della terra nuova, quando alla fine dei tempi il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza, quando si realizzerà quel “misterioso rinnovamento che trasformerà l’umanità e il mondo”26. Proprio questa visione beatifica “nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti sarà sorgente di perenne gaudio, di pace e di reciproca comunione”27. L’attesa di questa trasformazione definitiva che coinvolgerà l’intera creazione non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente”28, ad un impegno del cristiano “a meglio ordinare l’umana società”29. La speranza nel Giudizio è animata dalla fiducia nella misericordia di Dio.

Alla luce di queste riflessioni possiamo sviluppare il nostro studio sulla virtù teologale della speranza nella vita e negli scritti del Servo di Dio don Didaco Bessi secondo il seguente schema:

  1. La speranza nella vita di Don Didaco Bessi

  2. La beatitudine eterna oggetto della speranza

  3. La speranza e il cammino di santificazione nella vita religiosa

  4. La speranza nutrita di ascolto orante della Parola e di grazia sacramentale. Il sacramento della Penitenza

  5. La preghiera come scuola della speranza

  6. La speranza nello specchio dei suoi contrari: accidia, tiepidezza, disperazione

  7. La speranza e le sue figlie: magnanimità, umiltà, abnegazione, dolcezza

  8. Il Giudizio come luogo di apprendimento e di esercizio della speranza.

1 Cfr. M. Negrelli, Tracce di Spiritualità Domenicana nel Servo di Dio Didaco Bessi, Quaderni di Iolo 1, Centro Studi ‘’Don Didaco Bessi’’, Iolo-Prato2010.

2 CCC, 1817.

3 CCC, 2090.

4 CCC, 1818.

5 S. Theol., II-II, q.17,a.2.

6 Ibid.

7 G. Barzaghi, Introduzione a Tommaso d’Aquino, La virtù della speranza. Le questioni della Somma Teologica, ESD, Bologna 2014, 18-19.

8 CCC, 1820.

9 Ibid.

10 Ibid.

11 S. Theol. II-II, q.17,art.2.

12 CCC, 2091.

13 G. Barzaghi, Introduzione, 20.

14 Ibid.

15 De malo, 11,4.

16 J. Ratzinger , Guardare Cristo. Esercizi di fede, speranza, carità, Jaca Book, Milano 1989,60.

17 De Malo, 11,4.

18 CCC,2092.

19 G. Barzaghi, Introduzione, 21.

20 Ibid., 22.

21 CCC, 2090.

22 S.Theol. II-II, q. 19,a.1.

23 IIbid., q.22, a.2.

24 Ibid.

25 Ibid. ,q.19, a.9.

26 CCC, 1043.

27 CCC, 1045.

28 CCC, 1049.

29 Ibid.

 


 

Abbreviazioni

I = Don Didaco Bessi, Discorsi, 1, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2006, 192 pp.

II = Don Didaco Bessi, Discorsi, 2, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2007, 346 pp.

III = Don Didaco Bessi, Discorsi, 3, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2007, 99 pp.

IV = Don Didaco Bessi, Discorsi, 4, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2007, 243 pp.

V = Don Didaco Bessi, Scritti vari, 5, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2007, 268 pp.

Amato = Card. Angelo Amato, SDB, Don Didaco Bessi. Un sacerdote santo, Quaderni di Iolo 3, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Domenicane di Santa Maria del Rosario, Claudio Grenzi Editore, Firenze 2012, 24 pp.

Parenti = Ulderico Parente, Don Didaco Bessi 1856-1919, Domenicane di Santa Maria del Rosario, Claudio Grenzi Editore, Firenze 2012, 347 pp.

Pangallo = Mario Pangallo, La fede nella vita e negli scritti del Servo di Dio Didaco Bessi, Quaderni di Iolo 4, Domenicane di Santa Maria del Rosario, Grottaferrata (RM) 2017, 139 pp.

 

Bibliografia

Fonti

Bessi, D., Discorsi, 1, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2006.

Id., Discorsi, 2, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2007.

Id.,, Discorsi, 3, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2007.

Id., Discorsi, 4, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2007.

Id., Scritti vari, 5, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato 2007.

Studi

Amato A., Don Didaco Bessi. Un sacerdote santo, Quaderni di Iolo 3, Centro Studi “Don Didaco Bessi”, Domenicane di Santa Maria del Rosario, Claudio Grenzi Editore, Firenze 2012.

De Feo, F., «Maestri e scolari» del Seminario di Prato. Profili biografici, Stamperia Editoriale Parenti, Firenze 1985.

Goffi, T., Storia della Spiritualità, 12, L’Ottocento, EDB, Bologna 2015.

Negrelli, M., Tracce di spiritualità domenicana nel servo di Dio Didaco Bessi, Quaderni di Iolo, 1, Centro di Studi “Don Didaco Bessi”, Iolo-Prato, 2010.

Parente, U., Don Didaco Bessi 1856-1919, Domenicane di Santa Maria del Rosario, Claudio Grenzi Editore, Firenze 2012.

Pangallo, M., La fede nella vita e negli scritti del Servo di Dio Didaco Bessi, Quaderni di Iolo 4, Domenicane di Santa Maria del Rosario, Grottaferrata (RM) 2017.

Petrà B, Don Didaco Bessi (1856-1915) e i suoi casi morali. Un parrocotoscano tra limiti e pregi della casistica toscano, in Vivens homo, 21 (2010) 343-368.

Altri testi

Alfaro, J., Speranza cristiana e liberazione dell’uomo, Biblioteca di Teologia Contemporanea, 10, Queriniana, Brescia 1972.

Balthasar, von H. U., Sperare per tutti, Jaca Book, Milano 2017.

Benedetto XVI, Spe Salvi, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007.

Ratzinger, J., Guardare Cristo. Esercizi di fede, speranza e carità, Jaca Book, Milano 1989.

Tommaso d’Aquino, La virtù della speranza. Le Questioni della Somma Teologica, ESD, Bologna 2014.

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