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Mc 1, 7-11

07.01.2024 Battesimo del Signore – anno B

 

+ Dal Vangelo secondo Marco (1, 7-11)

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

Quest’anno la festa del Battesimo del Signore segue immediatamente la solennità dell’Epifania. La liturgia ci fa così fare un salto temporale notevole, di circa trent’anni: dall’adorazione dei Magi a Betlemme, con Gesù Bambino, alle rive del Giordano, dove Giovanni battezzava e preannunciava la venuta imminente del Messia. Lì si presenta Gesù, che compare per la prima volta nel racconto dell’evangelista Marco. E la sua manifestazione è in assoluta continuità con la sua nascita: è nato povero e umile in una stalla; ora, inizia la sua vita pubblica mettendosi in fila con i peccatori che vanno a ricevere il battesimo di Giovanni. Questo è Gesù. È il Figlio di Dio, l’Amato, nel quale il Padre si compiace. Eppure è venuto nella nostra povera umanità ferita. La scena del Battesimo, anche nel racconto molto sintetico di Marco, è davvero potente: c’è tanta gente, non sappiamo chi abbia udito le parole che vengono dal cielo, non sappiamo se qualcuno sia in grado di capirne il significato, ma sappiamo che noi oggi le ascoltiamo e che diventano un’indicazione preziosa per la nostra esistenza. Infatti, se nell’Epifania abbiamo celebrato il dono della salvezza offerto a ogni uomo, oggi ricordiamo il nostro battesimo, che ci ha introdotto nella vita di Cristo, ci ha resi, in Lui, figli di Dio Padre. Allora quelle parole dal cielo le possiamo sentire come pronunciate anche per ciascuno di noi! Anche noi siamo figli amati in cui il Padre si compiace! Possiamo sentire quella voce dal cielo che ci parla; Dio ci guarda, guarda proprio me, dicendo: “Ti amo, così come sei, mi dà gioia vederti, sei nel mio pensiero da sempre e per sempre”…

E poiché siamo figli, siamo invitati al banchetto della vita eterna, come ricorda il profeta Isaia nella prima lettura. Lì è il nostro posto, prenotato, anzi preparato appositamente per ciascuno di noi. Perché quell’uomo che si è manifestato al mondo, che si è immerso con i peccatori nella acque del Giordano, è venuto a donarci un’acqua viva, che è sgorgata dal suo fianco squarciato insieme al sangue, quando come Signore, dalla Croce, ci ha donato anche il suo Spirito e ci ha redento.

Che gioia, Signore, sapere che mi parli e mi dici quanto mi ami! Donami di sentirle oggi, quelle parole. Finisce il tempo di Natale, ma è nel quotidiano che Tu mi parli, è nella vita di ogni giorno che Tu ti manifesti come il “Dio con noi”. Grazie, Signore Gesù! Fa’ che io ti ascolti, oggi e sempre, per giungere ad occupare il posto che hai preparato per me al banchetto della vita!

Sr. Marinella op

 

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