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Mt 6 1-18

14.02.2024  – Mercoledì delle Ceneri

 

Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

 

Il vangelo che dà inizio al tempo santo della Quaresima è sempre lo stesso, questo celebre passaggio del discorso della montagna, che Matteo pone come inizio della vita pubblica di Gesù. Il discorso occupa ben tre capitoli, il testo del mercoledì delle ceneri è al centro, potremmo dire che ne è il cuore. Troviamo qui le tre “opere” che sono tradizionalmente caratteristiche di questo tempo liturgico: la preghiera, il digiuno, la carità. Ma ciò che colpisce è che per ciascuna delle tre il Maestro ci chiede di non fare come gli ipocriti! Cioè di non metterci maschere, di non comportarci in modo falso, di essere trasparenti, coerenti. Concretamente, potremmo dire che il tempo di Quaresima ci è donato perché, guidati dalla Parola, nutrendo la nostra vita con essa e con i sacramenti, ci lasciamo spogliare dai nostri travestimenti, da ciò che mettiamo tra noi, la verità di noi, e Dio, tra noi e il prossimo.

È certamente un impegno grande, ciascuno sa dove si trova in questo cammino di verità. Ma non è qualcosa che “dobbiamo fare”, come un impegno gravoso che ci opprime e ci costringe. Si tratta di una libera scelta, ma di una scelta vitale: metterci davanti al Signore, ogni giorni, in particolare in questi quaranta giorni, chiedendogli di fare verità, in noi, nel nostro cammino di fede, nei nostri rapporti familiari, nelle relazioni che intessono le nostre giornate, nelle scelte quotidiane. Il “lavoro” sarà opera della Grazia, il nostro compito sarà non opporre resistenza, non mettere ostacoli.

La Quaresima è un cammino di liberazione, come furono i quarant’anni del popolo d’Israele nel deserto. Se viviamo questo tempo nella ricerca della libertà vera, che è il Signore stesso, troveremo acqua e cibo per la nostra vita, troveremo la nostra terra, troveremo la gioia.

Signore, guidaci sulle tue vie, fa’ che ogni nostra “opera” in questo tempo santo sia vera, autentica, guidata dalla tua Parola, seguendo le tue orme sul cammino della croce, per giungere alla Pasqua nella pienezza della gioia.

Sr. Marinella op

 

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