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Mt 22, 15-21

18.10.2026 XXIX Domenica del Tempo Ordinario (anno A)

 

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.

Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».

Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

 

Siamo al capitolo 22 di Matteo, si avvicina il momento della passione di Gesù. E le prime parole di questa pagina di vangelo ce lo fanno subito capire: i farisei stanno cercando di cogliere in fallo Gesù. E il Signore lo sa, infatti alla loro domanda risponde prima di tutto chiamandoli ipocriti: gli si sono rivolti con parole di lode e poi gli hanno posto un quesito che apparentemente non ha via d’uscita. Se infatti Gesù rispondesse “sì”, avrebbe il popolo contro, perché si schiererebbe dalla parte degli invasori romani; se rispondesse “no”, contro di Lui si schiererebbero gli erodiani, che collaboravano con il potere di Roma. Ma il Signore non cade nel tranello. A partire dalla moneta usata per il tributo, pronuncia la celebre affermazione: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Sulla moneta, infatti, c’era il volto dell’imperatore e l’affermazione della sua divinità. E i cristiani dei primi due secoli hanno subito il martirio proprio perché non hanno riconosciuto quella divinità, pur restando sempre leali allo Stato e rispettosi delle sue leggi. I primi cristiani ci indicano dunque la via giusta: quella del saper riconoscere a chi dare il primo posto nella nostra vita, pur senza pretendere di vivere una separazione dal mondo che non è chiesta a tutti. Dunque, siamo invitati a vivere guardando alla realtà in cui siamo immersi come a un dono che il Signore ci fa, perché Egli è presente e opera misteriosamente, ma efficacemente. Diamo a Cesare quello che è suo, restituiamo al mondo ciò che gli appartiene e che pretende di prendere il nostro cuore, perché il cuore sia libero per essere solo di Dio.

Signore, fa’ che nel mondo in cui viviamo impariamo ogni giorno a riconoscere che Tu sei presente, come Padre provvidente, che ci sostiene nel cammino; come Figlio che ha preso la nostra carne anche per insegnarci ad amare il nostro corpo e ciò che è materiale, perché luogo fisico, concreto, dell’incontro con la sua Presenza; come Spirito, che opera nel mondo portandolo alla pienezza della redenzione. Fa’ che impariamo a guardare al mondo con lo sguardo libero di Gesù, estraneo a ogni logica di potere, ma al tempo stesso capace di amare il mondo come dono Tuo, nel quale siamo chiamati a portare a compimento il Regno che Gesù è venuto a iniziare.

 Sr. Marinella op

 

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