11.02.2023 VI Domenica del Tempo Ordinario – anno B
Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45)
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!».
Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
In questa sesta domenica del tempo ordinario, quest’anno l’ultima prima dell’inizio della quaresima, completiamo la lettura del primo capitolo del vangelo di Marco, con il racconto della guarigione di un lebbroso. Come ci ricorda anche la prima lettura, poiché la lebbra è malattia infettiva, e poiché al tempo di Gesù, diversamente da oggi, non si poteva curare, i lebbrosi dovevano stare fuori dai centri abitati e quindi anche dalle loro famiglie, fino all’eventuale guarigione, che doveva essere certificata da un sacerdote. I lebbrosi quindi non si potevano avvicinare ad altre persone, ma qui ci viene presentato uno di loro che va da Gesù! I lebbrosi non venivano toccati da nessuno, ma Gesù lo tocca! Gesù, che non ha paura del male, tocca il lebbroso, quando ancora è malato, e il suo tocco lo guarisce, anzi, più precisamente, dice Marco: lo purifica. Queste malattie rendevano impura la persona, che doveva tenere lontani gli altri gridando di sé: “Impuro! Impuro!”, come ci ricorda il Libro del Levitico. Guarire un lebbroso significa ridonargli la dignità, perché permette la riammissione nel contesto sociale, nella famiglia, nella vita piena. Il lebbroso porta vesti strappate, è “povero” in tutti i sensi, perché è solo, messo da parte come un rifiuto. Prima ancora di guarire fisicamente il lebbroso, Gesù si lascia avvicinare: gli rende la dignità già così, entrando in relazione con lui e addirittura toccandolo. Ne ha compassione, cioè condivide la sua sofferenza, la prende su di sé. Questo fa il Signore anche con ciascuno di noi, con ogni povero che va da Lui e gli dice: “Se vuoi puoi risanarmi!”. Perché per questo è venuto.
Il Signore poi chiede all’uomo risanato di non dire niente a nessuno, ma di fare ciò che comandava la Legge in questi casi. L’ex lebbroso invece non riesce a tacere: sperimenta una gioia incontenibile per ciò che Gesù gli ha fatto. Ma il suo parlare provoca una conseguenza: Gesù non può più entrare nelle città, se ne sta fuori. Avviene così che il luogo dove prima stava il lebbroso, diventa quello dove si può incontrare Gesù. È importante notare che anche la sua crocifissione avverrà fuori dalla città. Lui ci salva così, lasciandosi rifiutare da chi non lo vuole accogliere. E anche trasformando la nostra disobbedienza in luogo di salvezza.
Ma anche se trovarlo ora è più difficile, la sua fama si va diffondendo così tanto, che “accorrevano a lui da ogni parte”. Era ciò che il Signore voleva evitare, perché è ancora agli inizi della sua vita pubblica e vuole che non si diffondano notizie sulla sua persona che alimentino speranze messianiche che Egli non era venuto a consolidare. Se Israele aspettava un Messia che si mettesse a capo del popolo e lo liberasse dalla dominazione romana, Gesù non era quel Messia. Ma è Lui il Salvatore, è Lui che ci libera dalla nostra lebbra, cioè da ciò che ci rende impuri.
Signore, ciascuno di noi sa quale lebbra porta, cosa ci rende impuri e ci isola dagli altri. Questa pagina di vangelo ci invita a “giocare a carte scoperte” con Te, a dirti cosa ci rende impuri e a chiederti con fede: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Siamo certi che lo farai, ci ridarai vita piena, perché per questo sei venuto!
Sr. Marinella op
Commenti al Vangelo
Mc 1, 40-45
11.02.2023 VI Domenica del Tempo Ordinario – anno B
In questa sesta domenica del tempo ordinario, quest’anno l’ultima prima dell’inizio della quaresima, completiamo la lettura del primo capitolo del vangelo di Marco, con il racconto della guarigione di un lebbroso. Come ci ricorda anche la prima lettura, poiché la lebbra è malattia infettiva, e poiché al tempo di Gesù, diversamente da oggi, non si poteva curare, i lebbrosi dovevano stare fuori dai centri abitati e quindi anche dalle loro famiglie, fino all’eventuale guarigione, che doveva essere certificata da un sacerdote. I lebbrosi quindi non si potevano avvicinare ad altre persone, ma qui ci viene presentato uno di loro che va da Gesù! I lebbrosi non venivano toccati da nessuno, ma Gesù lo tocca! Gesù, che non ha paura del male, tocca il lebbroso, quando ancora è malato, e il suo tocco lo guarisce, anzi, più precisamente, dice Marco: lo purifica. Queste malattie rendevano impura la persona, che doveva tenere lontani gli altri gridando di sé: “Impuro! Impuro!”, come ci ricorda il Libro del Levitico. Guarire un lebbroso significa ridonargli la dignità, perché permette la riammissione nel contesto sociale, nella famiglia, nella vita piena. Il lebbroso porta vesti strappate, è “povero” in tutti i sensi, perché è solo, messo da parte come un rifiuto. Prima ancora di guarire fisicamente il lebbroso, Gesù si lascia avvicinare: gli rende la dignità già così, entrando in relazione con lui e addirittura toccandolo. Ne ha compassione, cioè condivide la sua sofferenza, la prende su di sé. Questo fa il Signore anche con ciascuno di noi, con ogni povero che va da Lui e gli dice: “Se vuoi puoi risanarmi!”. Perché per questo è venuto.
Il Signore poi chiede all’uomo risanato di non dire niente a nessuno, ma di fare ciò che comandava la Legge in questi casi. L’ex lebbroso invece non riesce a tacere: sperimenta una gioia incontenibile per ciò che Gesù gli ha fatto. Ma il suo parlare provoca una conseguenza: Gesù non può più entrare nelle città, se ne sta fuori. Avviene così che il luogo dove prima stava il lebbroso, diventa quello dove si può incontrare Gesù. È importante notare che anche la sua crocifissione avverrà fuori dalla città. Lui ci salva così, lasciandosi rifiutare da chi non lo vuole accogliere. E anche trasformando la nostra disobbedienza in luogo di salvezza.
Ma anche se trovarlo ora è più difficile, la sua fama si va diffondendo così tanto, che “accorrevano a lui da ogni parte”. Era ciò che il Signore voleva evitare, perché è ancora agli inizi della sua vita pubblica e vuole che non si diffondano notizie sulla sua persona che alimentino speranze messianiche che Egli non era venuto a consolidare. Se Israele aspettava un Messia che si mettesse a capo del popolo e lo liberasse dalla dominazione romana, Gesù non era quel Messia. Ma è Lui il Salvatore, è Lui che ci libera dalla nostra lebbra, cioè da ciò che ci rende impuri.
Signore, ciascuno di noi sa quale lebbra porta, cosa ci rende impuri e ci isola dagli altri. Questa pagina di vangelo ci invita a “giocare a carte scoperte” con Te, a dirti cosa ci rende impuri e a chiederti con fede: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Siamo certi che lo farai, ci ridarai vita piena, perché per questo sei venuto!
Sr. Marinella op
Commenti al Vangelo
Autore